L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 febbraio 2021

Gli addetti ai lavori tutti sanno che il virus RNA cambia continuamente e velocemente e quindi la sorpresa delle varianti è fasulla. Non tamponi all'infinito e cercare gli asintomatici per gonfiare i numeri e la paura, ma curare i veri malati che presentano i sintomi a casa e solo dopo aggravamento in ospedale. Le cure ci sono ma non si sono volute fare. Niente protocolli per medici di base esclusa la capacità di ordinare tamponi e misurare l'ossigeno. Ma quando mai un'influenza, pur cattiva, la si è curata in questo modo malsano? Ben vengano i vaccini ma bisogna essere consapevoli che difficilmente sono validi per i cambiamenti del virus RNA

Perché le varianti fanno schizzare la diffusione Covid. Report Ecdc

16 febbraio 2021


A causa delle varianti il rischio associato a un’ulteriore diffusione del Covid nell’Ue è “attualmente valutato come alto-molto alto”. Il report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)

Rischio alto-molto alto. Le varianti di Covid-19, inglese, brasiliana e sudafricana, fanno schizzare il rischio associato a un’ulteriore diffusione del Covid nell’Ue, come denuncia il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc).

A preoccupare è soprattutto la variante inglese, mentre i vaccini potrebbero essere “solo parzialmente o in gran parte meno efficaci”. Tutti i dettagli.

ECDC: DIFFUSIONE SEMPRE MAGGIORE DELLE VARIANTI

Partiamo dai fatti: cresce la diffusione delle varianti in Europa. Mentre la maggior parte dei paesi, in Europa, “sta attualmente assistendo a un calo delle infezioni complessive come risposta agli NPI (interventi non farmaceutici,ndr), l’introduzione e l’aumento della diffusione di nuove varianti SARS-CoV-2 identificate per la prima volta nel Regno Unito (B.1.1.7), Sud Africa (B.1.351) e il Brasile (P.1) ha sollevato preoccupazioni”, scrive l’Ecdc.


RISCHIO ALTO

Proprio a causa delle varianti, si legge nel report del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio associato a un’ulteriore diffusione del Covid nell’Ue è “attualmente valutato come alto-molto alto per la popolazione complessiva e molto alto per gli individui vulnerabili”.

Le varianti, spiegano gli esperti, hanno “maggiore trasmissibilità” e potrebbero “determinare una maggiore gravità della malattia”.

VARIANTE INGLESE

A preoccupare maggiormente è la variante B.1.1.7, quella inglese, che “sembra essere più trasmissibile rispetto ai ceppi circolanti precedentemente predominanti e può causare infezioni più gravi. Diversi paesi in cui la variante è diventata dominante hanno visto un rapido aumento dell’incidenza. Ciò ha provocato un aumento dei ricoveri, il sovraccarico dei sistemi sanitari e mortalità eccessiva”.

VARIANTE SUDAFRICANA

Anche la variante sudafricana, la B.1.351, è associata “a una maggiore trasmissibilità. Inoltre, ci sono prove che indicano il potenziale di ridotta efficacia per alcuni dei vaccini Covid-19 con questa variante”.

I VACCINI E LE VARIANTI SECONDO L’ECDC

In realtà, spiega l’Ecdc, tutti “i vaccini con licenza esistenti” potrebbero essere “solo parzialmente o in gran parte meno efficaci” contro le varianti.


E non solo. Anche varianti a parte, scrive l’Ecdc nel report, “tuttavia, in questo momento non ci sono prove disponibili per supportare l’ipotesi che una persona vaccinata contro la Sars-CoV-2 con uno qualsiasi dei vaccini attualmente disponibili (compresi quelli autorizzati nell’UE) possa essere del tutto incapace di trasmettere Covid-19 a un individuo suscettibile”.

ECDC AUSPICA NUOVI VACCINI CONTRO VARIANTI

La pericolosità delle varianti esistenti e l’alta probabilità che in futuro possano emergere nuove “varianti contro le quali gli attuali vaccini autorizzati potrebbero avere un’efficacia ridotta”, porta l’Ecdc a sperare che vengano progettati “vaccini di nuova generazione con sequenze di spike mutate e utilizzando antigeni virali alternativi”.

SERVONO MISURE RESTRITTIVE

E auspica, anche, nuove misure. “A meno che gli NPI non continuino o vengano rafforzati in termini di conformità nei prossimi mesi, dovrebbe essere previsto un aumento significativo dei casi e dei decessi correlati a Covid-19 nell’UE/SEE”.


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