L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 gennaio 2021

Se anche la Confindustria scende in campo e dice la sua su come gestire il Recovery Fund siamo alla frutta. 30 Miliardi l'anno per sei sono un'inezia rispetto al fabbisogno e poi ci regala anche il Vincolo Esterno. L'investimento serio e strutturale è quello di assumere almeno un milione di giovani nella pubblica amministrazione

ECONOMIA

Confindustria boccia il Recovery plan italiano, "non conforme alle linee guida Ue"

Gli industriali: "Mancano obiettivi chiari, target occupazione e riforma degli ammortizzatori sociali". Patuanelli: "Dettagliati tutti gli step"

aggiornato alle 18:37 25 gennaio 2021

Carlo Bonomi

AGI - Coinvolgere le parti sociali nella governance, attuare le riforme strutturali, comprenderne gli effettivi impatti sul Pil e sull'occupazione, attuare politiche attive del lavoro, risolvere il problema delle misure attuative per le opere infrastrutturali. Sono le principali osservazioni fatte da Confindustria al governo, nell'incontro sul Recovery Plan. 

"Confindustria, prima ancora di entrare nel merito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, in questo primo incontro con il Governo - si legge in una nota - ha posto quattro questioni prioritarie inerenti il metodo. A ispirarle è esclusivamente l’interesse nazionale affinché il Pnrr, un’occasione storica e irripetibile per il Paese, raggiunga la massima efficacia". 

Secondo Confindustria, la governance "necessaria per una puntuale ed efficiente realizzazione del Piano, ad oggi non ancora delineata" dovrebbe prevedere "modalità di confronto strutturato e continuativo con le parti sociali e un loro coinvolgimento lungo tutto il processo di esecuzione dei progetti". 

Confindustria - sottolinea - ha manifestato la piena disponibilità a continuare su questa metodologia di confronto al fine di rendere efficace e credibile il Pnrr nell’interesse del Paese".

La prima osservazione è la mancata conformità con le linee guida indicate dalla Ue, aggiornate venerdi' scorso a seguito della consultazione tra Commissione, Governi e Parlamento Europeo.

"Le linee guida prescrivono infatti, in maniera puntuale - fa notare Confindustria - che ogni riforma strutturale e linea di intervento delle 6 missioni strutturali venga declinata secondo una stima precisa degli obiettivi quantitativi che si intende ottenere rispetto alle risorse impegnate. Questo perchè la Commissione stessa possa verificarne l'attuazione, sia nell'arco della durata del Piano che negli step intermedi, scongiurando così il rischio di revoca dei fondi o, peggio ancora, la restituzione". 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza inoltre deve avere una stima chiara degli obiettivi sull'occupazione o "in assenza di un quadro generale di priorità, compatibilità e obiettivi, ogni valutazione rischia di ridursi ad una mera somma di richieste, in nome dei diversi interessi economici e sociali".

Infine non è chiaro che tipo di riforma degli ammortizzatori sociali intende fare il governo e per le politiche attive la proposta e' troppo centrata sui Centri pubblici per l'impiego.

Immediata la replica del ministro dello Sviliuppo economico Stefano Patuanelli: "All'interno del Piano nazionale ripresa e resilienza sono dettagliati tutti gli step, l'intensità, le annualità e la messa a terra degli investimenti".

"L'execution - avrebbe aggiunto il ministro - sarà fondamentale, dobbiamo esserne ossessionati. Per questo è importante costruire una cabina di regia in grado di far marciare i progetti il piu' speditamente possibile, senza intoppi burocratici".

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