L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 gennaio 2021

Rosarno - qui il Sistema mafioso massonico politico si è istituzionalizzato nel comune

Arresto sindaco Idà, il pm: «Il clan Pisano scelse anche programma e simbolo della lista»

VIDEO | Il procuratore di Reggio Calabria, Bombardieri: «In paese emergeva un collegamento chiaro tra la 'ndrangheta e il candidato sindaco. C'è una piena consapevolezza dell'appoggio criminale che veniva non solo accettato, ma nasce prima»
di Redazione 
18 gennaio 2021 14:13

Rosarno, Giuseppe Idà

«Ci sono riferimenti ad altri politici che però non hanno trovato riscontri nelle indagini». A dirlo il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell'operazione "Faust" che ha portato all'arresto di 49 persone tra cui il sindaco di Rosarno Giuseppe Idà, finito ai domiciliari con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso.

Le parole del pentito Bruzzese

L'inchiesta, iniziata nel 2016 e conclusa nel 2020, è stata coordinata dal procuratore aggiunto Gaetano Paci e dai pm Sabrina Fornaro e Adriana Sciglio. «È un'indagine - afferma Bombardieri - che prende le mosse dal collaboratore Lorenzo Bruzzese. I carabinieri hanno monitorato l'attuale operatività della cosca che spaziava non solo dal traffico di sostanze stupefacenti all'usura e all'estorsione. Ma anche alle ingerenze nell'attività amministrativa. La cosca si è occupata delle elezioni comunali del 2016 a Rosarno. Il boss Francesco Pisano si è posto come stratega delle elezioni. Abbiamo assistito all'ingerenza dei 'diavoli' nella predisposizione della lista, del simbolo della lista e addirittura del programma elettorale. In paese emergeva un collegamento chiaro tra i Pisano e il candidato sindaco. C'è una piena consapevolezza dell'appoggio criminale che veniva non solo accettato, ma nasce prima».

Il clan e il sindaco

«Non stiamo parlando di promesse generiche - dice Paci - ma di promesse determinate. La prima uscita pubblica del candidato sindaco poi eletto è stata concordata prima con i referenti della cosca anche nei suoi dettagli grammaticali. C'è una compenetrazione strettissima del rapporto sia dalle origini». Paci racconta anche un episodio da cui emerge il tentativo del sindaco Idà di prendere le distanze dalla cosca: «La sua preoccupazione era quella di smentire l'ondata di voci su questo rapporto con i Pisano». Presa di distanza, spiega il magistrato, che «non era stata gradita dalla famiglia mafiosa dopo l'arresto del latitante Marcello Pesce. In quel caso il sindaco aveva espresso il proprio compiacimento per l'operato delle forze dell'ordine e una posizione di sostegno all'opera di restaurazione del controllo di legalità. Dalle intercettazioni emergono delle reazioni negative che inducevano un esponente della cosca Pesce a rivelare quello che era stato l'atteggiamento accondiscendente dell'allora candidato sindaco verso il sostegno elettorale che gli veniva dalla cosca di 'ndrangheta».

"Se inizio io su facebook a dire che lui è venuto a cercare anche i miei voti lo faccio cadere subito" è la frase pronunciata da un affiliato dei Pesce. Nell'ambito dell'inchiesta, inoltre, sono stati accertati i rapporti della cosca Pisano con altre storiche cosche della provincia reggina, anche operanti in altre parti del territorio nazionale.

L'apertura del centro vaccinale

È emerso dalle indagini un forte interesse di Francesco Pisano per l'apertura del centro vaccinale a Rosarno, desideroso che lo stesso venisse avviato in un immobile di sua proprietà. Tale pretesa è contenuta in una conversazione intrattenuta nel giugno 2016 dallo stesso Pisano con la moglie e i cognati. In tale occasione, infatti, Francesco Pisano avrebbe rivelato senza mezzi termini ai suoi interlocutori che, in caso di un responso elettorale favorevole, si sarebbe battuto per far riportare il centro vaccinale a Rosarno. Pisano avrebbe precisato che si sarebbe interessato per evitare che il centro vaccinale venisse ospitato in un immobile confiscato alla ‘ndrangheta, chiarendo in proposito che sarebbe stato necessario attendere che tali immobili venissero destinati ad altri usi, in modo tale che poi la scelta per la sede della struttura sanitaria potesse ricadere su un immobile a lui riconducibile. Tra gli obiettivi dell'amministrazione del sindaco Giuseppe Idà, c'era anche la realizzazione del centro vaccinale a Rosarno. Secondo gli inquirenti un obiettivo di cui Pisano era a conoscenza già prima delle elezioni.

Il traffico di droga

L'indagine ha permesso, inoltre, di documentare l'esistenza di una fiorente attività di narcotraffico che, partendo dall'hub portuale di Gioia Tauro, ha intersecato gli interessi illeciti anche di appartenenti ad altre realtà criminali organizzate, operanti in Campania, grazie alle contiguità con appartenenti a storiche consorterie camorristiche; Puglia, con particolari aderenze a consessi della Sacra Corona Unita; Basilicata, dove è stata documentata la rete intessuta con esponenti di un'articolazione mafiosa locale denominata storicamente dei "basilischi" quale promanazione di matrice 'ndranghetistica.

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