L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 febbraio 2021

e dopo la cooptazione all'Aspen, la Meloni va negli Stati Uniti per la definitiva consacrazione

Giorgia Meloni si prepara al ritorno in America. Ecco perché
Di Francesco Bechis | 15/02/2021 - 


La leader di Fratelli d’Italia prepara la trasferta negli Stati Uniti. Potrebbe partecipare alla nuova edizione del convegno dei conservatori Cpac e continuare un percorso americano iniziato due anni fa. Il network Usa può anche toglierle lo “stigma” dell’opposizione a Mario Draghi

Non c’è due senza tre. Voci di corridoio raccontano che Giorgia Meloni sarebbe pronta a una nuova trasferta americana. Direzione: Orlando. Lì, in Florida, andrà in scena dal 25 al 28 febbraio la nuova edizione del Cpac (Conservative political action conference), la più grande kermesse dei conservatori americani.

Sarebbe la terza volta per la leader di Fratelli d’Italia. L’esordio a Washington DC, nel 2019, con un discorso in ottimo inglese subito dopo l’intervento dell’allora presidente Donald Trump. Poi il ritorno nel febbraio 2020, ad Oxon Hill, Maryland. Non prima di aver preso parte al National Prayer Breakfast, l’appuntamento annuale dei protestanti americani organizzato dalla potente “The Fellowship” che unisce in preghiera la politica bipartisan, tanto che il neo-insediato Joe Biden ha partecipato all’evento di pochi giorni fa.

Nella lista degli speaker per la prossima edizione del Cpac il nome della Meloni non c’è. Il suo team sta ancora valutando se partecipare solo online o cogliere al balzo l’occasione per un viaggio oltreoceano. A ben vedere i pro superano i contro.

È vero, alla Casa Bianca non c’è più Trump e il nuovo vento dell’era Biden non gonfia le vele dei sovranisti italiani. Ma un nuovo tuffo nel gotha dei conservatori americani avrebbe un ritorno di immagine non trascurabile. Avendo scelto la strada dell’opposizione solitaria al governissimo di Mario Draghi, la Meloni rischia l’effetto “stigma” da cui ha voluto smarcarsi Matteo Salvini. Che farsene dei sondaggi rampanti se le cancellerie straniere ti bollano come “destra estrema” e dunque non adatta a governare?

Il network americano costruito dalla Meloni in questi anni ha già dato i suoi frutti. Fa da contraltare al network “europeo” costruito dalla Lega, soprattutto in Germania con la Cdu grazie al lavoro di Giorgetti. A lei guarda con crescente interesse una buona fetta della destra a stelle e strisce, che solo un anno fa si ritrovava ospite all’Hotel Plaza di Roma della “National conservatism conference”.

Il programma della nuova edizione del Cpac prevede un parterre assortito. È il primo grande evento pubblico che riunisce il mondo repubblicano all’indomani della batosta presa da Trump e dell’assalto a Capitol Hill. Sarà dunque un termometro importante per capire cosa si muove nell’Elefantino e quanto solida sia la legacy del Tycoon nel partito.

Fra i tanti speaker, big come l’ex Segretario di Stato Mike Pompeo e la fedelissima portavoce di Trump Sarah Huckabee Sanders. Poi un gruppo di “falchi” fra i senatori, da Ted Cruz a Josh Hawley, da Cynthia Lummis a Rick Scott.

Meloni tornerebbe con un nuovo biglietto da visita. Lo scorso settembre è stata eletta presidente dei Conservatori e riformisti europei (Ecr). E il viaggio potrebbe fare da assist per una tappa a Washington DC.

Sarebbe l’ultima puntata di una lenta processione di Fdi per abbandonare le vecchie pregiudiziali antiamericane della destra italiana e iniziare a parlare con i “poteri forti”. In quella direzione va anche la scelta della Meloni svelata da Formiche.net di entrare fra i soci 2021 dell’Aspen Institute, prestigioso think tank americano che in Italia è guidato da Giulio Tremonti e vede protagoniste figure come Giorgio Napolitano e Mario Monti, Giuliano Amato e Gianni Letta.

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