L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 27 marzo 2021

Il Grande Cambiamento, su cui aveva puntato tutte le sue carte gli Stati Uniti, è miseramente fallito in quanto la Cina e la Russia lo hanno prima subito per poi disinnescarlo in contemporanea. Questo poggiava sulla narrazione dell'influenza covid, ma la preparazione dei vaccini cinesi e russi da una parte e dall'altra il rilancio velocissime delle loro economie, quella cinese più rispetto a quella russa, ha lasciato basito gli statunitensi che prigionieri della loro strategia hanno dovuto accelerare le vaccinazioni di massa, unico sentiero che loro stessi si sono lasciati per superare la crisi innestata/propagandata. Ora sono alla rincorsa della locomotiva cinese, nel frattempo per rallentarla hanno rispolverato l'ideologia dell'INGERENZA, la stessa usata contro la Russia, e su questo terreno anch'esso a senso unico, si stanno tagliando tutti i ponti alle spalle, coinvolgendo Euroimbecilandia, l'Australia, il Giappone, l'India, quanto poi questi paesi seguiranno pedissequamente gli ordini che vengono da Washington è tutto da verificare. I medesimi ideatori che spingono verso la guerra calda contro la Cina e Russia dubitano fortemente delle loro capacità di uscirne vincitori

L’eurocretino taglia i ponti con Cina e Russia

Maurizio Blondet 27 Marzo 2021

“l’Italia si è allineata ad altri paesi europei, tra cui Francia, Germania e Belgio, e ha convocato l’ambasciatore cinese in segno di protesta contro le sanzioni imposte dalla Cina a parlamentari, ricercatori e istituzioni dell’Unione europea. Ne dà notizia con grande soddisfazione da neocon assetato di conflitto, Il Foglio , che sottolinea: “E’ la prima volta da almeno due anni – E non c’era ad accoglierlo il ministro Luigi Di Maio, che esattamente due anni fa ha firmato con Pechino l’ingresso dell’Italia nella Via della seta – era in missione a Bruxelles. Li Junhua è stato ricevuto invece dalla viceministra Marina Sereni, in quota Pd. Chi c’era racconta al Foglio di un incontro blindato e teso, ma soprattutto “a dir poco brevissimo”.

Insomma arrogante e gratuitamente offensivo. Per tagliare i ponti.

“Nello scarno comunicato della Farnesina l’Italia “conferma il sostegno alle misure adottate dall’Ue e rigetta come inaccettabili le sanzioni cinesi, che ledono i fondamentali diritti di libertà di espressione, parola, pensiero ed opinione, il cui esercizio è connaturato al pieno dispiegamento della democrazia e dei suoi valori, cui l’Italia e l’Ue si ispirano”. Silenzio sul caso da parte del ministro ma anche del sottosegretario agli Esteri con delega all’Asia, Manlio Di Stefano, sempre in quota M5s”. Così gongola il Foglio.

Insomma da quel che si capisce è stata una iniziativa autonoma di questa Marina Sereni, PC da sempre, da sempre agli ordini di Bruxelles, senza consultare il ministro: uno stile inequivocabilmente neocon. Ossia incivile e prevaricatore, secondo la moda delle relazioni internazionali con insulto e inaugurata da Biden e Blinken.

Invece Putin ha telefonato: la UE vuole davvero troncare i ponti?

In significativo contrasto, lunedì scorso il presidente Putin ha preso l’iniziativa di alzare il telefono e chiamare Charles Michel, un belga da quattro soldi che presiede il Consiglio Europeo – un organo di “governance” (in UE non c’è “governo” ma “governance”) che riunisce i 27 capi dei governi, e che Michel dovrebbe mettere d’accordo su un compromesso – per un ultimo tentativo di disinnescare il conflitto che i servi europei di Biden stanno creando di sana pianta, a freddo.

Al telefono, il presidente russo deplorato lo stato dei rapporti tra Ue e Russia, perlomeno non costruttivi, anzi conflittuali, e si è detto pronto a ristabilire normali rapporti se anche l’Ue, da parte sua, è interessata.

Ebbene: il belga gli ha risposto con arroganza che lui comunque non ha il mandato di disinnescare il conflitto, ma che ci sono grandi divergenze con la Russia e che questi rapporti sono davvero a un livello molto basso. Per l’UE, il miglioramento di queste relazioni dipende solo dalla Russia. E tre condizioni sono formulate contro di esso:

  • attuare gli accordi di Minsk, di cui ovviamente l’UE non è più garante ma parte;
  • porre fine alla “sua guerra ibrida e agli attacchi informatici contro gli Stati membri – la Russia è un paese aggressore per l’UE”;
  • rispettare i diritti umani.

La reazione di Lavrov

Immediata la reazione del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che ha dichiarato che la Russia non ha rapporti con l’Ue come organizzazione: “Bruxelles ha distrutto le relazioni con Mosca. Sono pochi i paesi in Europa che sono guidati dal loro interesse nazionale e mantengono un partenariato equo con la Russia ”.

Non è che Putin abbia scavalcato Lavrov, o che non sappia che la sua iniziativa avrebbe incontrato il muro arrogante del servo occidentalista che cercava il conflitto ed ha avuto la sua vittoriuzza .

La sua telefonata è un gesto ultimo da uomo di pace, per così dire fatto “davanti a Dio” : non abbiamo lasciato nulla di intentato, Tu sei testimone.

Realizzato l’incubo di Mackinder

Il punto è che la cosca Biden-Blinken (e Kagan), con gli insulti e la delirante intenzione (espressa esplicitamente dall’American Enterprise, di cui il Foglio di Ferrara è l’organo per l’Italia) di aizzare un cambio di regime con la caduta di Putin in Russia, e addirittura quella di Xi in Cina, per riportarli da subalterni nel Dollaro Globale, sta rendendo reale l’incubo piratesco di Halford Mackinder, il saldarsi dell “Isola-Mondo”, l’oceano di terra irraggiungibile dalle incursioni navali brtitanniche. Gli europeisti atlantisti, gettando Putin ad allearsi con la Cina, stanno rendendo realtà “ il superstato eurasiatico, basato tra il Volga e lo Yangtse”, segnala Alastair McLeod. E la definizione è restrittiva: proprio Mckinder definiva come come fulcro invincibile mondiale “la pianura che si estende dall’Europa centrale sino alla Siberia occidentale, che ha una posizione strategica su Mar Mediterraneo, Medio Oriente, Asia meridionale” e confina con la Cina.

Mackinder spiegò che chi l’avesse controllata, avrebbe guadagnato il dominio della intero Continente Antico, ossia l’unione di Eurasia ed Africa”.

E guardate, dice McLeod, che questo potere non è dovuto alla superiorità militare, ma alla semplice economia. “Mentre l’economia statunitense subisce un esito inflazionistico post-lockdown. e una crisi esistenziale per il dollaro, l’economia cinese esploderà sulla scia dell’aumento dei consumi interni, che è un obiettivo ufficiale del governo; e nonostante tutti gli sforzi e trucchi per stroncare l’export della Cina (anche con il blocco di Suez) l’aumento delle esportazioni, conseguenza inevitabile dello stimolo americano della domanda dei consumatori e di un crescente deficit di bilancio”.

I trilioni di dollari di cui la Fed ha inondato il consumatore americano andranno a comprare merci cinesi, lo si voglia o no, e perfino gas russo.

Vi siete accorti, occidentalisti neocon, che la Cina già controlla l’Africa, come temeva McKinder? Che i treni merce uniscono già Berlino e l’economia tedesca- quindi europea – a Pechino? Saldando quella che McKinder chiamava l’Eurasia? E’ un fatto oggettivo: “Le nazioni del sud-est asiatico nella sfera di influenza degli Stati Uniti sono teoricamente legate all’economia del partenariato, e le vie della seta terrestre e marittima legano in modo simile rispettivamente l’UE e gli stati dell’Oceano Indiano e dell’Oceano Pacifico occidentale. Ammonta a oltre la metà della popolazione mondiale che non condivide più gli interessi economici e valutari di 328 milioni di americani.

Lanciandosi a fare la guerra fredda contro Putin, avete dato alla Cina la superpotenza atomica che non ha. Quindi: l’amministrazione Biden, contro la potenza combinata di Russia e Cina, l’America fallirà nei suoi obiettivi politici, non per mancanza di potere militare, ma a causa delle forze economiche” .

Il punto è che i neocon, temo, lo sanno, e si stanno preparando alla guerra non fredda, ma calda; ancora pochi anni, e la superpotenza Usa non sarà in grado di vincere una guerra mondiale; “sanno di avere poco tempo”

A temere i fanatici neocon e il loro progetto di guerra devono essere anche certi circoli e famiglie di potere del Deep State. Lo dimostra un articolo sorprendente su Foreign Affairs. A firma di Richard N. Haass e Charles A. Kupchan, datato 23 marzo 2021, è sorprendente fin dal titolo: “Il nuovo Concerto dei Potenze”. Meglio invitare Cina e Russia alla compartecipazione, invece di antagonizzarle. Perché?

Perché“ L’Occidente, dicono i due globalisti, sta perdendo non solo il suo dominio materiale, ma anche il suo dominio ideologico. In tutto il mondo, le democrazie stanno cadendo preda dell’illiberalismo e del dissenso populista mentre una Cina in ascesa, assistita da una Russia combattiva, cerca di sfidare l’autorità dell’Occidente. La storia insegna che tali periodi di tumultuosi cambiamenti comportano un grande pericolo: le lotte tra grandi potenze sulla gerarchia e l’ideologia portano regolarmente a grandi guerre”.

Molto meglio realizzare il Concerto di Potenze, informale e inclusivo, che nell’Ottocento frenò “la competizione geopolitica e ideologica che di solito accompagna il multipolarismo. Un concerto globale avrebbe sei membri: Cina, Unione Europea, India, Giappone, Russia e Stati Uniti. Democrazie e non democrazie avrebbero la stessa posizione e l’inclusione sarebbe una funzione del potere e dell’influenza, non dei valori o del tipo di regime. I membri del concerto rappresenterebbero collettivamente circa il 70% sia del PIL globale che della spesa militare globale

Questo articolo, mi dice l’amico Umberto Pascali da Washington, indica che fra i potenti c’è paura. “Hanno paura che il loro piano — di “cancellare” la Russia e usare la Cina come strumento principe del Grande Reset non sembra andare in porto come previsto. Hanno paura della guerra vera dopo le tante guerre facili, guerre coloniali di saccheggio.

I NeoCon, o meglio la maggioranza del Congresso pagato dal Military Industrial e da Big Tech ha sete di profitti da guerra; di saccheggio stile coloniale. Ma l’apparato militare non e’ in grado di intraprendere una guerra vera con potenze tipo Cina, Russia”.

Questa la situazione ad oggi.

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