L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 marzo 2021

La distanza siderale esistente tra l’andamento dei mercati finanziari e l’economia reale significa solo una cosa che c'è una bolla che prima o dopo scoppierà

Perché rischiamo l'esplosione di una nuova bolla finanziaria

I mercati finanziari in preda all'ennesima bolla © anankkml/iStockPhoto

Lo dicono economisti come Nouriel Roubini e lo conferma l’ultimo rapporto della Banca dei Regolamenti Internazionali, (Bank for International Settlements, BIS): potrebbe scoppiare una nuova bolla finanziaria. Già nei mesi scorsi le Borse di tutto il mondo hanno battuto dei record. I trader hanno manifestato ottimismo per la ripresa economica. Soddisfazione per i piani di rilancio adottati dai governi. Hanno applaudito il mantenimento (per ora) dei tassi d’interesse ai minimi. Gongolato di fronte alle iniezioni di liquidità.

E oggi guardano con cauta fiducia ad una prossima uscita dalla pandemia, grazie alle campagne di vaccinazione (per chi se le può permettere). Nel suo ultimo rapporto trimestrale, la “banca centrale delle banche centrali” ha lanciato, infatti, un avvertimento. Che conferma la distanza siderale esistente tra l’andamento dei mercati finanziari e l’economia reale.

Mentre l’economista Nouriel Roubini sul sito Project Syndicate fa in proposito riferimento agli Stati Uniti: «I record segnati da Wall Street non significano nulla per la maggior parte delle persone. Gli appartenenti alla metà inferiore della piramide della ricchezza possiedono soltanto lo 0,7% del totale delle azioni presenti sui mercati. Al contrario il 10% più ricco è proprietario dell’87,2%. E l’1% di ultra-ricchi controlla il 51,8% dei titoli».

Secondo il docente della Stern School of Business di New York, «l’aumento delle diseguaglianze ha seguito la crescita delle società del big tech. Almeno tre posti di lavoro nella vendita al dettaglio scompaiono per ciascuno creato da Amazon. Dinamiche simili vengono osservate in altri settori dominati dai colossi tecnologici. Per decenni, la “soluzione” a questi problemi è stata la “democratizzazione” della finanza.

Ovvero far sì che ciascuna famiglia povera o precaria potesse ottenere prestiti per acquisire ad esempio un bene immobiliare. Anche al di là dei propri mezzi. Questa espansione del credito per i consumatori ha portato a una bolla che è sfociata nella crisi finanziaria del 2008, con milioni di persone che hanno perso il lavoro, un tetto e i loro risparmi». Lo stesso Roubini, ad esempio, sottolinea che «i mercati azionari restano in piena effervescenza, poiché alimentati da politiche monetarie ultra-accomodanti.

Tuttavia i dati sono simili a quelli che hanno preceduto le esplosioni delle bolle del 1929 e del 2000». Tra indebitamento crescente (pubblico e privato) e settore tech in ebollizione, la Federal Reserve (la banca centrale americana) «probabilmente teme che i mercati possano crollare istantaneamente» se dovesse far mancare il proprio apporto.

Una miscela potenzialmente esplosiva: secondo Roubini «la possibilità sul medio termine di una stagflazione (combinazione di stagnazione economica e inflazione), così come quella di un atterraggio brutale dei mercati azionari e delle economie, non cessa di crescere».


Nessun commento:

Posta un commento