L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 marzo 2021

l’ingordo pasto nudo di anime intossicate da una civiltà insopportabile e dalla paura.

lunedì 1 marzo 2021

Leucociti ed emoglobina [Il Poliscriba]

"... gente, ch'i' non averei creduto/che morte tanta n'avesse disfatta"

Il Poliscriba

In una società chiusa nella quale tutti sono colpevoli, l’unico vero crimine è farsi prendere. In un mondo di ladri l’unico peccato mortale è la stupidità.

Hunter S. Thompson (1937-2005)

Vampiri, licantropi, zombie: questi tragicomici personaggi godono di un successo inattaccabile, semplicemente perché l’umanità è fobica, teme sopra ogni cosa il cannibalismo fisico, ma si ciba, da svariati millenni, di sé stessa.

In maniera del tutto inconsapevole, gli esseri che circolano indisturbati nella più grande favela dell’universo conosciuto, si nutrono di carne umana, bevono sangue, il midollo della vita e, malgrado questo appetito insaziabile, sono scheletri in movimento, morti viventi che ridono, cianciano, piangono e hanno il coraggio, quello sì, buffo, di credersi umani, dotati di acume, bontà, furbizia, abnegazione, stolidità, sfumature sentimentali che coprono tutti i cromatismi della pompa cardiaca che il demone della creazione ha incastrato nei loro toraci.

Questi esseri inariditi da un ego smisurato, questi feti infantili passati dalle tette di madri nervose a quelle delle idiote lusinghe del sistema-mondo, sono facilmente riconoscibili.

Gli amorfi uomini mai cresciuti, le indolenti donne mai svezzate, popolano luoghi assurti a paradisi fantastici, cunei di felicità psicotica infilzati tra le fobie sociali.

Sono mammiferi che godono di espedienti suicidi che si creano nelle cucine, nei garage, in laboratori nascosti negli angoli più improbabili delle infette pieghe domestiche, tra i massacrati obitori di mattoni, un tempo abitazioni. Sono molluschi, tetrapodi strafatti, sdraiati su sterminati tappeti di cocci, vetri spezzati e materie plastiche meno sintetiche dei loro spiriti famelici di un eden anfetaminico.

Sono consumatori di onde psichiche, suoni digitali, vibrazioni sottocutanee, infra-scapolari e si scambiano tra loro - all’interno di una popolazione che cresce a dismisura in tutto il globo terracqueo - una conoscenza quasi mistica, da maestri a discepoli, di mano in mano, di vena in vena, di narice in narice, di stomaco in stomaco: l’essenza dello sballo, il fiume sotterraneo, l’ingordo pasto nudo di anime intossicate da una civiltà insopportabile e dalla paura.

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