L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 marzo 2021

Il fallimento di Euroimbecilandia, voluto o non, con l'evidente rifiuto ideologico dei vaccini cinesi e russi è combustibile per il compito dello stregone maledetto per far evolvere gli euroimbecilli verso un'integrazione ancora più stringente e soffocante


7 MARZO 2021

Unione europea, Stati Uniti e Israele. Tre attori, tre modi differenti di gestire l’emergenza coronavirus e tre modi altrettanto divergenti di coordinare i rispettivi piani vaccinali di massa. A proposito di vaccini, mentre il governo israeliano ha quasi terminato di immunizzare l’intera popolazione (circa 7 milioni di persone), e quello americano è sulla buona strada per farlo nel giro di qualche mese, a Bruxelles è ancora notte fonda. Dovessimo fare una rapida sintesi di quanto avvenuto, potremmo dire che Tel Aviv non ha mai avuto problemi di scorte, gli Stati Uniti di Joe Biden hanno fatto tesoro degli accordi stipulati da Donald Trump con le case farmaceutiche e l’Europa è affogata nella sua stessa, inutile burocrazia.

Basta dare un’occhiata agli ultimi dati sulle vaccinazioni per capire a cosa ci stiamo riferendo. Prendiamo il numero di dosi di vaccino anti Covid somministrate per 100 persone (dati aggiornati al 5 marzo). Israele guida il terzetto (98.94), con un ampio margine di distacco dagli Stati Uniti (quarti nella graduatoria globale con 25.42) e un abisso rispetto all’Unione europea (8.77). La parafrasi delle cifre riportate è evidente e non ha bisogno di troppe spiegazioni. Semplicemente, i Paesi membri dell’Ue non hanno ancora ingranato la marcia delle vaccinazioni. E questo è un bel problema, visto che il virus continua a fare contagi e mietere vittime.

Pragmatici e giuridici

Sia chiaro: l’Europa è ancora in tempo per rimediare ai suoi errori. Potrebbe – usiamo il condizionale – gettare il cuore oltre l’ostacolo e fare di tutto per ridurre in cenere la burocrazia dietro la quale sembra volersi nascondere. Tuttavia, come ha sottolineato il Corsera, le responsabilità della Commissione europea cozzano con il suo stesso ruolo. Prendere le decisioni in nome (e per) 27 Paesi, ognuno dei quali dotato di proprie caratteristiche, è molto più complesso che non prenderle in uno solo, come accade per Israele e Stati Uniti (anche se in realtà pure Washington deve fare i conti con tante realtà distinte, una per ogni Stato federale).

La differenza fondamentale sarebbe in ogni caso da ricercare nella maniera di concepire i rapporti tra Stato e imprese al fine di raggiungere obiettivi di interesse comune. Da questo punto di vista, ci troviamo di fronte a due modelli opposti: quello del pragmatismo, ricco di discrezionalità e accompagnato da una notevole fiducia nella pubblica amministrazione, e quello giuridico, basato sulla necessità di limitare la discrezionalità della pa. Insomma, i Paesi dell’Ue, fino a questo momento, hanno fallito nella loro missione.

Una differenza abissale

Sintetizzando quanto detto, possiamo dire che per Stati Uniti e Israele (ma anche Regno Unito), Paesi pragmatici per eccellenza, l’importante è raggiungere il risultato finale, in tal caso immunizzare la popolazione; per gli Stati membri dell’Ue, Paesi giuridici, conta che i soldi siano spesi secondo procedure complesse, trasparenti ma anche lunghe e farraginose. Potremmo comunque aprire una parantesi sulla trasparenza degli accordi stretti tra Bruxelles e le varie aziende del farmaco, ma non è questa la sede più opportuna.

Soffermiamoci sugli Stati Uniti. All’inizio del 2020, l’America ha creato un’organizzazione denominata Warp Speed, guidata dal generale responsabile della logistica dell’esercito americano e da un rinomato ricercatore. Il suo obiettivo? Con un budget iniziale di 10 miliardi di dollari messi a disposizione dal governo americano, aveva (e ha) il compito di lavorare con le ditte produttrici di vaccini per aiutarle nell’impresa a qualsiasi costo. Qualcosa del genere non c’è e probabilmente non potrà mai esserci nel contesto europeo. Dove, nonostante l’emergenza in corso, sembra molto più impellente seguire l’approccio giuridico che non quello pragmatico. Ecco, forse, le radici dell’insuccesso europeo. Non solo sul piano vaccinale.

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