L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 marzo 2021

Benedetto XVI è ancora papa

Perché Benedetto “salutò” il mondo alle 17.30: dimissioni annunciate, mai confermate

Andrea Cionci
Storico dell'arte, giornalista e scrittore, si occupa di storia, archeologia e religione. Cultore di opera lirica, ideatore del metodo “Mimerito” sperimentato dal Miur e promotore del progetto di risonanza internazionale “Plinio”, è stato reporter dall'Afghanistan e dall'Himalaya. Ha appena pubblicato il romanzo "Eugénie" (Bibliotheka). Ricercatore del bello, del sano e del vero – per quanto scomodi - vive una relazione complicata con l'Italia che ama alla follia sebbene, non di rado, gli spezzi il cuore


20 marzo 2021

Crolla l’ultimo caposaldo che faceva ritenere valide le dimissioni di Benedetto XVI: parliamo della sua dichiarazione pubblica dal balcone di Castel Gandolfo svoltasi il 28 febbraio 2013 – non per caso - alle ORE 17.30.

Nella Declaratio pubblicata l’ 11 febbraio 2013, Ratzinger annunciava una data e un’ora a partire dalle quali non sarebbe stato più papa: LE ORE 20.00 DEL 28 FEBBRAIO 2013.

Ma era solo la comunicazione di una rinuncia che avrebbe dovuto essere fatta ai sensi del Canone 332 § 2:

”Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la RINUNCIA sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.

Tuttavia, dalle 20.00 del 28 febbraio 2013, ad oggi, non è MAI stata firmata o manifestata alcuna RINUNCIA, come confermato dalle più autorevoli fonti vaticane. E’ come se l’Amministratore delegato della Fiat dichiarasse: “Fra due ore e mezza mi dimetto”, e poi non formalizza nulla, non firma nulla, non conferma niente nemmeno a voce. Vi sembra accettabile?

Una ratifica finale era indispensabile perché Benedetto XVI, come papa, avrebbe avuto piena FACOLTA’ DI CAMBIARE IDEA, rispetto a quanto annunciato, almeno fino alle 19.59 del 28 febbraio 2013. Ergo, le dichiarazioni “intenzionali” non hanno alcuna validità giuridica se non vengono confermate dopo la scadenza con una rinuncia.

I DETTAGLI DELLA QUESTIONE

Tutto ciò è illustrato sinteticamente in un piccolo libro dal titolo esplicito: “Il vero papa è ancora Benedetto XVI”, del 2017, passato quasi inosservato anche a molti attenti studiosi della vicenda. L’autore è Carlo Maria Pace, una laurea in Fisica, due in Teologia e un dottorato in Teologia dogmatica, ma non occorrono tutti questi titoli per capire di cosa parla.

Ora vi mostriamo i dettagli, anche e soprattutto illustrando come questo presunto “errore” non sia mai stato smentito dalla condotta di Benedetto XVI nei successivi otto anni, rafforzando enormemente l’ipotesi di un escamotage volontario per battere i suoi nemici, i modernisti della Mafia di San Gallo, che aveva come proprio "campione" Jorge Mario Bergoglio, come scrisse ampiamente uno dei suoi membri, il card. Godfried Danneels, nell’autobiografia del 2015 (mai smentita dal Vaticano). 

Nella sua Declaratio del 10 febbraio, Ratzinger scrive: “Dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, in modo che, DAL 28 FEBBRAIO 2013, ALLE ORE 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante”. Già è una cosa strana, quella di fissare una data e un’ora per le proprie dimissioni, ma tant’è.

Per 17 giorni, dopo la Declaratio, Benedetto è stato ancora papa, (cosa da tutti riconosciuta) così come lo era anche quel 28 febbraio 2013, quando ALLE 17.30, due ore e mezza prima dell’Ora X”, si affacciò dal balcone di Castel Gandolfo, dichiarando al mondo: «Voi sapete che questo giorno mio è diverso da quelli precedenti. Non sono più Pontefice Sommo della Chiesa Cattolica, fino alle otto di sera lo sono ancora, poi non più» .

In quest’ultima frase, la voce gli trema, e la proferisce in modo affrettato. QUI il video, al minuto 3.30

Scrive Carlo Maria Pace : “Papa Benedetto XVI pensava erroneamente che sarebbe automaticamente decaduto dal Papato senza dimettersi in alcun modo, infatti in tale occasione non ha parlato di alcun atto di dimissioni da parte sua da effettuarsi alle 20:00 del 28/02/2013 e ha fatto cenno solo a tale data e ora come termine del suo Pontificato.

Proprio perché pensava di decadere in modo automatico dal Papato, ha fatto l’errore di pensare di essere già decaduto dal Pontificato prima di tale data e ora (anche se si è corretto subito).

Ovviamente, come abbiamo già osservato, un Papa in carica a tutti gli effetti (come era Benedetto XVI prima delle 20:00 del 28/02/’13), se non si dimette, rimane in carica a tutti gli effetti, per cui Benedetto XVI, non essendosi dimesso, è ancor oggi il Papa in carica a tutti gli effetti!.

Inoltre, dalle sue stesse dichiarazioni nel libro-intervista di Peter Seewald “Ultime conversazioni”, (pp. 21-49, 217-226) sappiamo che non si è dimesso in alcun modo dopo tale data e ora, pensando erroneamente di averlo già fatto in modo automatico il 28/02/’13 alle 20.00 e quindi di non potersi dimettere dopo tale data e ora”.

Prosegue il teologo: “Inoltre, non si può invocare, in questo caso, l’infallibilità del sensus fidei omnium fidelium (cioè del senso della fede di tutti i fedeli) per proclamare che Benedetto XVI non è più Papa dalle ore 20:00 del 28/02/2013, in quanto, non tutti i fedeli (compreso io stesso) hanno creduto contemporaneamente che Benedetto XVI non era più Papa dalle ore 20:00 del 28/02/2013. Io stesso lo ritengo il legittimo Papa fin da allora”.

Che le dimissioni “ a scadenza prefissata” non fossero un “errore” ma un escamotage attentamente preparato, diventa palese confrontando il nodo giuridico irrisolto con il fatto che Ratzinger nei successivi otto anni, non abbia MAI RIMEDIATO dicendo “io non sono più il papa”, né affermando “il papa è Francesco”. Lui ripete UNICAMENTE che IL PAPA E’ UNO SOLO.

Se fosse stato un errore involontario, perché mantenere tale perfetta, scientifica ambiguità nelle sue dichiarazioni?

Prosegue Pace: “D’altra parte il fatto di essere inattivo (in quanto emerito n.d.r.) non fa decadere automaticamente un Papa, in carica a tutti gli effetti, dal Papato, per cui l’inattività di Benedetto XVI non è un argomento contro il fatto incontrovertibile che Benedetto XVI è ancora il vero Papa”.

In aggiunta alla già auto-invalidante Declaratio in cui Benedetto annunciava che avrebbe rinunciato al ministerium (esercizio pratico), ma non al munus (incarico divino) - due elementi indivisibili di cui abbiamo già scritto - questo di Castel Gandolfo pare proprio essere il colpo di grazia alla validità delle dimissioni di Benedetto XVI e, di conseguenza, alla validità dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio. “Benedetto è il papa e Bergoglio un cardinale-antipapa”, afferma Estefania Acosta, almeno finché qualche bravo canonista non dimostrerà il contrario.

COSA E’ AVVENUTO SECONDO LA GIURISTA.

Il quadro completo di ciò che ha fatto Benedetto è stato spiegato dalla giurista Estefania Acosta nel suo recente volume giuridico: “Il testo della Declaratio scritto da Ratzinger è stato preparato con cura, in modo che, sulle prime, non si notasse che Benedetto non si stava affatto dimettendo dall'incarico di Pontefice. Infatti, vediamo come nelle dichiarazioni successive alle sue dimissioni, Benedetto fornirà vari indizi affinché questa realtà possa essere scoperta attraverso un'attenta analisi del testo, che - non a caso - è pieno di errori di latino per attirare l’attenzione. Gli ulteriori indizi sono anche il fatto che Benedetto continua a vestire di bianco (giustificandosi con la frase apparentemente surreale che “non ha più talari nere nell’armadio” n.d.r.); poi ha voluto mantenere la residenza in Vaticano, il nome, la benedizione apostolica e continua a ripetere insistentemente che “il papa è uno solo” senza MAI dichiarare quale dei due sia”. La chiave dell'invalidità delle dimissioni non risiede nel fatto che Benedetto sia stato "forzato". Benedetto ha agito liberamente nel senso che sapeva bene quello che stava facendo, sapeva che avrebbe continuato ad essere il Papa perché non si stava dimettendo dall’ESSERE il Papa (munus) ma semplicemente dichiarava di rinunciare al FARE il papa (ministerium) ovvero a svolgere (peraltro solo alcune) delle azioni pratiche che svolge il pontefice. E questo invalida le sue dimissioni, come vedremo, poiché “essere” e “fare” sono indivisibili per il papa”.

ATTENZIONE. Questa vicenda è un PUZZLE, come uno di quei giochi in cui bisogna “unire i puntini”. Bisogna mettersi con calma, aprire la mente e ordinare i pezzi alla luce della logica e del diritto canonico, altrimenti ci sarà sempre qualcosa che sfugge, qualche obiezione irrisolta che rimane a ronzare in mente rendendo inaccettabile una situazione che è effettivamente pazzesca, anche perché ognuno di noi è stato sottoposto al martellamento psicologico da parte dei media mainstream che hanno imposto la figura di Bergoglio come papa facendo passare in cavalleria questioni sostanziali.

APPROFONDIMENTI:

Qui di seguito vi riportiamo tutti gli approfondimenti alle diverse questioni citate. Speriamo che qualcuno possa offrire una spiegazione logica e alternativa A TUTTO, (ma 20 canonisti della Sacra Rota non ci hanno nemmeno risposto a domande elementari) oppure che si faccia rapidamente qualcosa, per esempio convocare un SINODO.

Bergoglio si è appena augurato, in un’intervista a un grande quotidiano, che “questa crisi non venga sprecata, ma che venga utilizzata per creare un nuovo ordine mondiale”. Non proprio rassicurante, anche per i laici, dato che il ruolo politico del “papa Francesco” ha rilevanza mondiale in dinamiche sovranazionali ancora poco chiare.

Se Bergoglio non è il legittimo papa, non lo sarà più nessuno dopo di lui e la Chiesa cattolica sarà finita per sempre perché il prossimo conclave avrà una maggioranza di 80 cardinali invalidi, in quanto nominati da un antipapa.

Quindi, che ne dite, varrebbe la pena approfondire la questione?

I “PUNTINI” DA UNIRE

1) Perché secondo Acosta la Declaratio è stata scritta volontariamente invalida: QUI

2) Nell’ultima intervista al Corriere, Benedetto ripete “il papa è solo uno”, ma non dice quale. Tutti i suoi virgolettati interpretabili diversamente dal mainstream: QUI

3) Tutti gli indizi per ricostruire il puzzle ponendosi 50 domande: QUI

4) I dubbi espressi anche dell’avvocato Taormina: QUI

5) Benedetto è poco lucido, approssimativo, modernista o, piuttosto, ha organizzato un grande Reset? QUI

6) Come i media hanno tentato, invano, di far dire a Benedetto la frase-chiave “il papa è Francesco”: QUI

7) “Un atto papale dubbio e incerto è valido?” 20 canonisti della Sacra Rota non rispondono: QUI

8) La perfetta ambiguità “scientifica” di un testo di Benedetto, secondo un uso che si ripete da 8 anni. QUI

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