L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 27 marzo 2021

Blocco di Suez significa aumento dei costi di trasporto e carburante: combustibile per l'inflazione

26/03/2021 17:21 CET 

Il blocco di Suez fa paura anche all'Italia

Da lì passa il 40% dell’import-export via mare dell’Italia per un valore di 83 mld nel 2020. I timori di Silvia Moretto (Fedespedi) per la logistica italiana


HPSuez

Il blocco del Canale di Suez, ostruito in entrambe le direzioni dalla mega-nave Ever Given da 220mila tonnellate arenatasi martedì mattina, avrà un impatto diretto sui porti europei, e quelli italiani non faranno eccezione. Dalla via che collega il Mar Rosso al Mediterraneo passa infatti il 40% dell’import-export via mare dell’Italia per un valore che nel 2020 è stato pari a 83 miliardi. L’incidente causato dalla portacontainer lunga 400 metri della compagnia taiwanese Evergreen rischia di assestare un altro durissimo colpo alle catene di fornitura già messe in ginocchio dalla pandemia e da allora mai del tutto ritornate in sesto. A spiegarlo all’HuffPost è Silvia Moretto, presidente di Fedespedi e vicepresidente Confetra. “Già prima del blocco di Suez la situazione non era rosea e ora rischia di peggiorare se il passaggio dal Canale dovesse prolungarsi per altri giorni”. I timori riguardano una serie di effetti a catena che potrebbero potenzialmente far lievitare ulteriormente i costi di trasporto e al tempo stesso congestionare le infrastrutture portuali di tutta Europa.

Come ricorda la guida degli spedizionieri italiani “già facevamo da mesi i conti con la carenza di ‘vuoti’ che si protrae ormai dal blocco delle attività economiche all’inizio della pandemia”. Basti pensare che i costi per il nolo dei contenitori dal Far East sono già aumentati del 200%. Il motivo? Con la pandemia e il successivo blocco delle attività economiche si è interrotto il ciclo di rotazione dei contenitori e da allora non si mai del tutto ripreso. “Nei mesi scorsi abbiamo già visto un ricorso sempre maggiore al blank sailings (la cancellazione di una toccata o di una tratta) da parte delle grandi compagnie di navigazione. L’instabilità della domanda ha creato una forte congestione e una improvvisa pressione sulle rotte principali dei traffici internazionali innescando un picco di richieste subito dopo la ripresa che però ha dovuto fare i conti con l’improvvisa difficoltà a reperire l’equipment. Risultato: i costi sono lievitati”.

Se Suez non sarà sbloccata presto, l’eccessivo stress sulle catene di approvvigionamento rischia di arrecare ulteriori danni ai traffici. “Molti carrier marittimi stanno già cambiando i loro programmi di navigazione, prendendo in considerazione la rotta più lunga che circumnaviga il continente africano passando da Capo di Buona Speranza”, ha aggiunto Moretto. “Questo vuol dire che i tempi si allungheranno di altri dieci giorni almeno, con un ulteriore aumento dei costi di trasporto e carburante. Ma la cosa che fa più paura è che i container saranno impegnati sulle navi ancora più a lungo del previsto e ciò non farà altro che aggravare le difficoltà nel reperirli”.

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