L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 12 marzo 2021

Ci hanno governato, facendoci piangere lacrime amare, con un'ASTRAZIONE teorica che non trova riscontro nella realtà


DRAGHI E LE TEORIE DEGLI ECONOMISTI
10 Marzo 2021


di Antonio Carbonelli * –

Draghi ha destato l’attenzione di chi ha un minimo di preparazione economica quando nel marzo 2020 ha dichiarato al Financial Times che non è questo il momento di guardare al livello del passivo di bilancio dello stato. E sul modo di affrontare le crisi anche un economista del livello di Piketty nel suo Capitalismo e ideologia, pubblicato nel 2020 al capitolo 13 dichiara che “Una delle conseguenze più vistose dopo la crisi finanziaria esplosa nel 2008 è la disponibilità delle banche centrali a immettere sui mercati finanziari grandi quantità di valuta, un cambiamento che sconvolge la percezione del ruolo di stato e banche centrali”.
Perché questa meraviglia? Perché i manuali di economia insegnano il modello IS-LM teorizzato da Hicks (Nobel 1972) nel 1937, con le sue curve metafisiche di forma rettilinea, per cui nei periodi di espansione andrebbero usate politiche monetarie, che intervengono sulla quantità e il costo del denaro, e nei periodi di crisi politiche di spesa, di bilancio, fiscali, comunque le si preferiscano qualificare, che intervengono su carico fiscale e spesa pubblica. Questo modello è incorporato ancor oggi nei migliori manuali universitari di base di economia, a partire dal manuale di Samuelson (Nobel 1970) e Nordhaus (Nobel 2018). Ed è diventato il credo degli economisti: al punto che Piketty si meraviglia della politica delle banche centrali, quando contraddice questo modello.
Il punto è che il modello IS-LM di Hicks, per quanto insegnato ancor oggi nei migliori manuali e nelle migliori facoltà di economia, è un’astrazione teorica che non trova riscontro nella realtà:
a) perché nessuno ha mai spiegato a che punto della crescita le politiche monetarie dovrebbero intervenire, Quando frenare un periodo di espansione? nessuno lo mai spiegato, né ha mai anche solo osato proporlo. E non mi dire che l’espansione andrebbe frenata quando parte l’inflazione: cosa è inflazione e cosa no? l’inflazione dei salari? degli immobili? o dei titoli di borsa? come sono calcolati gli indici dei prezzi? inoltre non solo non si è mai vista operare una stretta monetaria per frenare un periodo di espansione, ma se anche attuata, una stretta monetaria sarebbe inefficace una volta che i guadagni sperati superino i tassi di interesse.
b) ma soprattutto, il modello IS-LM non trova riscontro nella realtà perché nei periodi di crisi occorre che anche le politiche monetarie non siano restrittive: l’insegnamento fondamentale di Keynes è che nei periodi di crisi occorrono politiche di spesa, e quanto ai periodi di crisi nera non è contraddetto neanche da fondamentalisti liberisti come Hayek (Nobel 1974) e Buchanan (Nobel 1986); l’insegnamento fondamentale di Milton Friedman (Nobel 1976) nell’economia monetaria è invece che la gravità delle recessioni degl’anni ’30 va attribuita alla FED che lascia ridurre la massa monetaria: cioè in periodi di crisi una politica monetaria restrittiva aggrava ulteriormente la situazione. Dunque sia Piketty, sia chi si meraviglia, non leggono Friedman: ma è mai possibile che gli economisti non si leggano l’un l’altro?
La conseguenza è che il modello IS-LM non trova corrispondenza nel concreto atteggiarsi della realtà economica né quanto ai periodi di espansione, né quanto ai periodi di crisi. Probabilmente chi ha visto giusto è Pigou, il predecessore di Keynes nella cattedra di Cambridge, quando rileva che nei periodi di crisi sono insufficienti, se usate da sole, sia le politiche di spesa, alla Keynes, sia le politiche monetarie, alla Friedman.
Ma il fatto che il modello IS-LM teorizzato da Hicks sia incorporato ancor oggi nei migliori manuali universitari di base di economia deve far riflettere: mostra quanto la teoria economica insegnata nelle università, e non solo in Italia, sia ancora distante dall’atteggiarsi concreto della realtà economica. Eppure si tratta un problema tutt’altro che secondario e gravido di conseguenze, e sollevato già da Carl Menger in Austria nell’‘800 e da Cesare Beccaria, proprio lui, il riformatore del diritto penale, in Italia nel ‘700, anche se gli economisti di lingua inglese non lo hanno mai rilevato, né quelli inglesi nell’‘800, né quelli USA nel ‘900. Occorre dunque ripensare più a fondo le curve metafisiche del modello IS-LM di Hicks, e decidersi una buona volta ad abbandonarle anche nei manuali di teoria economica.

* Avvocato giuslavorista e filosofo a Brescia.

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