L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 marzo 2021

"Le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale". Sono i padroni della formazione e della comunicazione

Un’atmosfera sempre più pesante e irrespirabile

di Fabrizio Marchi
7 marzo 2021

L’ideologia politicamente corretta sta rendendo il clima, ogni giorno che passa, sempre più pesante, soprattutto in quegli ambiti di lavoro che – guarda caso (ma non a caso…) – riguardano la formazione e la comunicazione.

Chi ha lavorato o lavora nella scuola, nell’università, nel mondo della comunicazione e dei media, nella politica (nei partiti e in tutte le loro articolazioni associative e/o “culturali”), ben lo sa.

L’atmosfera è sempre più irrespirabile e assumere pubblicamente ma anche privatamente (il pettegolezzo diventa delazione) una posizione critica comporta conseguenze che possono andare dalla semplice (si fa per dire, perché può avere risvolti psicologici e umani gravi e a volte devastanti…) emarginazione sociale e umana, alla inibizione di ogni spazio professionale e di opportunità di avanzamento, fino al licenziamento in tronco e/o la chiusura dall’oggi al domani (diciamo pure da un’ora all’altra) di trasmissioni televisive.

Chi ha lavorato o tuttora lavora in questi settori (strategici) sa perfettamente che queste mie parole non sono il prodotto di una mente paranoica ma corrispondono alla realtà.

Non è affatto un caso, naturalmente, che i settori letteralmente colonizzati dall’ideologia neoliberale, politicamente corretta e femminista siano quelli, come dicevo, della formazione e della comunicazione. Il fatto che in ambito politico gli uomini costituiscano tuttora la maggioranza, a livello numerico – come lamentano ipocritamente le esponenti femministe dei vari partiti – non conta assolutamente nulla in termini sostanziali, perché quegli uomini obbediscono in tutto e per tutto ai diktat dell’ideologia politicamente corretta che impone la sua agenda. Il fatto che le donne siano ancora una (relativa…) minoranza in ambito politico dipende dal fatto che questo è stato storicamente e tradizionalmente (come quello militare) un “territorio” maschile, con tutto il fardello di responsabilità e doveri che questo ha comportato. Ma è solo questione di (pochissimo) tempo; quando le donne costituiranno la maggioranza della classe politica come già avviene in alcuni paesi (ad esempio Nuova Zelanda, Australia, Islanda) si dirà che è stata raggiunta la perfetta parità.

Ma, come ripeto, non è l’appartenenza sessuale a determinare le politiche ma chi controlla e domina la “psico-sfera”, chi costruisce e determina l’immaginario collettivo, chi decide cosa è giusto e cosa sbagliato.

L’ideologia politicamente corretta è l’attuale ideologia di riferimento dell’attuale sistema capitalista. L’esistenza di una falsa “contro ideologia” che si definisce e/o viene definita “populista”, sovranista e “antisistema” ma in realtà del tutto allineata e soprattutto funzionale a quest’ultimo, serve proprio a rafforzare la prima che, in opposizione alla seconda, ha buon gioco nel presentarsi come quella, appunto, presentabile, accettabile, digeribile, moderata. E’ un gioco delle parti che ormai dovrebbe essere abbastanza chiaro.

Chi ancora non lo ha capito o, peggio, si ostina a identificare l’attuale ordine economico e sociale dominante con il vecchio apparato valoriale-ideologico “vetero borghese” di cui, sia chiaro, non ho nessuna nostalgia, diventa oggettivamente uno strumento, alla meglio inconsapevole, del suddetto ordine sociale dominante. In altre parole, l’ utile idiota”, come si suol dire. Per lo più da questi ultimi è formata la cosiddetta “sinistra radicale e/o antagonista” (con le rare eccezioni che confermano la regola), quella che sostiene di essere anticapitalista. Purtroppo, come non c’è limite al meglio, non c’è limite neanche alla stupidità. E questo lo abbiamo imparato a nostre spese.

Resta la necessità di costruire un argine democratico e socialista al dilagare di questa ideologia solo apparentemente “corretta”, in realtà profondamente intollerante, integralista e repressiva.

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