L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 febbraio 2021

Quest'articolo oltre a mille castronerie rimprovera la Cina che si dota di missili per impedire alle portaerei statunitensi di avvicinarsi alle proprie coste. C'è un'ideologia farlocca e schierata in questa affermazione

Pubblicazione: 16.02.2021 - Fernando De Haro
Sta emergendo un nuovo impero per il quale la libertà, l’io di ogni persona, conta poco. Si tratta della Cina e l’Occidente non riesce a contrastarla

Lapresse

Il lavoro della missione dell’Oms in Cina per indagare sulle origini del Covid ci dice dove stiamo andando. La missione è arrivata dopo più di un anno da quando tutto è incominciato e i suoi membri hanno potuto effettuare solo le visite programmate dal Governo. Una volta usciti dal Paese, alcuni di loro hanno osato denunciare l’occultamento di dati essenziali. Pechino ha potuto organizzare una conferenza stampa congiunta nella quale sono apparsi i portavoce della squadra internazionale e di quella locale. Quest’ultimo, Liang Wannia, ha abilmente affermato ciò che è essenziale alle autorità comuniste per continuare a sostenere l’ipotesi che il patogeno sia venuto dall’esterno delle sue frontiere: è possibile la trasmissione attraverso prodotti surgelati.

Risultato: Cina 1, resto del mondo 0. Il Coronavirus non è uscito da un laboratorio, non era già nel Paese prima del mese di dicembre, non si può escludere che provenga da un altro angolo del pianeta. Benvenuti nel Nuovo Mondo! Non c’è bisogno che finisca la pandemia per poter immaginare come saranno i prossimi anni. La questione sanitaria è solo uno dei molti segnali che mostrano come l’equilibrio di potere sia stato alterato. La potenza dominante, gli Stati Uniti, si è vista sfidata negli ultimi anni da una potenza emergente, la Cina: dalla collaborazione si è passati alla competizione.

La prima telefonata di Biden a Xi Jinping fa pensare che il nuovo Presidente manterrà la fermezza di Trump. In questa sua prima conversazione ha rimproverato le repressioni e le minacce a Taiwan. Il Democratico sicuramente non diminuirà la pressione che ha esercitato Trump e il cambiamento sarà nella ricerca di un appoggio da parte dei vecchi alleati. Le élite statunitensi hanno difficoltà a capire la situazione, dato che hanno una visione lineare e ascendente della storia. Le élite cinesi, più abituate a tener conto in modo circolare del loro passato, sono convinte che è di nuovo arrivato uno dei momenti del loro antico splendore.

Pechino estende la sua sovranità sul Mar della Cina, si dota di missili balistici con una portata tale da impedire alle portaerei statunitensi di avvicinarsi alle sue coste. Contemporaneamente, intacca le alleanze militari degli Stati Uniti, investendo nei Paesi tradizionalmente al fianco di Washington, trasformandoli nei “suoi nuovi amici”. I pilastri fondamentali per ottenere l’egemonia in campo economico sono il Piano Made in China 2025 e la Nuova Via della Seta. Con il primo vuole raggiungere la leadership industriale, con la seconda apre nuovi mercati in tutto il mondo, protegge le sue vie marittime e guadagna influenza.

Quello che sta facendo la Cina in Europa è un buon esempio di come allarga le sue reti. Per esempio, ha investito grandi quantità di denaro nelle infrastrutture in Europa Centrale e Orientale, è entrata nel settore nucleare del Regno Unito e nelle reti elettriche di vari Paesi. Il suo strumento preferito è lo sviluppo del 5G attraverso Huawei. Noi europei siamo stati meno decisi degli Stati Uniti nel frenare la sua diffusione. Il 5G non è solo una tecnologia più rapida per lo sviluppo dell’internet delle cose: il 5G è una dipendenza strategica.

Ogni impero ha la sua ideologia e il caso cinese non fa eccezione. Le autorità di Pechino non cercano, come la Russia di Putin, una destabilizzazione frontale delle democrazie occidentali, ma promuovono un ordine internazionale più favorevole all’autoritarismo. Dei 66 Paesi che hanno aderito alla Nuova Via della Seta solo due sono a democrazia piena. La Cina compra silenzi, investe nella creazione di media occidentali per migliorare la sua immagine e per promuovere un modello di giornalismo “meno critico”. Gli accordi di cooperazione accademica o il finanziamento di linee di ricerca hanno molto a che vedere con la propaganda di un certo modo di vedere il mondo. Indubbiamente, però, lo strumento principale in questo campo è uno sviluppo tecnologico e dell’intelligenza artificiale con un uso dei dati che considera normale non rispettare la libertà personale.

Probabilmente è questa la questione decisiva: sta emergendo un nuovo impero per il quale la libertà, l’io di ogni persona, conta poco. La libertà in Occidente sfuma in un paesaggio nichilista; il caso cinese è più difficile da capire. Alcuni di quelli che conoscono la sua cultura e la sua storia sostengono che il comunismo è solo l’ultima vernice sopra una mentalità, affinata nel pensiero di Confucio, nella quale la persona conta poco e l’essenziale è la famiglia, la comunità, ora la nazione e lo Stato. Solo con l’arrivo del buddismo sarebbe apparsa una certa trascendenza. Sembra che siamo di fronte a una miscela esplosiva: tecno-confucianesimo, a cui si somma un capitalismo di Stato, su un io confuso. Uno scenario che invita noi occidentali a cercare la radice della nostra libertà. Invocare i valori delle rivoluzioni liberali non è sufficiente, è come cercare di frenare uno tsunami con palate di cenere.

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