L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 marzo 2021

Lockdown per scelta ideologica, le rianimazioni non sono piene e i contagiati sono persone sanissime che sono positive ad un fantomatico test più e più volte detto che da falsi positivi

Lockdown: è ora di dire basta

Maurizio Blondet 13 Marzo 2021 
renovatio 21
di Roberto dal Bosco

Il governo Draghi – la compagine politicamente più estesa della storia d’Italia – ha deciso di perseverare nella politica della clausura indiscriminata.

È bene capire che stavolta è forse perfino peggio che con Conte: se prima lo scusante era la saturazione delle terapie intensive – e quindi un problema di allocazione di risorse che sovraccaricate potevano far collassare l’intero sistema sanitario e sociale – questa volta nemmeno c’è più quello.

Non può non essere chiaro che un lockdown di tre settimane non potrà che mettere totalmente in ginocchio il Paese. Del resto, non stupiamoci: è in ginocchio che ci vogliono

Ci sono i numeri, buttati lì, dei «casi». I «contagi». Questi numeri non indicano né «morti» (il cui numero abbiamo ragione di ritenere gonfiato dalla diagnosi COVID piuttosto facile fatta su qualsiasi decesso) né tantomeno i «malati»: si tratta in larghissima parte di asintomatici, paucisintomatici, nel peggiore dei casi si tratta di una stragrande maggioranza di persone che guariscono, come si guarisce dall’influenza, la quale – ricordiamolo – uccide ogni anni decine di migliaia di persone.

La zona rossa in partenza il prossimo lunedì – che in Alta Italia è pressoché totale – avverrà per decreto legge invece che per DPCM: Draghi ha recepito la lezione, i decreti boriosi del Conte-Casalino vengono disapplicati come è accaduto ieri con il giudice di Reggio che ha smontato il DPCM sulla base della costrizione anticostituzionale del non uscire di casa. Il decreto legge ha un valore diverso, e ce ne accorgeremo.

Non può non essere chiaro che un lockdown di tre settimane non potrà che mettere totalmente in ginocchio il Paese. Del resto, non stupiamoci: è in ginocchio che ci vogliono. Si tratta con ogni evidenza, a questo punto, di una guerra di sterminio – la distruzione definitiva di ciò che resta della classe media italiana dopo due decenni dall’inoculo di un altro virus cinese, quello economico della delocalizzazione e della deindustrializzazione.

Stupisce la presenza in questa manovra genocida di Salvini e della Lega Nord. Abbiamo visto chat di elettori leghisti increduli, inferociti. Il partito della classe media, il partito delle partite IVA, partecipa a questa lotta di classe con armi biologiche – una lotta impari in cui il Golia dello Stato, del para-Stato, del Superstato e con annesso il sistema di boiardi di mega-industrie e mega-banche schiaccia il Davide privato, per decreto legge, anche della fionda.

È vomitevole il paradosso per cui all’assenza totale di carisma del Presidente del Consiglio, circondato dal vuoto pneumatico ideale e morale dei partiti che lo sostengono, si corrisponda quest’Inferno punitivo e totalizzante.

È rivoltante che, in questi giorni, nemmeno si parla nemmeno più di «ristori» o delle altre balle con le quali promettono di darci qualche soldo pescandolo dalle nostre stesse tasche. No, non c’è più nemmeno il pudore di fingere che lo Stato esista per favorire – anzi, più primordialmente, proteggere – i suoi cittadini.

Lo Stato moderno è Moloch: un idolo pagano crudele alla cui fornace di fuoco sacrificare i nostri figli. (Del resto, è lo Stato dei milioni di feti ed embrioni uccisi a getto continuo; è lo Stato dei vecchietti ammazzati per legge e fra poco anche dei bambini; è lo Stato dello squartamento a cuor battente delle vittime di incidenti stradali).

Lo Stato-moderno, lo Stato-Moloch rivela tutta la sua malvagità proprio in questo momento: l’idolo demoniaco, a cui bisogna obbedire e basta, pretende ogni cosa, in cambio non dà nulla.

Vuole i nostri figli, sì. Quelli che grazie alla follia psico-pandemica (non solo la DAD, ma tutto il mondo di separazione e incertezza in cui li abbiamo gettati) stanno ammalandosi nel corpo e nella psiche, stanno regredendo in modo violento, stanno diventando ancora più dipendenti dagli schermi, stanno tentando il suicidio in numeri mai prima d’ora veduti.

Lo Stato moderno è Moloch: un idolo pagano crudele alla cui fornace di fuoco sacrificare i nostri figli, e rivela tutta la sua malvagità proprio in questo momento: bisogna obbedirgli e basta, pretende tutto, in cambio non dà nulla

Primogeniti, secondogeniti, terzogeniti: Moloch ora vuole tutto. Dimenticate il fatto che con la Zona Rossa, non potendoli portare a scuola o all’asilo, non saprete dove metterli mentre lavorate. Il danno è ben maggiore, la ferità interiore non è conosciuta. E ulteriori ferite saranno letteralmente d’obbligo: tamponi su per il naso ogni settimana, magari qualche prelievo, e ovviamente il bel vaccino giovanile in arrivo, anche oggi che – incredibile dictu – qualcuno sta iniziando a pensare (non a dire, ovvio) che in giro c’è un vaccino che potrebbe aver ammazzato un bel po’ di persone. (Inciso per gli ingenui: tutti i vaccini ammazzano le persone, soprattutto i vaccini COVID, tutti, che sono terapie geniche mai approvate prima per uso umano).

Il vaccino, il suo fallimento, è l’altro grande motivo che indica la ferrea volontà di morte che guida il nuovo lockdown. Avevamo pensato che, una volta vaccinati, saremmo tornati liberi. Per chi come noi è antivaccinista, era un bel problema, tuttavia mai avremmo immaginato che nemmeno a fronte dell’avvenuto siringamento della popolazione questi osassero continuare con la proterva clausura imposta alla Nazione tutta.

Sì, impongono il lockdown nonostante il vaccino.

Il lockdown, si diceva nel 2020, serviva ad aspettare il vaccino, a prendere tempo. Ora nemmeno più la ridicola foglia di fico.

Del resto non solo non sanno nemmeno se il vaccino protegga dal contagio (inciso per gli ingenui: i vaccini non proteggono dai contagi, chiedetelo alla Mongolia vaccinata al 99% per il morbillo eppure teatro di una epidemia notevole; chiedetelo all’Africa dove la polio è tornata proprio grazie ad un vaccino finanziato da Bill Gates), non sanno nemmeno, oggi, se il vaccino uccida o no le schiere di poliziotti, insegnanti, soldati, medici, bidelli, anziani che stanno morendo come mosche, giusto il tempo di scrivere «fatto» su Facebook per poi ritrovarteli, a mazzi, sui necrologi di tutta Italia.

Privazione dei diritti costituzionali, dei diritti umani, financo della nostra stessa natura di esseri viventi: la facoltà di muoversi per, ad esempio, fuggire, è una libertà nemmeno inquadrabile nelle carte costituzionali e nei «diritti umani», è pre-politica, pre-statale, pre-umana, è il grado zero della legge naturale, che vige persino per le bestie dei boschi, ma non più per i cittadini italiani

Non c’è più nemmeno la finzione della legittimità di ciò che stanno facendo – di ciò che ci stanno infliggendo. Privazione dei diritti costituzionali, dei diritti umani, financo della nostra stessa natura di esseri viventi: la facoltà di muoversi per, ad esempio, fuggire, è una libertà nemmeno inquadrabile nelle carte costituzionali e nei «diritti umani», è pre-politica, pre-statale, pre-umana, è il grado zero della legge naturale, che vige persino per le bestie dei boschi, ma non più per i cittadini italiani.

Davvero, non è rimasto più nulla di sostenibile. Nulla di razionale, nulla di giustificabile. Nulla di tollerabile più.

Per questo chiediamo a tutti, ora di dire basta. Non possiamo scrivere qui come organizzare la protesta (anche quella, un tempo, era un diritto), ma vi possiamo dire di aderirvi, con tutto il vostro cuore, la vostra rabbia, con tutta la miseria in cui ci hanno piombato.

I partiti sono in piedi per miracolo. Il PD ha finalmente mostrato la sua natura di piovra acefala: solo lunghi tentacoli e nemmeno più una testa. I 5 stelle non esistono più, e da qui in avanti, tramite statisti come Casaleggio-Grillo-Di Maio assisteremo a scene sempre più degradanti. Forza Italia va lasciata perdere nel buco nero delle Carfagne e dei Tajani. La Lega può essere corretta, perché non può non sapere che la sua base questo non può più accettarlo.

E poi Draghi: non ha esperienza, la sua politica non ha carisma, sa che è sostenuto dal nulla dei partiti, per cui – anche se sentisse il sostegno della sovrastruttura mondialista occulta e non – giocoforza deve temere l’unico fattore reale, imprevedibile, adirato, di tutta questa equazione: il popolo. Draghi può aver affamato la Grecia, ma l’Italia non è la Grecia.

Il Drago è vuoto: in pancia non ha fuoco da sputare, e basta aver ascoltato l’inascoltabile vuotezza del suo discorso di insediamento per comprenderlo. Non può non saperlo: le fiamme potrebbe essere che le sputerà qualcun altro – non il Drago di nome, ma il Drago di fatto.

Ora, ci aspettano tre settimane orrende, ma il peggio verrà poi. Le forme che assumeranno le proteste non ci sono note, ma noi vi preghiamo: aderite.

È ora di dire basta a Moloch. Si è preso i nostri stipendi, la nostra salute, la nostra gioia, i nostri figli. Non vuole fermarsi. Dobbiamo fermarlo noi.

Roberto Dal Bosco

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