L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 marzo 2021

Le Consorterie guerrafondaie statunitensi ringalluzzite dal Presidente Biden schierano missili intorno alla Cina insieme ai paesi amici succubi, Giappone, Australia, India. Verso la guerra calda

Pacifico? Mica tanto. Gli Usa pronti a schierare nuovi missili anti Cina 

Di Gabriele Carrer | 05/03/2021 - 


Biden pronto a installare batterie di missili lungo la “prima catena di isole” davanti alla Cina. Entro fine marzo il primo incontro Quad con Giappone, Australia e India

Si terrà entro il mese di marzo il primo incontro virtuale in formato Quad: al tavolo il presidente statunitense Joe Biden, il primo ministro giapponese Yoshihide Suga, quello australiano Scott Morrison e quello indiano Narendra Modi. A rivelarlo è la testata online americana Axios.com, che sottolinea come la decisione di mettere in agenda il meeting sia una dimostrazione dell’importanza che la nuova Casa Bianca ripone nelle partnership e nelle alleanze per fronteggiare l’ascesa della Cina nell’Indo-Pacifico. Si tratta di un approccio multilaterale che però segue anche quanto fatto della precedente amministrazione guidata da Donald Trump, dando nuovo slancio, nello specifico della regione, al dialogo strategico nato nel 2007.

A conferma le indiscrezioni di Axios.com è stato oggi il primo ministro australiano Morrison, che però non ha dato indicazioni precise sul giorno. Invece, ha sottolineato che il summit dei quattro leader diverrà “una caratteristica distintiva dell’impegno nell’Indo-Pacifico”. Morrison, sempre più impegnato nel fronteggiare l’ascesa e l’influenza cinesi, ha spiegato di aver già discusso la questione con il presidente statunitense Biden e con la vicepresidente Kamala Harris. “Il Quad è centrale nella visione degli Stati Uniti e nostra per la regione, e guardando all’Indo-Pacifico anche dal punto di vista die nostri partner Asean e della loro visione” per l’area.

Il presidente Biden ha già avuto colloqui individuali con gli altri tre leader. Ma “metterli insieme dà un rapido impulso” al gruppo, che alcuni hanno già ribattezzato Nato asiatica, scrive Axios.com. A metà febbraio il segretario di Stato americano Antony Blinken ha partecipato a un incontro formato Quad con gli altri ministri degli Esteri. In quell’occasione i quattro hanno criticato Pechino senza citarla, promettendo però di “opporsi con forza ai tentativi unilaterali e energici di cambiare lo status quo nel contesto del Mar Cinese Orientale e Meridionale”.

A conferma di quanto il focus statunitense sia ormai forte sull’Indo-Pacifico, è recente la notizia della volontà di Washington di rafforzare il proprio deterrente balistico convenzionale contro la Cina installando una rete di batterie di missili guidati lungo la cosiddetta “prima catena di isole”: l’arco insulare e arcipelagico che si dirama al largo della costa continentale est-asiatica, dalle isole Curili, a Nord del Giappone, sino a Taiwan, alle Filippine settentrionali e al Borneo. A riferirlo è stato il quotidiano giapponese Nikkei, secondo cui il progetto è al centro della cosiddetta “Iniziativa di deterrenza del Pacifico” presentata al Congresso federale degli Stati Uniti dal Comando per l’Indo-Pacifico. Il piano prevede una spesa complessiva di 27,4 miliardi di dollari entro i prossimi sei anni.

Il Quad sta prendendo sempre più forma. E non soltanto militare. Come abbiamo raccontato su queste pagine recentemente, il patto a quattro riguarda l’ambito tecnologico e quel “divario crescente tra tecno-democrazie e tecno-autocrazie” a cui aveva fatto riferimento il segretario di Stato Antony Blinken davanti alla commissione Affari esteri del Senato statunitense parlando, in occasione della sua audizione di conferma, delle sfide che l’Occidente – “allargato” all’Indo-Pacifico – deve affrontare. Ma interessa anche la sfida geopolitica del vaccino: infatti, tra le iniziative del Quad, la Casa Bianca sta lavorando a un patto con Giappone, India e Australia per contrastare l’influenza cinese in Asia distribuendo vaccini ai Paesi dell’area.

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