L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 febbraio 2021

Le sanzioni sono atti di guerra e finchè sussistono difficile mettersi seduti a un tavola. Identità e tradizioni millenaria contro omologazione ed indifferenziazione

ESTERO
L'altolà dell'Iran a Biden: "Avanti sui limiti alle ispezioni"

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohamad Javad Zarif, ha accusato l'amministrazione americana vigente di non aver cambiato linea rispetto a quella di Donald Trump e ha avvertito che, con un Paese che ha millenni di storia sulle spalle, la politica delle sanzioni non funziona

aggiornato alle 21:0221 febbraio 2021

© IRANIAN PRESIDENCY / ANADOLU AGENCY VIA AFP - Iran

AGI - L'Iran procede nel piano di ridurre le ispezioni internazionali da parte degli ispettori dell'Aiea ai suoi siti nucleari, ribadisce che il dialogo con gli Usa sarà possibile solo dopo che saranno levate le sanzioni ed apre, ma solo flebilmente, alla possibilità.

Il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica, Rafael Grossi, ha dispiegato tutti i suoi sforzi negoziali a Teheran per impedire all'Iran di limitare le ispezioni internazionali: alla vigilia della scadenza, martedì 23, fissata dall'Iran per compiere il passo, Grossi ha incontrato il capo dell'Agenzia iraniana per l'energia atomica, Ali Akbar Salehi, e il ministro degli Esteri iraniano, Mohamad Javad Zarif.

I colloqui sono stati "fruttuosi e basati sul rispetto reciproco", come ha brevemente indicato su Twitter il rappresentante iraniano presso l'agenzia nucleare dell'Onu, Kazem Gharibabadi, ma ma il risultato finale sarà annunciato solo nelle prossime ore: in serata e' prevista una conferenza stampa di Grossi, al suo rientro a Vienna.

Il negoziato è delicatissimo: l'Iran vuole sospendere l'attuazione volontaria del cosiddetto protocollo aggiuntivo, che consente agli ispettori dell'Aiea di visitare qualsiasi impianto nucleare civile o militare iraniano senza preavviso.

Ciò non significa la fine totale delle ispezioni, poiché quelle incluse nell'accordo sul nucleare per ora continueranno, ma rappresenta un duro colpo all'intesa firmata nel 2015 tra l'Iran e sei grandi potenze (Usa, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania). Prima dell'incontro con Grossi, il vice ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, aveva detto che le ispezioni saranno ridotte dal 20 al 30 per cento.

Più in generale, l'Iran non cambia linea e insiste: gli Stati Uniti devono prima revocare le sanzioni se vogliono sedersi a un tavolo per il recupero dell'accordo del 2015.

Zarif ha anche accusato l'amministrazione Biden di non aver cambiato linea rispetto a quella di Donald Trump e ha avvertito che, con un Paese che ha millenni di storia sulle spalle, la politica delle sanzioni non funziona: "Millenni di storia, non mille anni. Forse e' difficile da capire a Washington. Ma abbiamo avuto un impero che e' durato piu' a lungo di tutta la storia Usa. A Washington devono capirlo".

Adesso l'Iran "sta studiando" la proposta dell'Unione europea di un incontro informale tra gli attuali firmatari dell'accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa) e gli Stati Uniti, ma deve ancora dare una risposta al riguardo.

Proprio Zarif, a inizio febbraio aveva suggerito di superare l'impasse con la mediazione dell'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, chiamato a "sincronizzare" la roadmap verso il ripristino dell'accordo. "Stiamo esaminando la proposta e ci stiamo consultando con altri partner, Cina e Russia, ma riteniamo che il ritorno degli Stati Uniti al Jcpoa e la revoca delle sanzioni - ha insistito Araqchi - non richiedano negoziati".

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