L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 febbraio 2021

I finanziamenti capestri del Fmi

AMERICA LATINA
18 Febbraio 2021 15:59
«Irregolare e oneroso», la Bolivia restiuisce al FMI prestito sottoscritto dal governo Áñez

La Redazione de l'AntiDiplomatico


Il governo boliviano ha riferito di aver restituito un prestito di 346,7 milioni di dollari più interessi al Fondo Monetario Internazionale (FMI) per evitare danni alla sua economia.

"Questo prestito, oltre ad essere irregolare e oneroso a causa delle condizioni finanziarie, ha generato costi economici aggiuntivi e milionari per lo Stato boliviano", si legge in un comunicato della Banca Centrale della Bolivia (BCB).

Il prestito fu sottoscritto lo scorso anno dal governo de facto della Bolivia per cercare di risollevare la sua economia colpita da una crisi politica dopo il golpe dell’esercito ai danni dell'ex presidente Evo Morales e la pandemia di coronavirus gestita in maniera fallimentare dal governo guidato da Jeanine Áñez. 

Secondo l'analisi della BCB, il prestito ha condizionato il Paese "ad una serie di imposizioni fiscali, finanziarie, valutarie e monetarie con il FMI", che hanno portato al mancato rispetto delle disposizioni degli articoli 158 e 322 della Costituzione Politica Boliviana, in violazione “della sovranità e gli interessi economici" della nazione.

Il 17 aprile 2020, il Comitato esecutivo del Fondo Monetario Internazionale approvava la richiesta del governo de facto di ottenere un prestito di 327 milioni di dollari per aiutare il Paese a far fronte alle "esigenze di bilancia dei pagamenti derivanti" dalla pandemia Covid-19.

Tuttavia, la Banca Centrale della Bolivia ha sottolineato che il prestito è stato "gestito in modo irregolare" dal governo de facto.

Durante la discussione legislativa sul prestito richiesto al FMI, la Commissione Programmazione della Camera dei Deputati ha accusato il governo de facto di agire in modo irresponsabile, non inviando la documentazione completa sul contratto di prestito, sulle condizioni del finanziamento, la capacità di indebitamento e pagamento, e ulteriori informazioni finanziarie.

In questo contesto di irregolarità, il governo boliviano, guidato da Luis Arce, ha provveduto a restituire i 351,5 milioni di dollari al Fondo Monetario Internazionale.

La BCB ha spiegato che della somma restituita al FMI, 346,7 milioni di dollari sono per il pagamento del capitale - di cui 19,6 milioni per variazione del cambio - e i restanti 4,7 milioni sono per interessi e commissioni.

Il governo scaturito dal golpe in ossequio ai principi neoliberisti aveva provato a far rientrare la Bolivia nella trappola del debito come ai tempi bui della «larga noche neoliberal» che devastò un intero subcontinente. Il nuovo presidente, l’economista Luis Arce, ha subito rimesso il paese sulla strada già battuta da Evo Morales. Un percorso caratterizzato da politiche sovrane e miranti allo sviluppo industriale del paese che ha portato la Bolivia a far segnare tassi di sviluppo a due cifre prima degli ormai ben noti eventi post-elettorali che rovesciarono il governo Morales.

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