L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 marzo 2021

Deve finire questa barzeletta, chi li sovvenziona, chi li protegge politicamente? dopo 10 anni sono risposte minimali che bisogna porsi e le sanzioni, atti di guerra poste dall'Occidente, li favoriscono o li danneggiano?

Lo Stato Islamico continua a combattere in Iraq e Siria

16 marzo 2021 


Nonostante la sconfitta nell’ultima battaglia di una certa intensità combattuta all’inizio del 2019 a Baghuz Fawqani (Siria), il Califfato e dalla conseguente sconfitta e caduta del califfato, ma nonostante la sta tornando a costituire un’entità militare rilevante come dimostra il significativo aumento degli attacchi sferrati nel 2020 nelle zone centrali della Siria e dell’Iraq, la rivendicazione degli attentati suicidi che hanno colpito Baghdad nei primi giorni del 2021e la crescente presenza nell’area Afghano-Pakistana e in diverse aree del continente africano.


Un rapporto del Middle East Institute (MEI) – US Policy and the Resurgence of ISIS in Iraq and Syria – afferma che l’IS “dimostra sia la capacità che la volontà di riprendere il territorio, le popolazione e le risorse, sia in Siria che in Iraq”.

Secondo gli analisti militari iracheni, gli attacchi stanno diventando sempre più complessi e sofisticati, con operazioni che prendendo di mira i posti di blocco e le installazioni dell’esercito iracheno: nel primo trimestre del 2020, sono state segnalate 566 azioni e una recente valutazione del Terrorism Research & Analysis Consortium (TRAC) ha rivelato che nel solo agosto 2020 l’IS ha rivendicato in Iraq più di 100 attacchi, con un aumento del 25% rispetto al mese precedente.


In Siria il regime ha concentrato la sua attenzione a nord, nella provincia di Idlib, ultima roccaforte delle milizie di opposizione filo-turche mentre lo Stato Islamico ha ripreso le attività nell’est.

Lo stesso Pentagono del resto ha valutato che l’uccisione del califfo Abu Bakr al-Baghdadi non abbia avuto alcun impatto sulle operazioni dei jihadisti.

L’IS, infatti, sopravvive nelle aree malamente controllate dal regime a ovest dell’Eufrate e nelle zone presidiate sommariamente dalle Forze Democratiche Siriane (SDF), milizie curde e arabe sostenute dagli USA presenti a est dell’Eufrate e lungo il confine iracheno. In questa vasta area, tra Homs e la provincia di Deir ez-Zor, che nell’aprile 2020 i miliziani hanno lanciato una serie di attacchi contro le zone controllate dal governo da Damasco.


Numerose incursioni hanno colpito anche le milizie delle SDF nel nord-est del paese: nel solo mese di agosto 2020 l’IS ha firmato in tutta la Siria 126 attacchi contro i 144 effettuati in tutto il 2019.

L’intelligence di Baghdad riferisce che nella primavera 2020 circa 500 miliziani, inclusi alcuni detenuti fuggiti dai centri di detenzione siriani, sono rientrati in Iraq.

Il movimento jihadista continua a portare avanti il reclutamento online e ad avere finanziamenti e flussi di cassa considerevoli, con riserve stimate dal MEI tra i 50 e i 300 milioni di dollari. Una recente valutazione delle Nazioni Unite ritiene che IS possa contare attualmente su più di 10.000 combattenti, che salgono a 18 mila secondo le stime del Pentagono. (IT Log Defence)

Foto: Stato Islamico

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