L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 febbraio 2021

La conferma empirica che la gestione dell'influenza covid in Occidente è stata volutamente poggiante sulla paura che è la nemica dell'economia perchè è questa il vero obiettivo che si prometteva distruzioni di merci, capitali, uomini, e mezzi di produzione per affrontare la ciclica fase della SOVRAPRODUZIONE

La paura è nemica dell’economia. Ecco cosa svelano i depositi bancari

18 febbraio 2021


I dati sulla crescita dei depositi bancari in Italia analizzati da Giuseppe Liturri

Con grande evidenza è stato commentato nei giorni scorsi il dato sulla crescita dei depositi bancari in Italia a partire dall’esplosione dell’epidemia da Covid.

Ma l’aumento del dato complessivo non coglie un aspetto decisivo e qualificante del fenomeno tuttora in atto.

Scomponendo i dati nelle tre classi di depositi delle imprese, delle famiglie consumatrici e produttrici, rispettivamente pari al 31/12 a 385, 1.110 e 76 miliardi, si rileva che la crescita assume dimensioni di assoluto rilievo soprattutto tra le imprese e le famiglie produttrici. Al contempo il trend di crescita dei depositi delle famiglie consumatrici è sostanzialmente costante.

Il grafico pone pari a 100 il livello dei depositi a gennaio 2019 e ne segue l’andamento fino a tutto dicembre 2020, elaborando i dati pubblicati da Bankitalia qualche giorno fa.

Il salto nel tasso di crescita avviene tra aprile e maggio, proprio in coincidenza con la fase più dura delle misure di contenimento, e prosegue per tutti i restanti mesi.

La situazione di arrivo è impressionante: i depositi delle imprese sono aumentati del 43% rispetto a quelli di inizio 2019, mentre quelli delle famiglie produttrici sono cresciuti del 26% e quelli delle famiglie consumatrici crescono di un più modesto 11%.

Da notare che nel corso del 2019, le tre classi di depositanti si erano mosse con un tasso di crescita molto meno differenziato. Le strade si sono divise proprio con l’avvento della pandemia.


Come interpretare questo dato?

La paura e l’incertezza hanno fermato il motore produttivo del nostro Paese. E ciò è accaduto proprio nelle classi di depositanti più sensibili alla congiuntura. Le imprese dove si decidono gli investimenti, più che le famiglie dove si decidono i consumi.

Appare molto probabile che anche gli aiuti – che tra mille contraddizioni e ritardo sono affluiti al mondo produttivo – siano rimasti inutilizzati sui conti delle imprese e non siano stati spesi.


Una classica trappola della liquidità.

Una situazione di paura ed incertezza avvalorata da un’indagine campionaria della Banca d’Italia e raffigurata dal grafico qui sopra: a prescindere dalla durezza delle misure di contenimento (regione gialla, arancione o rossa) la causa predominante nelle decisioni di riduzione della spesa è sempre e solo la paura.

E la paura è il nemico dell’economia. Cosa che dovrebbero tenere sempre in mente coloro che diffondono in modo isterico e contraddittorio notizie su delicati aspetti sanitari.

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