L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 marzo 2021

La perdita del senso logico degli Italiani (e degli Europei) ha prodotto almeno due generazioni di cretini 2.0

Dr. Knock o Il trionfo della medicina


Unreal City, 17 marzo 2021

Da Wikipedia: “Nello sperduto paesino di Saint-Maurice il dottor Parpalaid, medico condotto del villaggio … offre il suo posto a un dottore poco più che quarantenne, tale Knock. Durante il colloquio tra i due, Knock si informa sulla tipologia dei pazienti di Parpalaid e scopre … che a Saint-Maurice la maggior parte delle persone gode di ottima salute. Appena arrivato al paese fa così annunciare che si rende disponibile per consultazioni gratuite il lunedì. Consultazioni che si rivelano essere ben presto fruttuose: Knock è abilissimo nell'insinuare nel suo interlocutore l'idea di essere in realtà ammalato e di aver bisogno del suo aiuto. Riesce a instaurare per tutti una terapia di lungo corso, facendo affari col farmacista del paese Mousquet e trasformando il municipio in una clinica. I malati vengono anche dalle contrade vicine, nonostante le cifre che Knock è arrivato a chiedere. Parpalaid, venuto a sapere dei movimenti di pecunia a Saint-Maurice, torna da Knock tre mesi dopo, tentando di riottenere il suo vecchio posto, ma la forza oratoria di Knock convince lo stesso Parpalaid di essere ammalato, ottenendo di farsi curare”.
L’operina teatrale di Jules Romains, del 1923, ebbe numerose trasposizioni cinematografiche. La più nota è quella del 1951, con Louis Jouvet, regia di Guy Lefranc.
Mi sorprendo a pensare: il mondo cambia vorticosamente, ma il valore assoluto nei rapporti di potere è sempre il medesimo. La paura nel villaggio, il medecine man, il totem, l’amuleto: cambiato qualcosa? Forse sì: prima “l’uomo della medicina”, una volta assicurata la propria bistecca, svolgeva una funzione sociale, a preservare la comunità; oggi vuole andarsene ai Caraibi coi soldi dei micchi.

Come volevasi dimostrare: la perdita del senso logico degli Italiani (e degli Europei) ha prodotto almeno due generazioni di cretini 2.0. La disfatta cui stiamo assistendo in questo ultimo anno trova la propria radice occulta nella lenta sparizione della scuola e del mondo popolare, quello più conservatore, capace di trattenere in sé buon senso e il disincanto della per-fidia (nel senso che, rispetto al potere, il popolicchio chinava la testa, vinto, ma rimaneva assai restio a con-vincersi, tanto da elaborare una strategia sotterranea di resistenza e boicottaggio: anche questa è cultura). Al nesso di causa-effetto e all’evidenza, fondamentali nel principiare qualsiasi costruzione filosofica umana e solare, non viene più riconosciuta una stringente coercizione. Si naviga a caso, senza meta e rotta, affidando il destino di sé stessi, dei propri cari e del Paese a ciarlatani d’ignobile estrazione. La conoscenza, intesa quale capacità di ordinare sensatamente presente e futuro, è stata delittuosamente frantumata in una serie di attimi sconnessi fra loro. L’Italiano vive in un mondo che sembra partorito da un folle empirista inglese per cui il subitaneo deperimento e la morte seguita a un vaccino non ha la minima correlazione col vaccino stesso. Citandomi: “Il cretino 2.0 ha finalmente abolito il nesso di causalità. Se vede il fumo non inferisce il fuoco, a meno che glielo annunci il telegiornale o un conoscente cretin-autorevole. Per lui una colonna di fumo può arrivare a significare tutto tranne l'incendio. Di solito quando il cretino 2.0 si ritrova coi piedi bruciati, dà la colpa al destino cinico e baro”.

In un altro post posi a metafora di questo disastro, forse immedicabile, "la persistenza della visione". Se osservo un cavallo in movimento, a esempio, l'attimo appena trascorso “persiste” nella retina anche quando non è più fisicamente attuale; e quest'ultimo viene agganciato all’attimo ora presente, e così via, tanto da costituire un film progressivo, dotato di intrinseca continuità. Ne consegue una logica nell’osservazione del cavallo davanti a noi; in tal caso posso dire: ecco un cavallo al galoppo! Ma se tale fenomeno di persistenza non si verificasse? Avremmo una serie di frante immagini, sconnesse fra loro. Quel cavallo si squadernerebbe in migliaia di cavalli, tutti diversi tra loro; scambierei il grande Ribot che avanza verso la vittoria in un gran premio ippico per una disordinata mandria di animali in fuga. E ciò vale per un atto banale della vita quotidiano. Riflettiamo, invece, su una più vasta scala: cosa accadrebbe se la persistenza della visione mancasse nell’elaborazione storica di ciò che siamo stati? Se, insomma, la successione degli eventi storici fosse sminuzzata in una serie di fatterelli senza una logica interna ed evidente? Purtroppo è proprio questo ciò che accade; ciò che viene incoraggiato. Sempre più il passato sbiadisce, ci appare irrilevante per la nostra esistenza. Le vestigia si consumano, disapparendo con accelerazioni di potenza inusitata; i cretini 2.0, peraltro, infieriscono (il mantra del “latino non serve”) prospettando un futuro di tecnici, ovviamente cretini. Si realizza ciò che Giacomo Leopardi temeva: un’umanità priva del colpo d’occhio, del volo d’aquila, relegata a spaccare il capello in quattro del un singolo fatto, un’umanità efficiente quanto rincretinita, senza genio, senza sostanza, priva di umanità. Leopardi , in un celebre luogo, addebitava ciò ai Tedeschi ("[Quando un Tedesco filosofa] ardisco dire ch'egli ordinariamente delira"), ma io ritrovo tale attitudine soprattutto nell’Inglese postscespiriano, liberatosi infine della tradizione cristiana, di Aristotele e della visione comune europea. Liberarsi dal passato e del passato rende più efficaci, predisponendo agli Imperi, ma alla lunga schianta un popolo e i colonizzati; che tale contagio dell’efficacia e dell’utilitarismo abbia incancrenito anche i Latini è uno spettacolo di rara inverecondia. I vati italiani della DAD, delle lauree STEM a ogni costo, confondono la tecnica con la scienza; ciò che prefigurano è un Italiano malaticcio, rachitico, meschino, chiuso in sé stesso, gonfio dell’arroganza che gli dona la padronanza di un minuscolo settore della conoscenza; e profondamente ignorante dei legami con la grandezza che gli appartiene di diritto, in quanto Italiano, ma ch'egli disprezza. Questa gente gira come una trottola autistica di programma in programma, cianotica, asfittica; una supponenza da clorosi ne impallidisce la sapienza, ridotta a manfrina del potere. Sono carnefici, spesso inconsapevoli, decolorati, sterili: la ricchezza non gli appartiene, come l’entusiasmo, la passione, la meraviglia - i sentimenti profondi dettati dal colpo d’occhio sulla storia umana, commovente e contrastante groviglio di libidini, ascese ireniche, ansie di sangue: ma quanto ricca, quanto ricca!

Parla un tale dei 5S, viceministro, a difesa delle vaccinazioni. Solo a vederlo in faccia ho la sensazione che Cesare Lombroso mi tiri per la giacca.

I controinformatori sottovalutano sempre una cosa: che siano ridicola minoranza. Alla maggioranza, per tacere della totalità, la distruzione, la disfatta, l'umiliazione ... tutto questo piace. Occorre intendersi: anche al suicida piace la bocca della pistola ... è un godimento subdolo, irrefrenabile, dai tratti orgiastici, travolgente ... l'uomo in declino sceglie sempre il peggio, sino all'autodistruzione. L'unica soluzione è compattare i migliori, i testimoni. E pregare. Poiché noi, già da ora, siamo leggenda; gli altri, gli zombie, normalità.

Inutile stare ad accapigliarsi su ogni singola morte da vaccino. Non è questa la strada, si perde tempo. È la logica sotterranea degli eventi che deve muovere gli atti: Physis kryptesthai philei, la natura ama nascondersi: la natura, l’origine di ciò che accade.
Il Programma della Monarchia va avanti a vele spiegate: tutte le fiammelle accese nelle decadi passati divampano nell'incendio. La semina reclama il raccolto. Le mode più idiote del Sessantotto, dal vegetarianesimo al pacifismo, dalla negritudine delle Black Panther alla poltiglia religiosa orientaleggiante, dall’immaginazione (uterina) al potere alla descolarizzazione in nome dell’antinozionismo, dal femminismo contro il patriarcato tossico (col dito, col dito!) all’omosessualismo glam, sono state usate dapprima come grimaldello contro ciò che residuava dell’Antico Ordine, già logorato da secoli di lavorìo da ratti, e quindi sublimate a modelli per l’Homo Novus - altrimenti detto Homunculus o, nella declinazione dell'esemplare più giovane, Neutrino o Tecnopuero. Di qui il profluvio di ciò che ci aspetta: hamburger senza carne, quote rosa al 100%, abolizione della scuola, abolizione delle prigioni, ascesa del pansessualismo polimorfo (che sfocerà nell’astenia sessuale), legalizzazione delle droghe. I più attivi in Italia, ricordiamolo, furono i Radicali, discendenti ideologici dei Fabiani il cui simbolo fu un lupo rivestito di pelle d’agnello (il destino dell’agnello, scorticato a tempo debito, era, è e sarà ampiamente sconosciuto).

Per aspera ad astrazeneca, da nessuna correlazione alla piena correlazione, voglio fare un minuscolo esempio del futuro che si nasconde sotto le pieghe di questa apocalisse inventata di sana pianta (Physis kryptesthai philei):
in caso di smartworking si trasferiscono (nel proprio domicilio o nel luogo eletto a tal uopo) i diritti del lavoro in presenza: pertanto il diritto al congedo di maternità è traslato al lavoro agile; due mesi prima e tre dopo il parto (2+3) con la possibilità, previo certificato medico SSN o convenzionato, di rendere flessibili tali periodi grazie al ricorso della formula “1+4” o, addirittura, ultima sospetta trovata dell'anno scorso, “0+5”.
Fin qui quasi tutto bene.
Peccato che il coccodè, con l'uovo che risale prontamente nel culo della gallina, sia dietro l'angolo. Una delle tante carnefici che cianciano di diritti rosa e patriarcato tossico è stata sorpresa a ca-cantare: "Sulla maternità ... la normativa di oggi non tiene conto del lavoro agile che, ovviamente su precisa scelta della lavoratrice, potrebbe continuare fino a poco prima del parto, consentendo di allungare successivamente la presenza in casa vicino al bambino, in una innovativa integrazione tra congedo e lavoro smart". Posso agilmente tradurre? Lavorerete sinché il pargolo non si farà strada fra le vostre pudenda a mani nude: siete a casa, no, mica in miniera ... per quanto riguarda il dopo siate meno esigenti, suvvia ... con lo smart working ve ne state al calduccio, fra tisane e chat line, che volete di più ... niente strapazzi o faticosi spostamenti verso il luogo di lavoro ... fine del sexual harassment in the workplace ... delle mani morte, delle riunioni estenuanti col tacco XII ... anzi, tacco 12 ... assegni e agevolazioni, retaggio d'un passato maschilista e paternalista che amiamo disprezzare, caleranno di conseguenza ... per equità ... rosa confetto, ovviamente ...

Il dottor Leo Kanner, ucraino in fuga dall’Impero Austriaco, di ascendenze ebraiche, osserva il proprio cucciolotto, il bimbo Donald Triplett, Case 1 nella diagnosi dell’autismo. Kanner annota: “è più felice quando è lasciato solo”, “disegna in un guscio e vive dentro di sé” e “ignora le cose che lo circondano”. Un imbecille dalle sospette ascendenze crucche e l’innato senso, tutto ebraico, nel capovolgere il corso naturale delle cose, definisce universalmente la malattia del secolo. E poi? Dopo il compito dell'ideologo PolCor il compito immane del lavoro sul campo: rendere autistica l’intera umanità! Detto fatto. Il malatino, The Donald, è ancora vivo e vegeto; il poveretto - una delle tante mirabili sfumature della personalità umana - fu solo utilizzato come cavia per inventarsi una diagnosi; diagnosi che servì egregiamente il Potere come modello nell’ammalorare i restanti miliardi.

Da sempre il matto, la strega e la Pizia, il femminiello, l'androgino, il ribelle e il genio, sono tra noi. La reazione del villaggio nei loro riguardi fu sempre la stessa: divisione e tolleranza. Il diverso va tollerato poiché figlio di Dio, ma escluso, con ostracismo deciso, dalla vita comunitaria, tanto più sicura quanto più ordinaria. A tale discriminazione sovraintendono l'Artista, il Santo e il Sapiente: solo loro son degni di indagare o lasciar filtrare cautelosamente particole del mondo capovolto del Diverso. A tale prezzo la convivenza è lecita. Solo quando la diversità reclama l'imperio è doveroso scatenare i pogrom più sanguinosi.

Per l’ennesima volta tengo a precisare: il femminismo, l’ecologismo, l’antirazzismo se ne impipano altamente delle donne, della natura, dei negri.

Nella nuova versione di Dr. Knock il protagonista è Omar Sy, un negro. Nel mondo al contrario, alla Sovversione Progressista occorrerebbe ribattere con una Reazione spietata quanto intelligente: ma chi ne è più capace? Alla versione corretta e insulsa (ciò pare sempre inevitabile) consiglio, invece, quella del 1967, per la regia di Vittorio Cottafavi. Knock è Alberto Lionello: occhiali da Doctor Strangelove e la massima capitale del 2021 sulla punta della lingua: "I sani sono malati senza saperlo".

In tempi calamitosi (per i coglioni) l’onomastica si prende beffe dei coglioni stessi, turlupinati dal potere come gli pare e piace.
Ministro della Salute è un macilento e strabico omarino chiamato Speranza.
Quale Commissario Straordinario per L’Emergenza Covid abbiamo, invece, il Generale Francesco Paolo Figliuolo: a sprigionare quel paternalismo ottocentesco a cui ogni Italiano rimane ancora sensibile: “Vede, figliuolo, è per il suo bene …”.
In Inghilterra le femministe inscenano il solito baccano per protestare contro l’omicidio di Sarah Everard da parte di un agente scelto: a capo di Scotland Yard, però, non c’è né il misogino Sherlock Holmes né lo sciupafemmine James Bond bensì una donna, apertamente lesbica: il nome? Cressida Dick.
Uno spettacolo grandioso ove coincidenza e premeditazione si inseguono l’un l’altra alimentate dai cachinni di Azothoth, Imperatore cieco e idiota di un universo caotico e insensato - Azathoth, il nuovo Dio da adorare: “Colui che brancica goffo e gorgogliante cullato da danzatori ottusi e amorfi al monotono lamento d’un sottile flauto demoniaco stretto da mani mostruose”.
Caro, debordante, Lovecraft …

Non esageravo quando scrissi le divagazioni su Martino V. Il ragazzetto che equivoca il numero romano per la ventesima lettera della lingua materna è fra noi; moltiplicato dagli specchi di un’ignoranza così tollerata (il latino è inutile!) da farsi sfacciata quotidianità. Dopo il Louvre, un altro museo francese abolisce la numerazione romana in favore di quella araba: in luogo di XIV secolo avremo, quindi, 14° secolo e così via. Gli Yahoo che governano l’amministrazione burocratica italiana ne parlano da anni simulando chissà quale empatia per il cliente pubblico: il vecchino … la vecchina … comprensibilità piena … platea più ampia … in realtà son proprio loro (dirigenti un tanto al chilo) a non comprendere più ciò che dovrebbero ritenere sulla punta delle dita. Per tacere delle mandrie di raccomandati assunte nell’ultimo decennio la cui cultura generale è inferiore a quella delle quinte classi negli anni Cinquanta. Arabizziamoci: libereremo così centinaia di diplomati e laureati STEM dalle pastoie di un Gregorio XIII e di un Sisto IV (o di un IX Municipio) consegnandoci a un preclare Gregorio 14 e Sisto 4 (e 9 Municipio). Si potrebbe, inoltre, quale modesta proposta, scalpellare qua e là certe losche targhe marmoree in cui rileva uno sbarazzino “Giovanni XXIII” o una data da codice fiscale: “fecit MCMLXII”: un bel Giovanni 23, col suo afrore da chat line per segaiuoli, e un “l’hanno fatto nel ‘62” allargherebbe di sollievo i cuori dei tecnopueri.

Un tal Giorgetti Giancarlo, legaiuolo, eletto a presiedere l’ossimorico Ministero dello Sviluppo Economico, sta elucubrando su Alitalia. E cosa inventa? Una nuova società: ITA. Ma che dico società: una newco, addirittura. Se, però, Newco è acronimo sillabico di New Company, ITA non è iniziale di Italia bensì participio passato del verbo latino eo, is, itum, ire, cioè andare. Come a significare: è andata, l’abbiamo spremuta come un limone, ce ne rimangono le lische e poco altro, se ne vada al diavolo. Su certe cose occorre intendersi.

A proposito di coincidenze e premeditazioni: Giorgetti è nato a Cazzago. Una semplice sostituzione consonantica ci donerebbe la definizione del suo capo partitico.

Il peggior nemico? Ovviamente il patriziato straccione. I bassi ranghi del patriziato vengono usati quali cavalli di Frisia contro ogni dissenso. La burocrazia locale e statale, assieme alle gendarmerie di ogni ordine e grado, tiene in ostaggio l’Italia. Di fatto non esiste più, almeno relativamente ai bisogni dei cittadini. PEC e mail rimangono inevase, gli uffici sono deserti, i telefoni molestano le orecchie di annoiati e derisori centralinisti che rimandano a numeri inesistenti o che squillano a vuoto. La pecetta ha sostituito la spiegazione, la fila il diritto, l’improvvisazione la doverosa programmazione del diritto, il diniego molliccio l'emergenza. Due ottantacinquenni invalidi vengono liquidati by phone da un’arrogante dirigente intenta a bersi la tisana sul divano di casa: ma quale documento a domicilio! Anche per loro vale il processo online CIE nazionale da attivarsi tramite mail! Pagamento esclusivo con moneta digitale! Se non hanno mail e carta attivino una nipote, un figlio, un amico et cetera et cetera. E così sia. Tutto ciò fu ampiamente previsto sebbene equivocato come recrudescenza liberista e antistatalista. Liberista mai fui: purtroppo son solo logico. Oggi che i liberisti e gli antistatalisti si avvolgono nelle calde sciarpe d’alpaca dello stipendio e della mazzetta statale, all’ex liberista - che mai lo fu - tocca quindi spendere una giornata (e usare il proprio bancomat e la propria PEC) per far arrivare le carte d’identità a due vegliardi allettati.

Come andrà a finire tutto? Bene? 

Come sono desolate le città degli uomini!
Da tempo non tornavo sulla terra. Ora così la ritrovo.
Svanito è il seme delle umane genti.
Le volte delle regge di Babele, che sfidavano il cielo come artigli da preda, cadono in vasta rovina, schiantate. Le navi, un tempo messaggeri dei febbrili commerci, più non turbano i dorsi possenti degli oceani, ora scrigno silente delle felici creature marine. Deserte le strade ferrate, sgombri i cieli. E nessuno calpesta oramai le ampie vie che serravano il globo come un fascio di nervi pulsanti, a portare cose e parole in diuturna eccitazione.
Tutto posa.
E tutto è dolce, come in un infinito meriggio d'ottobre. I richiami gentili degli uccelli si perdono nell'aria mite. Un alito appena si insinua tra i boschi frondosi. Lontano, sulle cime dei monti, cade già una neve leggera e l’impeto dei torrenti si spegne calmo nella prima morsa dei ghiacci.
Ecco, il sole, a ritrarsi gentile per far posto alla notte, albergo dell'eterno popolo delle stelle.
Che pace! Quale solitaria purezza!
Addio orgoglio del mondo! Cosa ne è di te?
L'erba vetriola pende dai tetti sfondati di chiese e sinagoghe, mute delle vane speranze dell'uomo, e i minareti si spezzano sotto la gioiosa sferza della tramontana. E i ricetti della grandezza dell'arte e della sapienza? Cosa sono biblioteche e musei, e le università, e i parlamenti, se non tane per volpi e serpenti?

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