L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 marzo 2021

In Alaska si dispiega la rinnovata strategia ideologica degli Stati Uniti basata sulla politica dell'INGERENZA

Gli Usa al summit d’Alaska portano in dono nuove sanzioni alla Cina
Di Rossana Miranda | 17/03/2021 - 


Gli Stati Uniti per le violenze contro i dissidenti di Hong Kong, l’Unione europea per la comunità uigura nello Xinjiang. Nuove limitazioni contro funzionari cinesi per violazioni dei diritti umani e i principi di libertà e democrazia

Nuove sanzioni contro Pechino per la stretta su Hong Kong. Alla vigilia dell’incontro in Alaska tra i vertici della diplomazia cinese e il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, gli Stati Uniti hanno annunciato nuove misure contro 24 funzionari del governo cinese accusati di avere contribuito all’indebolimento della democrazia nell’ex colonia britannica.

Nell’ambito della linea “Hong Kong Autonomy Act” avviato dall’amministrazione di Donald Trump l’anno scorso, dopo l’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino, il nuovo governo di Joe Biden ha deciso di proseguire sulla stessa linea dura. Oltre ai funzionari della sicurezza a Hong Kong, sono nella lista dei sanzionati anche Wang Chen, esponente del Politburo del Partito comunista cinese; e Tam Yiu-chung, l’unico rappresentante di Hong Kong nel Comitato permanente dell’Assemblea nazionale del popolo.

Secondo l’emittente Cnn, il Dipartimento di Stato ha diffuso una lista in cui figurano anche i nomi su cui il governo di Trump aveva fatto scattare il divieto di viaggio sul territorio americano.

Il segretario di Stato, Antony Blinken, ha scritto su Twitter che “oggi gli Stati Uniti hanno indicato 24 funzionari della Repubblica popolare cinese e di Hong Kong in base al ‘Hong Kong Autonomy Act’ in risposta all’ulteriore indebolimento da parte della Repubblica popolare cinese dell’autonomia, dei diritti e delle libertà promesse a Hong Kong”.

E ha aggiunto: “La diffusione dell’aggiornamento odierno del report dell’‘Hong Kong Autonomy Act’ evidenzia la nostra forte preoccupazione per la decisione dell’11 marzo dell’Assemblea nazionale del popolo di intaccare ulteriormente il sistema elettorale a Hong Kong” (qui l’approfondimento di Formiche.net sulla riforma elettorale).

Blinken ha anche ricordato come il Regno Unito abbia già denunciato una violazione della Dichiarazione congiunta sino-britannica, firmata prima del 1997, anno in cui il protettorato britannico è diventato ufficialmente una regione amministrativa speciale della Cina. “Una Hong Kong stabile, prospera che rispetta i diritti umani, le libertà e il pluralismo politico è nell’interesse di Hong Kong, della Cina e della comunità internazionale”, ha concluso il segretario di Stato americano, sottolineando come nell’attuale contesto la Cina “non adempie ai propri obblighi”.

Per i cinesi, queste nuove sanzioni arrivate da Washington rappresentano una grave violazione del diritto internazionale e delle norme fondamentali che regolano le relazioni internazionali, perché interferiscono negli affari interni di Pechino.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha risposto alla decisione del Dipartimento di Stato americano sottolineando l’interferenza degli Usa, a danno di Hong Kong e della stabilità del Paese: “La Cina si oppone fermamente, condanna l’azione e prenderà le contromisure necessarie”.

Le nuove decisioni di Pechino su Hong Kong, secondo Zhao, sono un’iniziativa importante “per sostenere e migliorare il sistema ‘Un paese, due sistemi’ e mantenere la stabilità a lungo termine di Hong Kong, oltre a fornire una garanzia istituzionale più solida per la piena attuazione del governo dei patrioti di Hong Kong”.

“Gli affari di Hong Kong – ha concluso – sono puramente affari interni della Cina e nessun Paese straniero ha il diritto di interferire. Il governo cinese è risoluto nella sua determinazione a opporsi all’interferenza degli Stati Uniti negli affari di Hong Kong, nella sua determinazione a salvaguardare la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo e ad attuare la politica ‘Un paese, due sistemi’. Gli Stati Uniti dovrebbero correggere immediatamente i propri errori e smettere di interferire in qualsiasi modo negli affari di Hong Kong e negli affari interni della Cina”.

Intanto, l’ambasciatore cinese presso l’Unione europea, Zhang Ming, ha anticipato la risposta sulle sanzioni europee in arrivo contro le denunce di repressione contro la minoranza uigura.

“Voglio enfatizzare che le sanzioni rappresentano uno scontro – ha detto il diplomatico in una videoconferenza con gli esperti del Centro di Politica Europea di Bruxelles ripresa dall’agenzia Afp -. Le sanzioni basate in bugie potrebbero interpretarsi come una minaccia deliberata agli interessi di sicurezza e sviluppo della Cina […] Vogliamo dialogo, non scontro. Chiediamo all’Unione europea di pensarci due volte. Se qualcuno insiste sullo scontro, non torniamo indietro, giacché non abbiamo più opzioni che rispettare le nostre responsabilità con la nostra gente”.

I Paesi membri dell’Unione europea discutono un piano di nuove sanzioni globali contro chi viola i diritti umani. E molto probabilmente includeranno funzionari cinesi accusati di abusi e torture contro gli uiguri.

Nessun commento:

Posta un commento