L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 marzo 2021

Gli Stati Uniti costretti a percorrere il sentiero stretto, per voler mantenere il predominio mondiale, facendo alleare sempre più strettamente la Cina alla Russia

VISTO DA PECHINO

La nuova Guerra Fredda, la Cina copia da Kissinger la diplomazia triangolare. E si muove con la Russia contro gli Usa

Mosca propone di ridurre la dipendenza dal dollaro. E Xi gioca su due tavoli
di Guido Santevecchi, nostro corrispondente a Pechino

23 marzo 2021

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PECHINO - Cinquant’anni fa, nel luglio del 1971, Henry Kissinger, superconsigliere di Nixon, volò in Cina in segreto per trattare il disgelo. Fu un capolavoro di «diplomazia triangolare»: gli Stati Uniti si infilarono nel varco della rivalità feroce tra Mosca e Pechino giocando su due tavoli, creando relazioni più strette sia con la Cina sia con l’Unione Sovietica di quelle che i due Paesi comunisti avevano tra di loro. Oggi il triangolo è rovesciato.

Di ritorno da Anchorage, dove per conto di Xi Jinping ha rinfacciato ad Antony Blinken di avere piani da Guerra fredda, il ministro degli Esteri Wang Yi ha accolto il capo della diplomazia russa Sergey Lavrov. I cinesi vedono che la Casa Bianca cerca di rivitalizzare le alleanze tradizionali, cominciando da Sud Corea, Giappone, Europa e Nato. Ma Xi crede che Washington avrà difficoltà nel costituire un fronte unito per il contenimento, visto che la Cina sempre in crescita oggi è un mercato commerciale di cui non si può fare a meno: è il primo partner nell’interscambio per Seul e Tokyo e dal 2020 anche per la Ue. A Pechino si sono convinti che i calcoli dell’economia globalizzata lasceranno l’America allo scoperto. «Alle nazioni asiatiche ricordiamo che la Cina è un vicino inamovibile, mentre gli Stati Uniti sono geograficamente estranei a questa parte del mondo», ha scritto il Quotidiano del Popolo.

La triangolazione con Mosca prevede di allargare il fronte ed evitare l’accerchiamento. L’Unione Sovietica fu una superpotenza militare ma un nano industriale; nella nuova Guerra fredda la Cina è la seconda potenza economica del mondo; oggi la Russia ha accanto a sé il mercato cinese che la aiuta a sopportare meglio le sanzioni. Per stringere di più l’alleanza, Lavrov ha proposto di ridurre la dipendenza dal dollaro, regolando il loro interscambio (101 miliardi di dollari) in yuan e rubli.

Xi Jinping conosce bene Joe Biden: nel 2011 e nel 2012, quando entrambi erano vicepresidenti spesero decine di ore a colloquio, perché il presidente Obama voleva sapere di più sull’uomo che avrebbe guidato la Cina. Il leader cinese pensa che l’avversario sia mosso da ideali e interessi nazionali, ma anche pragmatico. I suoi inviati di ritorno dall’Alaska gli hanno riferito che, pur facendo anche un po’ di teatro davanti alle telecamere con dichiarazioni forti, gli americani hanno chiarito di essere pronti a percorrere ogni via per difendere il primato; che nella sfida diretta ci sarà continuità con la linea tracciata da Trump, anche se i modi saranno più civilizzati; che Biden ha bisogno di tempo per rafforzare l’economia interna e riallacciare le grandi alleanze, ma che è disposto ad andare allo scontro se necessario per proteggere gli interessi strategici (sugli ideali si vedrà). Così nell’attesa Xi, che ha il massimo rispetto per Kissinger, ricalca la sua diplomazia triangolare.

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