L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 febbraio 2021

Votare ogni quattro anni la chiamano democrazia, balle spaziali e falsità. La Cina è un pericolo, la Russia idem, per non parlare dell'Iran. La dirigenza statunitense bisognerebbe rinchiuderla e buttare via le chiavi, le loro consorterie guerrafondaie con l'ausilio degli ebrei sionisti corrono veloci verso la guerra calda

Biden: "La Russia è una minaccia c'è il rischio di un ritorno della Guerra Fredda"
Il presidente americano alla Conferenza di Monaco: "Respingere gli abusi economici della Cina"

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Il presidente americano Joe Biden alla Conferenza di Monaco © ANSA/EPA

Redazione ANSAWASHINGTON
19 febbraio 2021 21:04 NEWS

"In troppi luoghi, compresi gli Stati Uniti e l'Europa, i progressi della democrazia sono sotto attacco. E noi dobbiamo difenderli": è il monito lanciato da Joe Biden nel suo intervento alla Conferenza di Sicurezza di Monaco.

Per il presidente americano, di fronte a sfide globali come la pandemia, le autocrazie non sono la risposta come sostengono in molti: "La democrazia deve prevalere e dobbiamo dimostrare che le democrazie possono ancora adempiere alla loro funzione nel soddisfare i bisogni dei nostri popoli" (e i cinquanta milioni di poveri statunitensi parlano da soli).

La Russia di Vladimir Putin "è una minaccia per le nostre democrazie" ha proseguito Biden mettendo in guardia sul rischio del ritorno a una Guerra Fredda. "Putin cerca di indebolire il progetto europeo e la Nato. Vuole minare l'unità e l'alleanza transatlantiche e la nostra risolutezza per intimidire più facilmente e usare la prepotenza contro i singoli stati", ha aggiunto Biden ricordando il caso della Crimea e dell'Ucraina e poi ha rinnovato l'impegno degli Stati Uniti per un pieno sostegno alla Nato. "Putin cerca di indebolire il progetto europeo e la Nato. Vuole minare l'unità e l'alleanza transatlantiche e la nostra risolutezza per intimidire più facilmente e usare la prepotenza contro i singoli stati", ha aggiunto Biden ricordando il caso della Crimea e dell'Ucraina.

Quanto alla Cina, il presidente americano è convinto che occorre "respingerne gli abusi economici" e ha avvertito che gli Usa e l'Europa devono prepararsi ad una competizione di lungo periodo con Pechino e che sarà "una competizione dura". "Tutto il mondo deve giocare con le stesse regole", ha ammonito Biden, accusando Pechino di infrangere continuamente queste regole minando le fondamenta del sistema economico internazionale. Biden poi ha ricordato che che gli Stati Uniti sono per il dialogo e la diplomazia (e le guerre fatte ne sono la dimostrazione concreta) ma devono rispondere alle attività destabilizzanti dell'Iran.

Per il neo presidente ci troviamo in un "momento cruciale nella lotta tra democrazia e autocrazia".

L'APPELLO DI JOHN KERRY PER IL CLIMA - "Questo è il decennio decisivo per la lotta al cambiamento climatico". È l'allarme rilanciato da John Kerry, l'inviato degli Usa per il clima, nell' intervento alla videoconferenza sulla Sicurezza di Monaco. "Tre anni fa gli esperti ci dissero avevamo solo 12 anni per riportare il riscaldamento sotto 1,5 gradi", ha affermato. Kerry ha sottolineando che "l'incontro dell'Onu di novembre prossimo a Glasgow sarà l'ultima occasione per portare tutti i paesi a bordo". "Non possiamo fallire, o avremo tradito le generazioni future", ha incalzato Kerry.

La conferenza della Sicurezza di Monaco, aperta oggi con un incontro virtuale dei leader mondiali, non è finita e il chairman Wolfgang Ischinger ha annunciato nuove tappe. Si è notata l'assenza di interlocutori come la Russia - è ospite fisso in genere il ministro degli esteri Serghei Lavrov - e la Cina. Il primo incontro ha visto i leader di più alto rango, e non era aperto ai capi della diplomazia. La presenza di un presidente degli Stati Uniti era invece del tutto inedita.

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