L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 marzo 2021

Ida Magli 11

Riforme 
Gli Italiani non sanno d'aver perso la sovranità

di Ida Magli, da "Il Giornale" domenica 11 Marzo 2001

Nella legge di riforma della Costituzione, approvata dalla maggioranza di sinistra in gran fretta poche ore prima dello scioglimento delle Camere, c'è un passo fondamentale e che pure non è stato portato a conoscenza dei cittadini né prima né dopo della sua approvazione. Si tratta dell'Articolo 117 di cui trascrivo il testo: " La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali". In queste tre righe è codificata la perdita della sovranità legislativa dell'Italia. Per questo l'articolo 117 non è stato discusso apertamente: gli italiani non debbono sapere. 

Il silenzio che accompagna da anni la costruzione dell'Unione Europea nel suo vero scopo: la fine dell'indipendenza dei singoli Stati, è un silenzio perseguito coscientemente dai governanti perché sanno bene che i popoli non l'accetterebbero. Ma, sebbene ci sia stato l'accordo di tutti i governanti che hanno progettato l'Unione nel seguire questa strategia, il modo con il quale è stata messa in atto in Italia è unico, e spetta agli Italiani il giudizio su di esso. Dunque, rileggiamo: la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché - è qui che si nasconde il punto fondamentale - dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Spetta ai costituzionalisti analizzare nella sua assoluta illegittimità questo articolo, ma gli Italiani hanno il diritto di sapere che hanno perso la sovranità. Sia Lo Stato che le Regioni non possono legiferare se non subordinatamente ai "vincoli comunitari", i quali vengono citati in questo modo ambiguo perché nella Costituzione la comunità europea, da cui discendono i vincoli, non esiste. In tutto il resto della Costituzione, infatti, prima dell'attuale riforma, non esisteva neanche il termine "Europa", così come la "comunità europea" e l'enorme castello dell'Unione Europea è stato edificato al di fuori della Costituzione, a colpi di Trattati (Maastricht, Amsterdam, Nizza) assegnati formalmente alla politica estera proprio per aggirare l'ostacolo. Inoltre è stato possibile così, dato che la politica estera è sottratta al giudizio dei cittadini con una norma specifica della Costituzione, informarne gli Italiani poco e male, impedendo una vera discussione in proposito. 

E' in base a questa astuzia, a questo voluto e proditorio cavallo di Troia, che gli Italiani hanno perso a poco a poco, senza essere messi in grado di valutarne le conseguenze, la propria indipendenza, mentre i governanti firmavano a cuor leggero, come sempre è avvenuto nei tanti secoli di storia che abbiamo alle spalle, la sottomissione ai poteri stranieri. Le tre righe dell'articolo 117 sono state introdotte perciò, per legittimare, nascondendolo nel gran clamore del federalismo e delle concessioni fatte alle autonomie locali, la perdita di autonomia sia delle Regioni che dello Stato. 

Che senso può avere, però, nell'ambito strettamente giuridico, il richiamo a vincoli comunitari che nella Costituzione stessa non sono nominati? Perfino un filologo, uno storico allenato a decrittare testi antichi, è in grado di mettere in luce l'invalidità sia formale che di contenuto di un documento stilato in questo modo. Inutile dire che l'ambiguità è voluta: non esiste infatti nessun Paese libero che dichiari per Costituzione di dipendere da un potere straniero, un potere, per giunta, ancora non costituito e non citato nella Costituzione stessa. I governanti italiani debbono adesso venire allo scoperto: chi è che comanda sugli Italiani? E gli italiani vogliono essere governati in questo modo? Gli altri popoli dell'Unione sono già stati chiamati o verranno chiamati nel prossimo futuro a proclamare la propria volontà in proposito. I risultati dei vari referendum sono stati, come è noto, quasi del tutto negativi. Adesso finalmente, per motivi diversi da quelli riguardanti l'Unione Europea, anche gli Italiani saranno chiamati ad esprimere la propria volontà con un referendum. Auspicavano da tanto tempo una maggiore libertà e autonomia locale invocando il federalismo. Si trovano invece, contestualmente al federalismo, a dipendere da un enorme Sovrastato, privo di volto e di nome, sia a livello locale che a livello nazionale. 

Raccogliamole subito le firme necessarie. Nessuno di illuda: la burocrazia e la corruzione "romana" sono nulla in confronto a quelle francesi, tedesche, olandesi, belghe, inglesi, italiane, svedesi... tutte messe insieme. Parola del nostro Capo del Governo in una intervista al Corriere della Sera: "Bassanini ha tolto 300 norme e Bruxelles ne ha mandato 3.000". 

Ida Magli

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