L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 29 marzo 2021

A parte la corsa a vaccinarsi contro l'influenza covid dei furbetti e furboni. Quello che si nota è che l'influenza covid colpisce e porta a morte le persone anziane che hanno già patologie pregresso il cui sistema immunitario è debole e che TUTTA la rete dei medici di famiglia è stata neutralizzata dai ministri Speranza e compagnia

29/03/2021 09:59 CEST | Aggiornato 6 ore fa

Vaccini o processi. La realtà cancellata dall'ego dei magistrati

Se avessimo vaccinato per età e non secondo pressioni delle categorie i morti per Covid sarebbero quasi azzerati


LUCA ZENNAROANSAIl cappello da magistrato posato sugli scranni occupati durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario.ANSA/LUCA ZENNARO

Si fa fatica a crederci: i magistrati criticano il governo che non li ha inseriti nelle categorie da vaccinare con priorità, e minacciano di sospendere l’attività giudiziaria. Sembra una fake news, e invece è un reality, uno show dove la realtà è sfigurata dall’Ego dei partecipanti, chiusi in una stanza senza finestre da cui guardano il mondo convinti di starne al centro. Il comunicato porta la firma dell’Anm e alle 19.12 di ieri irrompe sulla rete dell’Ansa con il suo consueto lessico sindacalese: “Il nuovo piano strategico vaccinale, oltre a destare disagio e sconcerto per la totale sottovalutazione dell’essenziale e improcrastinabile servizio giustizia, appare in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi, imposti dall’Unione Europea e richiamati dalla ministra Cartabia nelle linee programmatiche esposte recentemente al Parlamento”. Tanto appare improcrastinabile la funzione giudiziaria che se ne raccomanda l’immediato “rallentamento e, nei casi più estremi, la sospensione”. 

Si fa fatica a crederci: i magistrati non sanno che il nostro Paese ha lasciato scoperti dall’immunità i più fragili per proteggere le categorie? Non sanno quale prezzo di morti e di dolore paghi l’Italia al suo inguaribile corporativismo?

Allora sarà il caso di rinfrescar loro la memoria con qualche dato. La scorsa settimana, quando il premier Mario Draghi ha censurato in Parlamento il ritardo nella vaccinazione degli anziani, gli “over 80” immunizzati rappresentavano meno del 40 per cento. Un milione 800 su 4 milioni e mezzo. Eppure in questa fascia di età si conta il 62 per cento di tutti i decessi per Covid. Che vuol dire? Che nella settimana tra il 15 e il 22 marzo 1.700 dei 2.800 pazienti morti si sarebbero potuti salvare, se solo tutti gli anziani avessero ricevuto almeno una dose di siero. Ce n’era la possibilità, poiché 8 milioni di fiale erano state già somministrate. Ma, come si legge sul sito del Ministero della Salute, due milioni e mezzo erano state destinate al personale sanitario, stimato per eccesso in un milione 400 mila unità, 700mila al personale scolastico, e un milione a una categoria definita genericamente “Altro”, nella quale alcune Regioni hanno infilato di tutto, e tra questo tutto c’erano anche i magistrati. Tant’è vero che il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, preoccupato di smentire chi lo dipinge come un no-vax, assicura che i pm del suo ufficio sono tutti vaccinati.

Com’è accaduto? Tu dici “personale sanitario” e il vaccino finisce ai diciottenni iscritti al primo anno di medicina o ostetricia. Tu dici “personale scolastico”, e a immunizzarsi sono i docenti a contratto di sociologia dei pesci rossi all’Università di Vattelappesca, in smart working da un anno. Tu dici “caregiver”, e chi non ha un genitore anziano da assistere, anche se abita a centinaia di chilometri di distanza e magari lo si va a trovare una volta all’anno? Così gli anziani sono finiti in coda.

Ancor meno protetti erano e sono tutt’ora gli “over 70”. Che in Italia sfiorano i 10 milioni e mezzo e rappresentano l’86 per cento delle morti (con ) per Covid. La percentuale di vaccinati una settimana fa era sotto il 20 per cento. Se invece di distribuire vaccini secondo le pressioni delle categorie sulle istituzioni, si fosse scelto il solo criterio anagrafico, i morti per Covid sarebbero stati già da tempo quasi azzerati. Come del resto è accaduto in Gran Bretagna, dove prima hanno vaccinato gli “over 90” al 95 per cento, poi con gradualità anagrafica hanno coperto l’intera popolazione sopra i 65 anni.

Dopo l’intervento di Draghi in Parlamento qualcosa è cambiato. Gli “over 80” immunizzati con almeno una dose sono oggi tre milioni, circa due su tre. Ma resta ancora un milione e mezzo di loro senza alcuna copertura. Per risparmiare altre morti si dovrebbe sospendere la vaccinazione di tutte le categorie, e procedere unicamente per diritto di anzianità e di accertata vulnerabilità. Se Draghi avesse potuto disporlo, lo avrebbe certamente fatto. Ma il rispetto dell’autonomia delle Regioni e le difficoltà organizzative di riprogrammare l’intero piano lo hanno indotto a una mera raccomandazione.

Un Paese che ha pagato al Covid un tributo di 108mila morti (CON covid) deve interrogarsi se le sue inefficienze e i suoi egoismi non siano complici della strage. Non per aprire inutili inchieste, che pretendano di risolvere con il diritto penale ciò che invece spetta alla responsabilità politica e civile di una comunità. Ma per comprendere senza ambiguità che il corporativismo è stato in Italia il primo alleato della pandemia. Fin da quando il virus è dilagato nei nostri confini grazie a una medicina di base inesistente. A tutt’oggi la partecipazione dei medici di famiglia alla lotta al Covid è marginale. Ma la rigidità delle categorie ha impedito anche di aprire le scuole in estate, di rafforzare i trasporti pubblici, di adeguare molte strutture dell’economia e della società all’emergenza. E, da ultimo, di evitare che la campagna dei vaccini fosse sporcata e ridimensionata dai privilegi.

Nessuno perciò può provare “disagio” e neanche “sconcerto” se la macchina della Salute rimette gli anziani nel suo radar. I tribunali civili sono in smart working da tempo. Nel penale alcune Corti d’appello svolgono le loro cause da remoto. Ciò non ha impedito rallentamenti e ritardi che i cittadini già pagano duramente. Rivendicare in questo clima una priorità assistenziale come un diritto sindacale vuol dire vivere sulla luna e tradire il ruolo che l’emergenza assegna alle élite. Le quali mai come oggi sono utili al Paese, se condividono responsabilità, non se estraggono e distribuiscono dividendi sull’economia di guerra di una pandemia. La magistratura scelga finalmente di farsi rappresentare dai più degni.

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