L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 marzo 2021

Guerra illimitata - la normativa che richiede alle società quotate in borsa di dichiarare di non essere controllate o ispezionate da nessun governo straniero vuole essere emendata ampliando i poteri di vigilanza della Sec sulle società quotate negli Stati Uniti ma con sede estera

La Borsa o la vita. La mazzata di Biden alla finanza cinese

Di Giulia V. Anderson | 27/03/2021 -


Un nuovo emendamento annunciato dalla Sec (Securities and Exchange Commission) americana stringe la cinghia intorno alle aziende cinesi quotate in borsa. Da Alibaba a Tencent, crollano i titoli dei giganti tech del Dragone. Ma per gli esperti ci può essere un effetto boomerang

Il 24 Marzo l’ente vigilante della borsa valori Usa, la Securities and Exchange Commission (SEC), ha annunciato l’introduzione di un nuovo emendamento volto a regolamentare (ulteriormente) le aziende estere quotate al New York Exchange. Dopo il comunicato, molti titoli tech cinesi sono crollati bruscamente. Di questo passo, c’è il rischio di far cancellare tutte le aziende dal listino della borsa.

Ogni azienda quotata in borsa negli Stati Uniti deve avere un financial auditor, ad esempio una delle cosiddette big four, che revisioni i conti. Per le aziende cinesi, tuttavia, questo non è possibile, specialmente considerati i termini del nuovo emendamento.

Pechino non accetta che siano dei regolatori della Sec a mettere le mani sui libri aziendali. Per questo motivo la Sec vuole introdurre un nuovo emendamento all’Holding Foreign Companies Accountable Act, la normativa (introdotta nel 2020) che richiede alle società quotate in borsa di dichiarare di non essere controllate o ispezionate da nessun governo straniero.

La Sec vuole emendare una sezione della citata legge ampliando i propri poteri di vigilanza sulle società quotate negli Stati Uniti ma con sede estera. Se l’azienda non si adeguasse, violando per tre anni questo emendamento, sarebbe cancellata dalla lista di società quotate (delisted).

Il possibile delisting è un gran colpo basso per le aziende quotate negli Usa, riducendo di molto la possibilità di raccogliere capitale estero. È ciò che è successo alle società cinesi quotate a New York, tra cui Alibaba, Tencent e Baidu (il Google cinese). Queste tre, ad esempio, sono quotate ad Hong Kong ma anche al New York Exchange grazie agli Adr, un sistema che offre agli investitori Usa un mezzo per ottenere un’azione non-Usa senza trattare con i mercati azionari stranieri (e cambiare valute).

Se gli Stati Uniti introducessero il nuovo emendamento, queste aziende potrebbero perdere molti investitori statunitensi. Ne deriverebbe instabilità finanziaria, che si tradurrebbe in un calo nel valore dell’azione. In seguito alla notifica di emendamento, il 25 Marzo Alibaba ha infatti chiuso al -4%, Tencent al -2.8% e Baidu al -9.7%.

Con un crollo di tali proporzioni, Alibaba ha già perso circa 21 miliardi di dollari hongkonghesi. Calcolando la perdita: il valore equity è, ad oggi, di 4.68 trilioni di HK$ – in euro circa 510 miliardi – crollando del 4% hanno quindi perso 21 miliardi e tutto questo perché potrebbero essere, forse, delisted. Sempre per lo stesso timore, l’indice che tiene tutte le società tech di Hong Kong ha perso il -5%.

Si tratta, in definitiva, di una mossa politica. Di certo non una buona mossa per il mercato azionario. Come ha sottolineato sul Financial Times Andy Maynard, trader per China Renaissance Investment Bank, nessun suo cliente sta chiedendo di comprare azioni di Alibaba (azioni spesso richieste). Maynard si aspetta una correzione del prezzo di mercato (abbassamento di un’azione del 10%), anche questo un pessimo segnale.

Ovviamente qui si entra nel campo delle speculazioni. Non così lontane dalla realtà, visto l’andamento del mercato. Un nuovo capitolo nella partita geopolitica fra Stati Uniti e Cina. Che è ancora ben lontana dal triplice fischio.

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