L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 30 gennaio 2021

Verso nuovi equilibri mondiali

Gli Usa come l'Impero Romano nella crisi del III secolo?

Scritto da Cristiano Vignali Categoria: Speciale Pubblicato: 28 Gennaio 2021


(ASI) Washington - Il 2021 é iniziato a livello internazionale con un avvenimento epocale, per la prima volta dalla proclamazione dell’indipendenza americana nel 1776, un gruppo di cittadini ha preso d'assedio il palazzo del Congresso americano. 

I sostenitori del presidente uscente, il repubblicano Donald Trump, il 6 gennaio 2021 hanno assaltato Capitol Hill, cittadella della democrazia statunitense, per contestare il risultato elettorale delle elezioni presidenziali che ha visto prevalere il democratico Joe Biden, mentre senatori e deputati stavano certificando l'elezione del nuovo presidente. 

I supporter di Trump, sono insorti denunciando brogli nelle elezioni presidenziali dopo che alcuni deputati e senatori repubblicani avevano sollevato il problema mettendo in discussione la volontà dei Grandi Elettori. 

Il fatto è tanto più storicamente rilevante se si tiene conto che le elezioni americane rappresentano il più importante avvenimento politico delle democrazie occidentali dal secondo dopoguerra a questa parte, e un modello di governo che la super potenza militare degli Stati Uniti ha esportato nel mondo per i suoi fini imperialistici, a tal punto che diversi analisti di scienza politica a livello internazionale hanno azzardato un parallelismo fra il sistema imperiale degli Usa e quello dell'Impero Romano che, tra gli altri, è stato oggetto degli studi del politologo e consulente del Pentagono Edward Luttwak che ha pubblicato anche in italiano due importante opere di carattere storico - politico e geopolitico "La Grande Strategia dell'Impero Romano" (1981) e "La Grande Strategia dell'Impero Bizantino" (2009) che interpretano una possibile evoluzione della strategia imperiale degli Stati Uniti nelle varie fasi della storia politica mondiale fra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo. 

Il politologo statunitense Edward Luttwak ha ovviamente analizzato dal punto di vista strategico anche le politiche dei maggiori antagonisti degli Usa, nella fase della "Guerra Fredda" dell'Urss con la pubblicazione della "La Grande Strategia dell'Unione Sovietica" (1983) e negli ultimi anni, in cui la situazione è molto fluida ed è ancora in fase di evoluzione, della Cina con "Il Risveglio del Drago. La minaccia di una Cina senza strategia" (2012). 

Se nel 1981, in piena "Guerra Fredda" con l'Urss, facendo un parallelismo con Roma, gli Usa si trovavano nel momento storico in cui la Res Publica Romana si confrontava con Cartagine per il dominio del mondo allora conosciuto, con la dissoluzione dell'Unione Sovietica (26 dicembre 1991), l'America era nella stessa fase in cui Roma vittoriosa su Cartagine (146 anni prima dell'era comune) si trovò con le mani libere per la costituzione del suo impero. 

A tal proposito, dal 1991, infatti, sono iniziate una serie di guerre per esportare la democrazia nel mondo ed avanzare verso i centri di controllo delle risorse energetiche mondiali e per accerchiare ed isolare la Russia, come le due Guerre del Golfo (1990 - 1991) e (2003 - 2011), la Guerra in Kosovo (1998 - 1999), la Guerra in Afghanistan (dal 2001), l'avanzamento della Nato verso l'Est Europa con l'adesione di diversi paesi dell'ex Patto di Varsavia, gli incidenti politico - diplomatici con l'Iran e la Corea del Nord, l'appoggio all'Ucraina per staccarsi dall'influenza politico - militare sovietica, sfociata nel 2014 nel conflitto del Donbass, (bombardamento umanitario della Libia e omicidio di gheddafi, 2011)

Questa fase ė durata fino alla prima parte del decennio appena concluso con la fine di una situazione geopolitica che vedeva negli Usa la pressoché unica superpotenza mondiale in grado di creare e consolidare un impero planetario usando l'ideologia del capitalismo mondialista, cioè la Globalizzazione che dopo aver svuotato gli Stati Nazione dei poteri sovrani, si teorizzava avrebbe creato un organismo universalistico imperiale mondiale che vedeva nella maggiore democrazia occidentale il suo fulcro centrale, come l'Italia col Principato inaugurato da Augusto (27 anni prima dell'avvento dell'era comune) che trasformò definitivamente tutti i protettorati militari di Roma su molti regni in province con un governatore romano. 

Ma, da una decina di anni a questa parte la situazione geopolitica è cambiata e il progetto imperialista mondiale americano "stile Principato di Roma" sembra entrato in crisi.

La situazione sembra diventata più fluida con varie potenze che sono riemerse e un sistema poliarchico che va configurandosi: la rediviva politica imperiale della Russia di Putin, la Nuova Via della Seta della Cina di Ci Jinping che ha ridimensionato in Asia il Giappone, il neo colonialismo anglo - francese e le tendenze egemoniche continentali della Germania in Europa sulla "pelle" degli altri Stati ed in particolare dell'Italia che a causa della sua debolezza politica è marginalizzata nel Vecchio Continente e non riesce a svolgere un ruolo importante in un Mediterraneo che dopo le "Primavere Arabe" (fine 2010 inizio 2011) ha visto stravolto il suo equilibrio. 

Nel 2009, col suo libro sulla strategia militare dell'Impero Bizantino, Luttwak teorizzò un nuovo possibile sistema dell'imperialismo americano basato non sul controllo diretto dei territori, ma solo su una influenza economica e finanziaria degli stessi, come fece l'impero Romano d'Oriente nel Medioevo almeno fino al XII secolo.

Ma la situazione sembra essere cambiata repentinamente dal 2009 ad oggi. Gli Stati Uniti, dopo essere entrati ufficialmente in crisi economica col Presidente Obama, sotto la cui presidenza si è rotto l'equilibrio internazionale pro Usa, ha visto messo in discussione il suo ruolo egemonico finanche nella Nato con Trump e le sue politiche protezionistiche contro la Russia, la Cina e la stessa Unione Europea che hanno reso più isolato lo Stato a "Stelle e Strisce". 

I fatti di Capitol Hill sono solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una situazione esplosiva interna agli Usa a livello economico - sociale che lo scoppio della pandemia da Covid19 ha visto acuirsi, dove ne hanno pagato le conseguenza soprattutto le fasce più povere della popolazione, cioè i cittadini di origine latino - americana e afro - americana, il cui divario con quelli di origine europea è aumentato.

La crisi della democrazia americana ė legata alla rivoluzione dei social network, il cosiddetto "Blog Power" che se fra 2009 e 2011 ha definitivamente incrinato il potere di controllo centralizzato degli Stati sulle notizie e sui mass-media, dall'altro canto ha negli ultimi anni messo in crisi anche gli organismi di governo e il sistema di rappresentatività democratica (nato alla fine del Settecento), portando avanti il principio del voto digitale e delle piattaforme social di democrazia diretta che fino ad ora hanno sostituito i comizi che si svolgevano nelle arene politiche novecentesche, e che mirano nel futuro a sostituire le assemblee parlamentari (si veda anche il mio speciale di approfondimento su Agenzia Stampa Italia "Il futuro, una democrazia partecipativa diretta tramite le piattaforme web?").

Così, la crisi della repubblica statunitense, con la lotta fra i sostenitori di Trump e quelli Biden, che se fosse avvenuta venti anni fa sarebbe sembrata una mera lotta per il potere all'interno dello Stato egemone nell'ecumene del capitalismo globale come ad esempio lo scontro fra Cesare e Pompeo o fra Ottaviano ed Antonio, nel 2021 può essere paragonata dagli analisti geopolitici agli albori della crisi dell'Impero Romano del III secolo.

Nell'ambito degli equilibri di potere del capitalismo internazionale globale, oggi saremmo nel momento in cui fra la fine del II e l'inizio del III secolo dell'era comune gli equilibri di potere nell'Impero Romano cambiarono definitivamente con maggior peso delle province rispetto all'Italia, periodo che con i corsi e ricorsi storici coincise con lo scoppio di una pandemia, quella della "Peste Antoniniana" (165 - 166 sotto l'Impero di Marco Aurelio e Lucio Vero) che decimò la popolazione imperiale, e con un periodo di guerra civile ed anarchia militare nel corso del III secolo, susseguente alla concessione della cittadinanza a tutti gli abitanti dell'impero tranne che agli arresi e ai sottomessi (diditicii) che porterà agli inizi del IV secolo alla nascita di una nuova capitale imperiale romana più ad Oriente, lontana dall'Italia, fondata da Costantino I (Costantinopoli) che divenne imperatore a scapito di Roma e della Penisola che appoggiavano il rivale sconfitto a Ponte Milvio, Massenzio. 

La crisi americana inevitabilmente sta portando conseguenze a livello internazionale, dove si sta configurando una poliarchia di potenze egemoniche mondiali continentali che hanno sviluppato un loro modello di sviluppo capitalistico emergente, soprattutto quello cinese che nei prossimi anni, se continuerà a crescere con i ritmi attuali, farà diventare la Cina la prima potenza capitalistica mondiale a scapito proprio degli Usa, il cui sistema socio - economico è stato fortemente colpito dal Covid19.

Le premesse non sembrano le migliori, soprattutto per la democrazia e il rispetto delle libertà e dei diritti umani dei cittadini, vista anche la tendenza autoritaria che si sta sviluppando nei governi occidentali con lo sviluppo del controllo tecnocratico e digitale di massa, accentuato in maniera sensibile con le misure di sicurezza anti Covid19. 

Staremo a vedere cosa succederà, ma si prevedono gravi tensioni internazionali, soprattutto nel momento in cui gli Usa cercheranno di rialzarsi dallo scivolone che hanno avuto, per tentare di conservare la supremazia e la guida del capitalismo mondiale, magari sfruttando la superiorità militare che ancora hanno sulla Cina, o le altre carte che restano di giocare al Pentagono, addossando le responsabilità dello scoppio della Pandemia Covid19 al Drago d'Asia per avere l'opinione pubblica internazionale dalla loro parte. 

Un ruolo fondamentale avranno in questo scenario di scontro "Usa vs Cina", il terzo grande incomodo, cioè la Russia (prima potenza nucleare e primo esercito di terra del mondo) e gli altri attori geopolitici come le potenze emergenti di India e Brasile, le redivive potenze coloniali anglo-francesi, i signori dello sviluppo della tecnologia digitale che con la fondazione di Bill Gates sono arrivati a competere con gli Stati (risultando ad esempio il terzo finanziatore dell'Organizzazione Mondiale della Sanità); mentre l'Unione Europea tormentata dai fantasmi del passato e dai nazionalismi mai sopiti, rischierà di essere marginalizzata definitivamente dalla storia, subendo il corso degli eventi che ci saranno in un nuovo Medioevo Tecnologico (si veda anche mio speciale su ASI "l'Europa verso un nuovo Medioevo Tecnologico?").

Il nuovo ordine mondiale che sta venendo fuori da questa situazione fluida di certo sarà più autoritario di quello che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni, con una minore presenza e rappresentatività dei territori e dei popoli, come avvenne col definitivo passaggio dal Principato al Dominato romano alla fine del III secolo. 

Cristiano Vignali - Agenzia Stampa Italia

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