L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 24 marzo 2021

La Guerra Illimitata diventa calda, ci sarà una provocazione ordita dall'Occidente per attaccare la Cina/Russia e Hiroshima e Nagasaki diventeranno mille. La provocazione verrà dagli Stati Uniti perchè questi rispolverando l'ideologia dell'INGERENZA stanno mettendo le basi spingendo l'Occidente tutto ad aumentare il clima di tensione che prelude all'incidente provocato

23 Marzo 2021 14:00

La NATO chiamò
Aurelio Armellini

Alleati, servi o veri e propri kamikaze del fondamentalismo atlantista? L’ultima opzione sembra chiaramente prevalere per il futuro prossimo della colonia Italia dopo una rapida lettura dell’editoriale su Repubblica di Marta Dassù, membro della Commissione Trilaterale, direttrice di Aspenia (Aspen Institute) ed ex Viceministro degli affari esteri nel governo Letta. E non è un caso che a essere richiamata all’ordine in questa fase storica sia soprattutto l’Italia che nel primo Governo Conte (M5S-Lega) aveva mostrato segnali interessanti di riscatto con la firma del Memorandum con Pechino e una politica di distensione e amicizia con la Russia. Segnali molto annacquati con il Conte 2 (M5S-PD) e che oggi sembrano un ricordo preistorico.

Le dichiarazioni ormai bellicose degli Stati Uniti (e quindi della NATO) nei confronti di Cina e Russia richiedono un allineamento degli “alleati” europei, come dimostrano le sanzioni contro la Cina (le prime dal 1989) sulla ridicola bufala delle bufale del "genocidio degli uiguri" da parte di quel mostro noto come Parlamento europeo e l’attacco portato alla conclusione del cosiddetto Nord Stream 2 tra Russia e Germania.

Nell’editoriale in questione di Repubblica - "L'opzione Biden per la Nato" - troviamo una palese chiamata alle armi del fondamentalismo atlantico ai diktat di Biden-Blinken. Secondo la Dassù in particolare: “Contenere la Russia alle frontiere orientali dell’Unione europea è la missione storica della NATO”.

Missione storica? Senza spiegare che è esattamente il contrario – vale a dire è chiaramente la NATO che, non fermandosi alla riunificazione della Germania, si è avvicinata sempre più minacciosa alle frontiere della Russia, corteggia e istiga l’Ucraina, controlla i paesi baltici – la Dassù finge di dimenticare che il senso e lo scopo dell’Alleanza Atlantica ha cessato di fatto di esistere con la dissoluzione del Patto di Varsavia. Con le note modifiche di Washington (1999) e Lisbona (2003), mai ratificate dal Parlamento italiano, l’Alleanza Atlantica si è trasformata da un’alleanza difensiva a macchina di crimini di aggressione - dalla ex Jugoslavia alla Libia – e minaccia oggi per la Cina, Venezuela (accordi Nato-Colombia) e decina di altri paesi.

Ora la domanda è semplice ed è stata evidenziata recentemente con una illuminante riflessione da Fausto Sorini pubblicata su l’AntiDiplomatico. A commento delle dichiarazioni shock di Biden su Putin, Sorini scriveva: “Ma che interesse hanno l'Italia, l'Europa (tutta) e i popoli europei a restare sotto la tutela degli Usa e della Nato (diretta dagli Stati Uniti), col rischio di essere prima o poi coinvolti in una crescente conflittualità contro Russia e Cina, fino al rischio di una guerra terribile e devastante? Non sarebbe meglio, per tutta l'Europa, sganciarsi dalla tutela Usa e aprirsi ad una linea di cooperazione economica, politica e di sicurezza reciproca con l'insieme del continente euro-asiatico?” Domande retoriche chiaramente per un paese che ha visto distruggere dai suoi “alleati” i suoi principali partner commerciali e strategici nel Mediterraneo (Libia e Siria) e Golfo (Iran). È ormai chiaro che ogni giorno in più che l’Italia passa ingabbiata dalle follie di Nato e Unione Europea è un giorno che avvicina a scenari potenzialmente apocalittici per un paese costretto ad ospitare decine di bombe atomiche del padrone statunitense.

Dal Jet abbattuto in Siria all’omicidio del suo ambasciatore in Turchia, dalle montagne di fake news create ad arte dalla stampa “libera” fino alle dichiarazioni shock di Biden, è palese come la Nato cerchi lo scontro diretto dalle conseguenze nefaste impossibili da prevedere contro la Russa. Solo la moderazione e l’estrema saggezza dei dirigenti in quel di Mosca hanno evitato sino a questo momento consegue ben più gravi, vista l’aggressività dell’alleanza atlantica.

Ma come ha chiarito Putin nei suoi ultimi interventi la pazienza ha un limite.


E mentre i ministri dei paesi Nato sono a Bruxelles a prendere ordini da Blinken, a Pechino Cina e Russia fortificano la loro alleanza ormai non solo politica, commerciale ma anche militareì. Incontrando il suo omologo russo Lavrov, il ministro Esteri Wang ha dichiarato che è "finita l'era dell'interferenza arbitraria". "Piu' di 80 Paesi hanno sostenuto la posizione della Cina sulle questioni relative allo Xinjiang al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, dimostrando che la manipolazione di poche forze occidentali non può mai rappresentare la comunità internazionale. Queste mosse regressive non possono fermare il cammino della Cina, né invertire la rotta dello sviluppo storico".

E’ un chiaro e straordinario messaggio al mostro noto come Parlamento europeo e alle grottesche dichiarazioni del suo povero e impacciato presidente Sassoli. Ma è soprattutto un messaggio chiaro che il resto del mondo non accetta più le barbarie colonialiste della Nato ed è pronto a difendersi e combattere. Il popolo italiano prenda coscienza di cosa comporta il fondamentalismo atlantico prima che sia troppo tardi, prima del "Siam pronti alla morte. La Nato chiamò"

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