L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 9 marzo 2021

L'illusione è parte integrante del bagaglio degli uomini, e se qualcuno non ci cade non vogliate prendervela a male. Draghi è lo stregone maledetto

Draghi e il Salto Quantico che non c'è

di Giuseppe Masala
2 marzo 2021

Chi mi conosce sa bene che considero Mario Draghi l'incarnazione di quel grumo di potere che ha devastato l'Italia. Dunque non vedo certamente di buon occhio il suo approdo a Palazzo Chigi. Pur riconoscendo che la spinta propulsiva del governo Conte si era esaurita con una serie di misure cervellotiche e inutili per rilanciare il paese: pensiamo alla follia del "bonus monopattini" o alla follia del "cashless" per le signore borghesi quando c'è la fila alle mense del volontariato.

Ma non voglio rivangare il passato remoto e meno remoto di Draghi. Basta discutere della crociere sul Britannia, basta discutere dello smantellamento dell'industria pubblica italiana, basta discutere del fallimento (di fatto) di Mps, basta parlare del golpe subito dalla Grecia a causa dei diktat proveniente dalla Bce di Mario Draghi. Basta anche parlare della lettera minatoria scritta dal Presidente della Bce uscente (Trichet) e di quello entrante (Draghi) all'allora governo Berlusconi. Basta tutto, concentriamoci sul futuro.

Due scelte in particolar modo mi hanno colpito del governo Draghi: la scelta di Daniele Franco a Ministro dell'Economia e la scelta di Vittorio Colao a ministro dell'innovazione digitale (non ricordo bene la dicitura del ministero, ma tant'è, ci siamo capiti).

Partiamo da Franco, già direttore della Banca d'Italia. Non lo conoscevo, ovviamente. Mi ha colpito però quanto ha detto in un simposio il 5 Novembre del 2020 alla Banca d'Italia. Secondo il Franco bisogna rimettersi di buona lena e riformare un cuscinetto di avanzo primario (almeno pari all'1,5% del Pil, dice lui) così da rimettere in carreggiata le finanze pubbliche. Lasciamo perdere il fatto che una operazione del genere significa ridurre gli investimenti pubblici demolendo (again and again) il Pil e riducendo lo Stato ad una carcassa di vecchiume. Ciò che colpisce e che a distanza di trenta anni, ci sia ancora qualcuno che crede alle idee di Carlo Azeglio Ciampi. E si, perchè Franco non ha prodotto nessun pensiero, si è limitato a riproporre ciò che Ciampi (e i suoi amici-consulenti Modigliani, Padoa ecc.) diceva agli inizi degli anni '90. Un'idea quella di Ciampi che si è dimostrata completamente sbagliata. Sbagliata perchè astorica, priva di visione storica. Semplicemente il presupposto fondamentale di questa idea (che un'economista lo sappia o meno) è che nei prossimi decenni non avvenga nulla: la Storia come un mare placido nel quale navigare. Peccato che la Storia ci insegni un'inica cosa: le cose, le tempeste, avvengono e avvengono quando meno te lo aspetti.

Io appartengo ad una generazione chiamata a sacrificarsi (da Ciampi) nel nome dell'avanzo primario. Legge Treu, Legge Biagi, riforma delle pensioni Dini e chi più ne ha ne metta. Tutto andava sacrificato nel nome dell'Avanzo Primario e del cosiddetto risanamento del debito pubblico. Poi è venuta la crisi del 2008. Una crisi che in sei mesi, in un grande falò, s'è mangiata 13 anni di sacrifici della mia generazione. Siamo tornati allegramente al 130% di rapporto debito/pil. Non è bastato, è ripresa la stessa retorica dell'avanzo primario: altri sacrifici. Questa volta condita da nomi astrusi quali output gap, six path, fiscal compact. Ma al di là della fantasia sadica - di quegli economistelli da quattro soldi che hanno partorito questa robaccia - poco è cambiato: occorreva rifare sacrifici a colpi di avanzo primario per risanare le finanze pubbliche. Fatto. E' servito a qualcosa? A niente, è venuta un'altra crisi, questa volta biologico-pandemica (o così ce l'hanno descritta) e siamo arrivati al 160% di rapporto debito/pil. Ora riattaccano un'altra volta. Ventriloqui e burattini di economisti morti (cito Lord Keynes) credono che bisogna riproporre la ricetta del trio Ciampi-Modigliani-Padoa. Sarebbe l'ennesimo buco nell'acqua. E si, anche senza fare lo Spengler dei poveri è facile intuire che quando finirà questa crisi (che comunque ci riserverà ancora amare sorprese) a distanza di un decennio, o quindicennio, ce ne sarà un'altra. Forse militare, forse ancora pandemica o chissà cos'altro. E' l'unica cosa che ci insegnano i libri di Storia qualcosa accade sempre. E i futuri sacrifici che il Dottor Franco vorrebbe imporci saranno comunque vani. Anzi, dannosi, perchè ci presenteremo alla prossima sempre più deboli ed esangui, con nuove generazioni sempre più impoverite dal punto di vista educativo e incapaci ad affrontare le sfide. Davvero basta.

L'altro elemento fondante, dicevo, è la nomina di Vittorio Colao al ministero che dovrebbe rinnovare, rifondare, il tessuto economico nazionale. Ma per forza un economista bisognava chiamare? Ma ancora con l'idea che tutto debba essere ridotto al mero economicismo dobbiamo andare avanti? Colao l'abbiamo visto con il suo sciagurato "piano" di qualche mese fa: idee vecchie, idee legate ad un mondo che probabilmente esso stesso non reggerà alle nuove ondate della rivoluzione tecnologica. Un uomo che per formazione non potrà che essere legato ad un'architettura internet di tipo server-client (viene dalla Vodafone, vedi tu)....ma quell'architettura è in via di superamento. C'è un enorme battaglia in corso (a colpi di invenzioni tecnologiche) per superare quell'architettura. Dubito che Colao la veda (e non se ne dà infatti conto nel suo "piano").

Ecco, per esempio, in parlamento abbiamo Rubbia, qualcuno gli ha chiesto una mano? Porto l'esempio della Sardegna, negli anni 80 Rubbia fondò il CRS4 dove si studiano progetti sull'informatica: ecco, cose come Tiscali, o come Italia-online (poi passata a Telecom Italia) e molte altre non vennero dalla Luna. Ecco qualcuno gli ha chiesto se ha qualche "ideuzza"? No, perchè, anche se anziano quello che gli passa in testa in mezz'ora a Colao non gli passa in tre vite (senza offesa). Insomma, perchè un economista a fare cose che o non capisce o capisce male solo perchè faceva il contabile alla Vodafone? Partorirà solo progetti vecchi ora, e vetusti a implementazione. Per esempio, parlano di un cloud della Pubblica Amministrazione. Ma perchè un Cloud? E non sarebbe meglio fare un'Edge per esempio? Perchè non approfittarsi di risorse economiche spendibili per fare un salto quantico proponendo qualcosa per primi al mondo e facendone un successo mondiale anzichè fare qualcosa che avremo tra qualche anno che i nostri concorrenti hanno già ora? Significa candidarsi ad arrancare in eterno. Significa buttar via i soldi. Ecco, questo è il rischio mettendo economisti da tutte le parti anche quando non servano. Un Giuseppe Attardi (per dirne uno) sarebbe meglio, che dite? Ma con quei soldi ti porti anche quel matto di Nik Szabo come consulente per ripensare la Pubblica Amministrazione....parlano di competenze e poi si continua con la vecchia visione economicista, che è anche conformista, oltre che vetusta. Da lì non si esce. Anche questo è condannarsi.

Ecco, il governo Draghi nasce già vecchio e inutile. Meglio nessun governo, se devo trangugiarmi la solita sbobba, sia in ambito economico che in ambito di innovazione tecnologica.

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