L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 marzo 2021

Ida Magli 9

Comunicato stampa

Votazione popolare:
il 77% degli Svizzeri dice "no" all'Unione Europea (UE) 

Eidgenössisches Komitee
für eine direkt-demokratische,
neutrale und souvräne Schweiz

Comitato federale per una Svizzera neutrale,
sovrana e con democrazia diretta

Nella votazione popolare del 4 marzo 2001 una schiacciante maggioranza
di cittadine e cittadini svizzeri (76,7%) ha bocciato l'iniziativa
costituzionale "Sì all'Europa", il che significa un chiaro no all'UE.
Alla consultazione hanno partecipato il 54,7% dei cittadini aventi
diritto di voto, tasso di partecipazione non più raggiunto dopo la
votazione sullo Spazio Economico Europeo (SEE) del 1992. L'iniziativa
"Sì all'Europa" aveva come obiettivo una modifica della costituzione nei
riguardi di un'adesione all'UE e prevedeva immediate trattative di
adesione da parte del Governo svizzero. Con questa votazione popolare i
cittadini svizzeri hanno difeso la sovranità, la neutralità e
l'indipendenza del loro paese. Il risultato dimostra l'opposizione dei
cittadini agli sviluppi dell'UE di questi ultimi anni. Tutti i Cantoni
hanno detto "no". In due Cantoni (Uri e Appenzello interno) il "no" ha
superato il 90%, nel Canton Grigioni (prevalentemente di lingua
romancia) 85,5% hanno votato"no", e nel Canton Ticino (di lingua
italiana) il "no" è stato dell'84,1%. Anche nella Svizzera francese,
obiettivo preferito dai promotori dell'UE, il risultato è stato molto
chiaro: nel Canton Vallese 79,1% di "no", nel Canton Friborgo 72,7%, nel
Canton Vaud (con la città di Losanna) 60%, nel Canton Ginevra 59,6%, nel
Canton Giura 55% e in quello di Neuchâtel 55.8%. La crescente
opposizione della Svizzera contro l'UE va ricercata soprattutto nello
sviluppo di quest'ultima verso un colosso antidemocratico in mano
all'Internazionale socialista. Le sanzioni inflitte dall'UE ai loro
vicini austriaci hanno aperto gli occhi ad una grande maggioranza di
cittadini svizzeri; grazie ai buoni contatti di vicinato, essi erano
molto ben informati sulla realtà democratica in Austria e non si sono
lasciati ingannare dalle argomentazioni manipolative della Commissione
di Bruxelles (da notare che le autorità stesse di Bruxelles non hanno
nessuna legittimazione democratica). Si pensi che perfino la Svizzera
poco tempo fa ha subito minacce di sanzioni. Inoltre al vertice di Nizza
è stata decisa la predominanza della Francia e della Germania nei
confronti di tutti i paesi europei più piccoli, il che porta ad un
rapido sviluppo di egemonia dell'asse Parigi-Berlino. Inoltre i
cittadini svizzeri prendono nota con grande disappunto della truppa
d'intervento dell'UE in fase di preparazione (un esercito con 60'000
soldati professionisti, in grado di entrare in azione in un raggio di
4000 km durante un intero anno). Questo strumento che in nessun paese
europeo è stato legittimato democraticamente dai cittadini,
rappresenterà il braccio militare dell'Internazionale socialista. Già
oggi si parla dei Balcani, del Vicino Oriente, come pure dei paesi
all'interno dell'UE che non fossero d'accordo con le decisioni dell'asse
franco-tedesco del nuovo Impero quali possibili regioni d'intervento
della nuova truppa. 

Il "Comitato federale per una Svizzera neutrale, sovrana e con
democrazia diretta" invita tutti i paesi del mondo a rispettare questa
volontà d'indipendenza della Svizzera e a sostenere gli sforzi del
nostro piccolo paese per il mantenimento dell'indipendenza, della
neutralità e della sovranità. Solo così la Svizzera potrà contribuire
anche in futuro ad una politica attiva di pace, mettendo a disposizione
il proprio territorio neutrale per trattative e potrà continuare a
praticare efficacemente l'aiuto umanitario tramite la Croce Rossa. Solo
così essa potrà anche in futuro fungere da modello per la coesistenza
pacifica di regioni con lingue, religioni e mentalità diverse, sulla
base della democrazia diretta.

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