L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 febbraio 2021

Nella guerra illimitata viene messo in luce l'ideologia dell'INGERENZA rispolverata dagli Stati Uniti e disvelata l'ideologia del "Piano contro Mercato" su cui si basa la guerra che l'Occidente ha mosso alla Cina

La Cina di Xi Jinping tra passato e futuro. L’approfondimento di Caputi (Sioi)

Di Paolo Maria Caputi | 14/02/2021 - 


Il popolo cinese ha due strumenti che non sembrano comuni in Occidente: la memoria del proprio passato e la capacità di immaginare il futuro. Da sempre l’unione di questi due strumenti ha portato benessere e prosperità al popolo che sapeva utilizzarli. Nel futuro sembrerebbe esserci una spinta verso la sostenibilità ambientale e una possibile apertura al multilateralismo. L’analisi di Paolo Maria Caputi (Sioi)

Xi Jinping, segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc) dal 2012 e presidente della Repubblica popolare cinese (Rpc) dal 2013, è tornato a Davos dopo quattro anni tenendo alta la torcia del multilateralismo per illuminare il cammino comune dell’umanità. Quella stessa torcia che, nel 2017 sempre a Davos, il gotha dell’economia mondiale gli aveva entusiasticamente affidato, ritenendo il leader cinese il solo in grado di proteggerla dalla bufera trumpiana.

All’inizio del suo intervento, confermando la capacità cinese di immaginare il medio-lungo periodo, Xi liquida l’intera questione Covid-19 con due immagini: “(…) l’inverno non può fermare l’arrivo della primavera e l’oscurità non può mai velare le luci dell’alba”.

Dopo questo inciso, il presidente cinese identifica quattro obiettivi che l’umanità dovrebbe perseguire: 
  • il coordinamento delle politiche macroeconomiche per promuovere una crescita economica forte, sostenibile, equilibrata ed inclusiva a livello globale; 
  • il necessario abbandono dei pregiudizi ideologici per perseguire insieme un percorso di coesistenza pacifica e di benefici reciproci; eliminare le differenze fra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo (Pvs), per avere crescita e prosperità per tutti; 
  • l’unione di tutti gli Stati per far fronte alle sfide comuni e creare un futuro migliore per l’intera umanità.

I QUATTRO PUNTI

La sola via che conduce a questi traguardi è, come quattro anni fa, quella del multilateralismo e della globalizzazione. Quattro sono i punti che indicano la strada da percorrere: 
  1. la fedeltà alle politiche di apertura e inclusione piuttosto che a quelle di chiusura ed esclusione; 
  2. il rispetto delle leggi internazionali piuttosto che ricercare la supremazia del singolo; consultazioni e cooperazione invece di conflitti e scontri; 
  3. rimanere al passo coi tempi invece che rifiutare il cambiamento.
Avviandosi alla conclusione, Xi coglie l’occasione per rivendicare i risultati di “decenni di faticosi sforzi da parte della popolazione cinese”, uno su tutti la sconfitta dell’estrema povertà all’interno del paese, e per lanciare una nuova fase di sviluppo che avrà come pilastro la “circolazione interna” ma dove, allo stesso tempo, “circolazione interna e circolazione internazionale si rinforzano a vicenda”. Nello stesso passaggio, però, il presidente cinese ritorna sulla via del multilateralismo, offrendo al mondo cinque promesse: 
  1. la prosecuzione dell’attivismo in seno alla comunità internazionale nella lotta al Covid-19; 
  2. continuare l’implementazione di strategie mutualmente vantaggiose e le politiche di apertura; 
  3. la promozione di uno sviluppo sostenibile; 
  4. continuare il progresso scientifico, tecnologico e l’innovazione; 
  5. continuare la promozione di un nuovo tipo di relazioni internazionali. 
Infine, un ultimo accorato appello affinché “il multilateralismo illumini il nostro cammino verso una comunità con un comune futuro per l’umanità”.

I DUBBI DI PECHINO SUL MODELLO OCCIDENTALE

Ma brilla ancora quella fiamma? Fin dall’inizio del suo discorso, Xi non nasconde le proprie perplessità nei confronti del mondo occidentale. In principio fa riferimento al fatto che “nonostante i trilioni di dollari di aiuti a livello mondiale la ripresa globale è piuttosto fragile e dall’esito non scontato” (alludendo all’efficacia degli strumenti di politica monetaria utilizzati dalle principali banche centrali, strumenti che la Banca popolare cinese non ha adottato).

Ma l’affondo vero e proprio è sul piano ideologico: “non esistono al mondo due foglie identiche”. Con quest’immagine Xi blocca ogni tentativo di analisi della realtà cinese con occhi diversi da quelli della Cina stessa, in quanto “ogni paese è unico con la propria storia, cultura e sistema sociale, e nessuno è superiore all’altro”. È questa diversità il motore stesso dell’intero processo di civilizzazione della storia umana. Al contrario sono “l’arroganza, il pregiudizio e l’odio” a dover esser causa di preoccupazione, come anche “il tentativo di imporre una gerarchia all’umanità o di imporre su altri la propria storia, cultura e sistema sociale”. In un successivo passaggio il presidente cinese afferma che “la creazione di piccoli circoli o l’inizio di una nuova guerra fredda, rifiutare, minacciare o intimidire gli altri, la deliberata imposizione del decupling, l’interruzione delle forniture o le sanzioni, l’isolazione e l’allontanamento potranno solo spingere il mondo verso la divisione e persino allo scontro”.

Xi si fa anche portavoce dei paesi in via di sviluppo e delle loro aspirazioni a “più risorse e spazio per lo sviluppo (…) e voce nella governance dell’economia mondiale”. Questo appello è ulteriormente rafforzato dalla voce della stessa Rpc quale “costante membro” dei Pvs. Allo stesso tempo è confermata la presenza autorevole della Cina nella realtà internazionale ricordando, fra le righe, di non avere pretese egemoniche o imperialiste. Sono confermati, inoltre, gli impegni sul clima (zero emissioni nette di anidride carbonica entro il 2060) e rimarcato l’impegno cinese nella lotta al Covid-19.

LA NARRATIVA CINESE DAL 1949

Tutte queste tematiche sono perfettamente in linea con la narrativa e l’operato del Partito comunista cinese fin dal 1949:
• la specificità dell’esperienza della Rpc (e di conseguenza il ruolo del Pcc) è ribadita dal 1956 (XX congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica, Pcus) dove Mao rivendica l’ortodossia del Pcc agli ideali marxisti-leninisti “traditi” dal Pcus. Da qui avrà origine il “socialismo con caratteristiche cinesi” di Deng Xiaoping e, a partire dal 2013, il “sogno cinese” promosso da Xi,
• il concetto secondo il quale si debba giudicare un regime politico alla luce della sua capacità di “offrire stabilità politica, progresso sociale e migliori condizioni di vita” è ribadito, seppur con differenti modalità, fin dal 1959 (X anniversario della rivoluzione cinese),
• fin dal principio la Rpc si è considerata un paese in via di sviluppo. Anche dopo il 2001 (ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio) la Rpc non ha smesso di fregiarsi di questo status,
• sono riproposti gli impegni verso i Pvs. Sotto questo profilo l’attivismo cinese risale al 1955 (conferenza di Bandung),
• lo status di “grande potenza” è convenzionalmente riconosciuto alla Rpc a partire dal 1971, quando viene ammessa all’Organizzazione delle Nazioni Unite e le viene assegnato il seggio permanente in seno al Consiglio di sicurezza,
• l’impegno cinese in materia ambientale risale alla conferenza di Stoccolma del 1972. Era presente all’approvazione del protocollo di Kyoto del 1997 e aderisce all’accordo di Parigi del 2015.

Grazie a questo sguardo più profondo, e cercando di evitare l’emotività, anche l’attuale pandemia da Covid-19 trova la sua perfetta collocazione nel discorso del presidente Xi. Essa, infatti, diventa strumento nelle mani del vertice del Pcc per promuovere la propria agenda nazionale ed internazionale.

Come molti autorevoli analisti hanno evidenziato, l’intero discorso può, ed è consigliabile che lo sia, essere letto come l’ultima mossa nella partita in corso fra Rpc e Stati Uniti d’America. E, più in generale, in quella con l’ideologia liberal-democratica dell’Occidente. Impossibile non leggere nelle parole del presidente cinese la ferma condanna delle politiche trumpiane (dazi, sanzioni economiche, limitazioni alle esportazioni tecnologiche, denuncia delle politiche di Pechino verso Hong Kong e nei confronti delle minoranze etniche, rapporti con Taiwan, gestione della pandemia) ed il chiaro invito alla nuova presidenza statunitense a cambiare radicalmente approccio.

I DIRITTI UMANI

Difficile anche non vedere dietro l’invito ad “abbandonare i pregiudizi ideologici” il riferimento alla questione dei diritti umani. Questo passaggio ha un duplice obiettivo: serve a condannare l’ingerenza straniera nei propri affari interni e consente a Xi di rivendicare la bontà del proprio modello politico-economico rispetto a quello occidentale. Il risultato di questa affermazione è l’affioramento della tematica più importante sulla scena internazionale: la sfida ideologica fra il modello liberal-democratico occidentale e il modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Sempre rimanendo in ambito internazionale, com’era prevedibile, nessun accenno è stato fatto alle ombre del modello cinese. Sotto questo aspetto, moltissimi autori hanno scritto e studiato, proponendo una pressoché infinita serie di approfondimenti ed analisi.

Infine, non bisogna tralasciare la portata interna del discorso del Presidente Xi. Anche in questo caso è necessario inquadrare l’intervento in un più ampio orizzonte. Il Pcc è riuscito, per ora, là dove il “fratello maggiore” Pcus ha fallito: rimanere al passo coi tempi. Nonostante il regime politico rimanga tuttora di tipo monopartitico, la dirigenza comunista ha saputo rinnovarsi periodicamente, ha evitato il culto della personalità, si è mostrata lungimirante nell’accettare i contributi provenienti dall’esterno del partito e si è dimostrata capace di autocritica.

NAZIONALISMO E RIFORME

Nel corso dei decenni la dirigenza cinese ha saputo mantenere ferma l’impostazione ideologica marxista-leninista di base, unendola a una forte carica nazionalista e ad importanti riforme economiche e sociali. A questo impianto, negli ultimi anni, è stato affiancato il confucianesimo. Questa è la struttura portante del pensiero di Xi Jinping e, successivamente, del “sogno cinese”.

Ricordando i “decenni di faticosi sforzi da parte della popolazione cinese” Xi fa memoria delle immani sfide collettive che la Cina ha affrontato e superato nel corso della sua storia: la guerra contro i giapponesi e la guerra civile, il Grande balzo in avanti e la Rivoluzione culturale, l’apertura al mondo e la globalizzazione. Grazie a questo brevissimo passaggio sulla storia cinese il presidente fa appello all'unità della popolazione e rivendica il ruolo guida del Partito comunista nell'aver raggiunto gli obiettivi prefissati: questo appello all'unità avviene nello stesso anno in cui viene lanciato il XIV Piano quinquennale (2021 – 2025) promosso dal Pcc. Concludendo l’analisi sul proprio paese, Xi annuncia al mondo che “la Cina entra in una nuova fase di sviluppo, seguiremo una nuova filosofia di sviluppo e ci faremo promotori di un nuovo paradigma di sviluppo”.

INSTABILITÀ E INCERTEZZA

Che riflessione si può avanzare partendo dalle parole di Xi Jinping? Sebbene a parole tutti si appellino all'unità, i fattori di instabilità ed incertezza rimangono tutti sul tavolo. Il corso della pandemia, gli effetti delle massicce politiche economiche espansive attuate dalla maggior parte degli Stati, le vecchie e nuove disuguaglianze, la questione climatica, le crisi regionali sono tutti fattori globali che meritano una soluzione globale.

Questa potrebbe essere l’occasione per un rinnovato impegno dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. A questo riguardo, un primo segnale potrebbe essere il ritorno degli Usa nell’Organizzazione mondiale della sanità. Sebbene, da sempre, molti siano i detrattori dell’Onu, essa mantiene intatta tutta la sua importanza e centralità nel sistema internazionale. Questo perché non è mai venuto meno il sostegno delle grandi potenze ma, soprattutto, perché il principio fondante dell’intera Organizzazione è rimasto sempre attualissimo: l’impossibilità della guerra fra le medesime grandi potenze.

Lo stesso Xi Jinping, nel suo discorso ha affermato che “l’umanità ha imparato la lezione nel modo più difficile, e quella storia non è passata da molto tempo. Non dobbiamo ritornare alla via del passato”. E qui la lezione da imparare dai cinesi. Il popolo cinese ha due strumenti che, purtroppo, sembrano molto arrugginiti in Occidente: la memoria del proprio passato e la capacità di immaginare il futuro. Da sempre l’unione di questi due strumenti ha portato benessere e prosperità al popolo che ne faceva sapiente uso. Riducendo il ragionamento ai minimi termini, essi sono anche il fondamento dell’intera esperienza liberal-democratica dell’Occidente. Certamente ci sono stati anche dei momenti bui in questo cammino, ma sono tutti stati superati grazie all’impegno di persone che, consapevoli degli errori del passato, osavano immaginare un futuro migliore e che attivamente si adoperavano per realizzarlo.

Solamente re-imparando ad usare questi due strumenti torneremo ad essere grandi. Altrimenti…

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