L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 12 marzo 2021

La propaganda dei sionisti deve fare i conti con la realtà, non sempre le narrazioni ufficiali sono veritiere

MEDIO ORIENTE
Israele, incidente diplomatico con la Giordania: salta il primo viaggio di Netanyahu ad Abu Dhabi

Sarebbe stata la prima visita ufficiale dopo la firma dell’accordo ed è stata rinviata per la quarta volta. L’aereo del primo ministro non è decollato perché il via libera al sorvolo dello spazio sopra la Giordania è arrivato troppo tardi

11 marzo 2021 (modifica il 11 marzo 2021 | 16:13)

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dal nostro corrispondente
GERUSALEMME — Sarebbe stata la prima visita ufficiale dopo la firma dell’accordo ed è stata rinviata per la quarta volta. Benjamin Netanyahu ha deciso di cancellare l’incontro ad Abu Dhabi con Mohammed Bin Zayed, la stretta di mano per sancire i nuovi patti di simpatia tra Israele e i coabitanti arabi della regione.

Non tutti. L’aereo del primo ministro non è decollato perché il via libera al sorvolo dello spazio sopra la Giordania è arrivato troppo tardi e per qualche ora in mattinata non era stato concesso del tutto. Il rifiuto e l’incidente diplomatico sarebbero la reazione dei giordani alla mancata visita del principe Hussein alla Spianata delle Moschee (il Monte del Tempio per gli ebrei): il governo israeliano e i consiglieri dell’erede al trono non avrebbero trovato un compromesso sulla gestione della sicurezza a Gerusalemme Est, sulla composizione della scorta araba (considerata dagli israeliani troppo numerosa). È probabile che Netanyahu sarebbe in ogni caso rimasto a casa, la moglie Sara è stata ricoverata per appendicite.

Il regno hashemita è custode dei luoghi sacri musulmani e cristiani nella Città Vecchia, un ruolo riconosciuto anche dall’accordo di pace con lo Stato ebraico del 1994. L’intesa che gli analisti citano di più in queste ore, l’ultima siglata fino alla normalizzazione con gli Emirati Arabi e il Bahrein lo scorso autunno. La Giordania è vicina, confinante, e la preoccupazione è che Netanyahu trascuri questo alleato fondamentale a favore dei nuovi amici nel Golfo. I giordani continuano — a differenza degli sceicchi — a rimarcare la necessità dei negoziati con i palestinesi, ibernati dal 2014, che portino alla nascita di uno Stato.

Gli israeliani tornano a votare fra poco più di 10 giorni. Bibi, com’è soprannominato, sperava di poter usare il vertice negli Emirati durante la campagna elettorale. Anche perché la foto di gruppo più importante è saltata, quel che conterà alle urne sono la battaglia contro il Covid-19 e i vaccini: Albert Bourla, l’amministratore delegato di Pfizer, ha annullato il viaggio dopo le pressioni dell’opposizione israeliana.

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