L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 marzo 2021

Il freddo vento che viene dall'Alaska è il medesimo che accusa Putin. Gli sproloqui statunitensi si ammantano di follia allo stato puro

ESTERO

Gelo artico fra Usa e Cina, litigano anche sul protocollo

Infuocato scambio di critiche e accuse di quasi un'ora. I cinesi hanno accusato gli americani di non essere ospitali. Tutto davanti alle telecamere, in mondovisione

aggiornato alle 14:5019 marzo 2021

© FREDERIC J. BROWN / POOL / AFP
- Summit Usa-Cina ad Anchorage (Alaska)

AGI - È scontro aperto in Alaska tra Cina e Stati Uniti, al primo vertice da quando Joe Biden si è insediato alla Casa Bianca.

I rapporti tra le due grandi potenze erano già tesi ma al vertice di Anchorage, in Alaska, le dichiarazioni di apertura, di circostanza prima dei colloqui diplomatici veri e propri, si sono trasformati in un infuocato scambio di critiche e accuse che è durato quasi un'ora. I cinesi sono addirittura arrivati ad accusare gli statunitensi di non essere ospitali e di aver violato le regole del protocollo diplomatico. E tutto davanti alle telecamere: è stato mostrato n mondovisione il grado di deterioramento delle relazioni tra Washington e Pechino.

Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha subito sottolineato la "profonda preoccupazione" per le violazioni dei diritti umani ai danni della minoranza musulmana uighura, sulle questioni di Hong Kong, Taiwan, per gli attacchi informatici agli Stati Uniti e per i metodi di "coercizione economica" di Pechino.

"Ognuna di queste azioni minaccia l'ordine fondato sulle regole che mantiene la stabilità globale", ha scandito il capo della diplomazia Usa.

Dura la risposta della Cina: "Pensavamo troppo bene degli Stati Uniti. Pensavamo che gli Stati Uniti avrebbero seguito il protocollo diplomatico", ha ribattuto il direttore della Commissione Affari Esteri del Partito Comunista Cinese, Yang Jiechi, parlando a raffica per quindici minuti.

Gli Usa devono "cambiare la propria immagine", invece di fare "osservazioni irresponsabili" su diritti umani e democrazia in Cina e, ha aggiunto, devono abbandonare "la mentalità di gioco a somma zero, la pratica della giurisdizione dal braccio lungo, e non abusare del concetto di sicurezza nazionale per interferire nei normali scambi commerciali".

Questo, gli ha fatto eco il ministro degli Esteri Wang Yi, "non è il modo di trattare gli ospiti": Washington deve abbandonare "le vecchie abitudini egemoniche statunitensi" e smettere di interferire nelle questioni interne della Cina. Blinken di rimando ha bollato come teatrale la posizione di Pechino: "La delegazione cinese sembra essere arrivata con l'intento di mettersi in mostra, concentrata sulla teatralità rispetto alla sostanza". 

E il capo della diplomazia americana ha insistito che c'è "profonda soddisfazione" da parte degli alleati degli Stati Uniti per il ritorno degli Usa sul palcoscenico globale, mentre c'è "profonda preoccupazione" per le azioni della Cina. 

Clima teso già alla vigilia

Gli Stati Uniti hanno irritato Pechino imponendo sanzioni a funzionari cinesi di Hong Kong per il via libera alla riforma del sistema elettorale della città, destinata a marginalizzare le voci pro-democrazia nell'ex colonia britannica. Le sanzioni, ha avvertito il ministro degli Esteri cinese "non scuoteranno la ferma volontà del popolo cinese di salvaguardare la sovranità e la dignità" nazionali. 

Il disaccordo riguardava lo stesso formato dell'incontro: un "dialogo di alto livello" per la Cina; un faccia a faccia per discutere i tanti punti di dissenso, per Washington.

Un terzo round di colloqui è in programma per oggi, anche se le premesse sono tutt'altro che incoraggianti: per Pechino, gli Usa "non hanno la qualifica per potere parlare alla Cina da una posizione di forza". Washington, invece, insiste sui punti in agenda: "Non sono questioni meramente interne, e abbiamo l'obbligo di sollevarle". 

Giù le Borse cinesi

Lo scambio di stoccate ad Anchorage ha contribuito a spingere al ribasso le Borse cinesi: Shanghai ha chiuso in calo dell'1,69%, mentre a Shenzhen l'indice Component ha terminato la seduta in ribasso del 2,56%.

Tra le prime reazioni c'è quella di Hu Xijin, direttore dell'agguerrito tabloid Global Times. "Cina e Stati Uniti non si sono mai accusate in modo così aperto e sgarbato", ha commentato su Twitter, e la società cinese è "stanca dell'arroganza, dei doppi standard e del teppismo" degli Usa. L'esito era, però, largamente previsto da Washington.

"Ci aspettiamo discussioni molto, molto dure", ha dichiarato un funzionario della delegazione statunitense prima dell'inizio dei colloqui.

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