L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 marzo 2021

Il cammino della civiltà inciampa




Se c’è un colore che mi fa una certo disgusto di questi tempi, è il verde.

Francamente, preferisco il grigio, della nostra gatta.


“Adesso basta con questo imbroglio per cui tutti, anche se sono i peggiori inquinatori, diventano di colpo così verdi che più verdi non si può. La parola magica che lo consente è “sostenibile”. Ormai è tutto “sostenibile”: le auto, l’agricoltura, la pesca, la finanza, la moda…. e chi più ne ha più ne metta. Ma, se poi andiamo a vedere, si tratta quasi sempre di apparenza o di minime ed irrilevanti modifiche palesemente finalizzate ad aumentare vendite, consumi e profitti, senza intaccare realmente l’attuale modello di sviluppo i cui effetti stiamo duramente pagando in termini di salute e di qualità della vita.”

Abbiamo addirittura un ministro della transizione ecologica che proviene da una fabbrica di armi (vabbè, la guerra un pochinino riduce la popolazione, ma l’ecologia non è tutta lì).

La tragedia profonda sta nel fatto che il conflitto viene presentato come se fosse, tra il fabbricante di armi appassionato di energia nucleare, e i retrivi scettici che dicono che non esiste nemmeno una questione ambientale.

Così se sei ecologista, ti schieri con la devastazione; se sei comprensibilmente disgustato dalla stucchevole retorica della crescita sostenibile, ti schieri lo stesso con la devastazione.

Risultato, se sei del PD, vuoi distruggere la Piana Fiorentina per farci la nuova pista dell’aeroporto di Peretola, se sei della Lega, vuoi fare la stessa identica cosa, ma fate finta di essere diversi.

E se tutta la discussione la monopolizzano loro, chi si schiera con i fenicotteri che ne abitano i laghi non esiste nemmeno.


Vedo con sollievo che sono usciti, in contemporanea, un film e un libro intitolati, Bright Green Lies, “menzogne verde brillante”.

Il film è di Julia Barnes, che aveva già fatto un notevole documentario, Sea of Life, sulla distruzione senza ritorno del principale ecosistema del nostro pianeta.

Bright Green Lies dà uno sguardo approfondito alla più recente ondata di ambientalismo e alla sua convinzione che attraverso le rinnovabili al 100%, il riciclaggio e le auto elettriche, possiamo avere la civiltà industriale senza distruggere il pianeta.

“Negli ultimi decenni, questo ‘ambientalismo verde brillante’ è diventato mainstream”, ha detto Julia Barnes. “C’è un numero incredibile di affermazioni fatte sulle tecnologie “verdi” che sono francamente false. Parole come “pulito”, “libero”, “sicuro” e “sostenibile” sono spesso gettate in giro dagli ambientalisti verde brillante. Si comportano come se i pannelli solari e le turbine eoliche crescessero sugli alberi”.

Il libro Bright Green Lies invece è opera degli ispiratori di Deep Green Resistance, Derrick Jensen e Lierre Keith – il primo un autore ecologista nella tradizione radicale americana di Thoreau, la seconda una femminista radicale e contadina.

Entrambi hanno la straordinaria capacità di preferire sempre la realtà vissuta, la chiarezza, la verità, la semplicità di linguaggio, a qualunque comodo luogo comune gergale. Ma ogni volta che si sono scontrati per questo con la sinistra politically correct, non hanno mai chiesto scusa, e questo va a loro onore.

Il libro l’ho ordinato, non l’ho ancora letto, ma vi lascio con le citazioni di alcuni degli ultimi testimoni della vita nel mondo.

La prima è Vandana Shiva, che ho avuto la fortuna di conoscere di persona:

“Bright Green Lies è un campanello d’allarme di cui abbiamo molto bisogno se vogliamo evitare di camminare nel sonno verso l’estinzione – unendoci a 200 dei nostri simili e parenti che ogni giorno vengono spinti all’estinzione da una macchina del denaro estrattiva e colonizzatrice, lubrificata da un’avidità senza limiti e guidata dalla mente meccanica dell’industrialismo.

Questa macchina distruttiva è etichettata come “civiltà”, e la sua imposizione violenta e brutale sulle culture e comunità indigene è legittimata come la “missione civilizzatrice” per la quale gli stermini della ricca diversità culturale e biologica della terra sono necessari per la lineare e cieca corsa al progresso. Le religioni cambiano, lo sterminio continua. Ma ci sono altre vie: le vie delle culture indigene alle quali dobbiamo rivolgerci per imparare a camminare con leggerezza sulla terra”.

Poi c’è Chris Hedges, di cui abbiamo già ripreso un testo straordinario, su altro tema:

“Bright Green Lies espone l’ipocrisia e la bancarotta dei principali gruppi ambientalisti e dei loro più importanti cheerleader. Gli ambientalisti più noti non si occupano di dire la verità, o anche di sostenere soluzioni razionali per smussare l’imminente ecocidio, ma un’illusione mendace ed egoista che fornisce conforto a spese della realtà.

Non riescono ad affermare l’ovvio.

Non possiamo continuare a sguazzare nel consumo edonistico e nell’espansione industriale e sopravvivere come specie.

Il dibattito ambientale, sostiene Jensen, è, a causa loro, distorto dall’arroganza e dal desiderio infantile da parte di quelli nelle nazioni industrializzate di sostenere l’insostenibile. Tutti i dibattiti sulla politica ambientale devono iniziare onorando e proteggendo, non i desideri della specie umana, ma la santità della terra stessa. Ci rifiutiamo di porci le domande giuste perché queste domande espongono una cruda verità: non possiamo continuare a vivere come stiamo vivendo. Farlo è una follia suicida.

Concludo (in attesa che mi arrivi il libro) con una citazione di Derrick Jensen, che credo riassuma bene il piccolo mondo di persone, con tante esperienze diverse di vita, che alla fine si ritrovano nel contrastare la menzogna:

“Così, mentre questo è un libro sulla lotta, alla fine è un libro sull’amore. Gli uccelli canterini e i salmoni hanno bisogno del tuo cuore, non importa quanto stanchi, perché anche un cuore spezzato è ancora fatto d’amore. Hanno bisogno del vostro cuore perché stanno scomparendo, scivolando nella notte più lunga dell’estinzione, e la resistenza non è in vista.

Dovremo costruire quella resistenza da qualsiasi cosa ci venga in mente: sussurri e preghiere, storia e sogni, dalle nostre parole e azioni più coraggiose. Sarà difficile, ci sarà un costo, e in troppe albe implacabili sembrerà impossibile. Ma dovremo farlo comunque. Perciò raccogliete il vostro cuore e unitevi ad ogni essere vivente. Con l’amore come prima causa, come possiamo fallire?”.


Amore a Peretola, dove il Destrocentrosinistra vuole imporre la devastazione…

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