L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 9 gennaio 2021

Squarci di dubbi, il covid è l'influenza monitorata come non mai da trasformarla in Pandemia, strumento utile per uccidere la SOVRAPPRODUZIONE Occidentale. Il tasso di mortalità generale è stato analogo a quello del quinquiennio precedente

Scienza 
Mortalità 2020: la Nuova Zelanda è in controtendenza

La Nuova Zelanda ha gestito talmente bene la pandemia che nell'anno appena passato il tasso di mortalità è stato addirittura inferiore al solito.

Veduta di Auckland, in Nuova Zelanda. Shutterstock

Tra i Paesi più virtuosi nel controllo della pandemia da covid, la Nuova Zelanda non ha solamente ridotto al minimo il numero di decessi in eccesso rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti (25, su una popolazione di 5 milioni di abitanti), ma ha fatto di più: complici le misure anti-contagio, nel Paese ci sono stati, nel 2020, meno morti per ogni causa rispetto agli anni precedenti. Le ragioni di questo bilancio addirittura positivo non sono ancora chiare, anche se iniziano a delinearsi alcune ipotesi.

UNA GESTIONE ILLUMINATA. L'isolamento geografico e la scarsa densità di popolazione non hanno impedito che anche in Nuova Zelanda, meta di turisti e studenti provenienti soprattutto da Europa e Cina, si instaurasse una diffusione comunitaria del virus. Ma l'adozione di misure stringenti a fronte di poche decine di casi ha permesso di puntare non solo alla mitigazione, ma proprio all'eliminazione del virus dal Paese, dichiarata l'8 giugno 2020, dopo 103 giorni dal primo caso identificato. Ora gli unici casi di covid nel Paese riguardano i viaggiatori internazionali, ai quali è però imposta una quarantena di 14 giorni per scongiurare una ripresa delle infezioni locali.

DECESSI A CONFRONTO. In un lavoro pubblicato su Lancet, un gruppo di scienziati del Medical Institute of New Zealand ha monitorato il numero di decessi settimanali per ogni causa registrati in Nuova Zelanda nel 2020, e li ha confrontati con la media del periodo 2015-2019. Per i primi 4 mesi, incluse le 5 settimane iniziali del lockdown nazionale istituito il 26 marzo, il tasso di mortalità generale è stato analogo a quello del quinquiennio precedente: considerando che di solito nel Paese il picco di mortalità annua è in aprile, al culmine della stagione influenzale nell'emisfero sud, era già un ottimo risultato.

Ma dalla fine di aprile a settembre (l'ultimo mese per il quale ci sono dati disponibili) la mortalità è iniziata a calare a un ritmo mai osservato negli ultimi anni. Durante la seconda fase del lockdown le morti totali sono state pari a 123,4 per milione ogni settimana, l'11% in meno della media passata. Un trend che sorprendentemente si è confermato anche dopo la fine delle restrizioni.


A CACCIA DI SPIEGAZIONI. Per fare luce sulle cause occorrerà tempo, ma qualche indizio sul motivo di questo calo c'è già: le misure anti-covid hanno probabilmente ridotto la diffusione anche di altre malattie trasmissibili, inclusa l'influenza e altre affezioni alle vie respiratorie. Il lockdown ha poi generalmente un impatto positivo nel ridurre gli incidenti d'auto, le morti sul lavoro, i decessi imputabili all'inquinamento e le morti per complicanze post-chirurgiche, visto che molti interventi vengono rinviati.

Ma non sembrano conclusioni definitive, anche perché non si è visto un "effetto rimbalzo" a lockdown terminato. Occorreranno nuovi studi per capire che cosa abbia determinato questo beneficio: non tanto per replicare gli effetti - per molti aspetti deleteri - delle chiusure prolungate, ma per capire quali fattori a cui siamo continuamente esposti (come per esempio l'inquinamento) abbiano un impatto tanto negativo sulla nostra salute e sopravvivenza.

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