L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 febbraio 2021

La corruzione potente afrodisiaco del Potere

Il gigantesco scandalo sanitario romeno raccontato dal docu candidato agli Oscar

S’intitola Collective ed è meritatamente entrato nelle short list degli Academy Awards 2021. Presentato al Festival di Venezia nel 2019, in due anni ha raggiunto grande popolarità, dimostrandosi addirittura predittivo. Da vedere questo weekend


Lo Stato non aveva mai finanziato un film ad Alexander Nanau. Non la storia di un senzatetto di Bucharest intitolata The World According to Ion B., né Toto And His Sisters su dei giovani nelle baraccopoli. Ha dovuto trovare i fondi all’estero. “Perché dovremmo sovvenzionare un documentario che mostra una pessima immagine del nostro Paese?”, è stata la risposta. Ora in quel Paese, la Romania, sta cambiando tutto e Collective, disponibile in Italia sulla piattaforma IWonderfull, ha ricevuto il sostegno statale, anche se mostra e racconta al mondo uno scandalo gigantesco, di proporzioni così immense da atterrire gli spettatori.

La storia raccontata è quella che parte da un incendio in un club chiamato Colectiv. Non è a norma, e già non è chiaro perché non lo sia come mai i vigili del fuoco non ne siano informati. I pochi sopravvissuti con diverse ustioni arrivano in ospedali in teoria attrezzati e cominciano a morire a un tasso superiore a ogni media. La questione diventa sempre più grande e Alexander Nanau si attiva, decide di trovare i fondi (HBO Europe, nel caso specifico, mette la prima parte di denaro utile a partire), crea un suo team investigativo e iniziare a ricostruire che cosa stia accadendo. Succede anche che, per la prima volta dal 1989, così tante persone scendano in piazza a protestare, dopo la scoperta che i flaconi di disinfettante usati negli ospedali contengono solo il 10% di disinfettante. Qualcuno ci ha mangiato sopra e la gente nuore. Contemporaneamente un reporter di un giornale sportivo comincia a indagare.

La Romania è una democrazia giovane e il giornalista Cătălin Tolontan, già noto per aver fatto dimettere un paio di Ministri dello Sport con le sue inchieste dure, decide di allargare il raggio d’azione e indagare sulla questione dei flaconi diluiti fino al 10%. E proprio il fatto di essere un reporter di un giornale sportivo inizialmente lo aiuta parecchio: lui e il suo team non sono percepiti come una grande minaccia. Nanau contatta Tolontan dopo i primi articoli per capire come collaborare, benché in origine non volesse una troupe in redazione per proteggere sia i testimoni sia il lavoro. Con il tempo, tuttavia, nasce una fiducia reciproca. E qui il documentario svolta, perché la troupe di Collective è sempre dove deve essere nel momento giusto. Gli eventi non sono mai raccontati, ma li vediamo accadere: “Ci avvertivano per tempo”, ha spiegato Alexander Nanau. “Ci dicevano quando erano a un punto cruciale, perché anche loro volevano che l’indagine fosse filmata, così da allargarne le proporzioni”.

Alla fine Collective svela l’intero sistema corrotto, a partire da uno scandalo sanitario fino al governo, che è costretto a dimettersi in massa per far spazio a uno tecnico. E il documentario fa un ulteriore balzo in avanti: il nuovo esecutivo capisce che, forse, avere una troupe vicino può aiutare la trasparenza che tanto ha sbandierato. Così, da un certo punto in poi, la troupe di Alexander Nanau segue non solo i giornalisti, ma anche il Ministro della Salute appena nominato. Ci sono telefonate incredibili, momenti che solitamente sentiamo ricostruiti e scoperte in tempo reale di eventi terribili. Per riuscirci al regista è bastato chiedere un incontro con il nuovo capo del dicastero già una settimana dopo l’insediamento, e ha avuto la fortuna di beneficiare “di una piccola finestra in cui la società non era in mano ai populisti e ai corrotti”, dice sempre lui. “Penso sia comunque incredibile che giornalisti, gole profonde e Ministri della Salute abbiano avuto il coraggio di lasciare che li seguissimo costantemente”.


Presentato a Venezia nel 2019, Collective ha girato il mondo per due anni ed è diventato sempre più attuale. Già mentre lo giravano infatti, con Donald Trump e la Brexit sullo sfondo, era chiaro che questa storia di populismo arrogante sarebbe stata capace di risuonare in ogni paese. Poi, con l’enfatizzarsi delle tensioni americane, con lo tsunami della pandemia e i problemi sanitari, il documentario di Alexander Nanau è diventato una metafora del pianeta: il mondo vede che cosa può accadere quando la corruzione si fa sistema. A Bucarest e dintorni, in seguito all’uscita di Collective, sempre più gole profonde hanno iniziato a farsi sentire, come non mai. E anche se il film si chiude con la nuova vittoria dei populisti e il trionfo della corruzione su un governo onesto, ciò che è successo dopo è un aumento esponenziale delle migrazioni, che hanno reso la Romania il paese con più espatri dopo la Syria. E anche le proteste si sono decuplicate.

“Chi è rimasto, in particole i giovani imprenditori, si sono messi insieme per iniziative civili. Hanno costruito un ospedale. Ora ci stiamo riprendendo, e ci siamo anche liberati del governo corrotto”. Sempre il regista Nanau spiega una cosa fondamentale che ha imparato girando il documentario: “Farlo mi ha permesso di crescere e di realizzare quanto la natura umana sia marcia. Lo leggi nei romanzi, nella Bibbia, e lo vedi nei film, ma certi abissi… anche nelle nazioni cosiddette sviluppate…. Per me è stata un’epifania”.

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