L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 marzo 2021

Ma a monte di tutto c'è la falsità della narrazione, andata troppo avanti rispetto agli eventi e la realtà puntualmente ha dislevato e messo in luce le macro e le micro contraddizioni. Si è voluto fare dell'influenza covid una elemento fondante per la Nuova Strategia della Paura prima basata solo sul terrorismo che alla distanza non ha retto nell'impattare la realtà. Il nuovo elemento fondante è stato macroscopicamente falsato a cominciare dal neutralizzare tutta la medicina del territorio basata sulla rete dei medici di famiglia, a questi gli si è ordinato la vigile attesa e il concentrare la cura SOLO negli ospedali... Oggi il tappo è saltato e la fiducia nonostante i bombardamenti delle televisioni si è persa riagganciarla sarà difficilissimo, una volta messa in discussione su un singolo punto , peraltro fatto diventare da loro stessi essenziale, la vaccinazione, tutto il castello di balle spaziali e menzogne crolla miseramente ed ognuno prende ciò che più gli aggrada riappropriandosi del diritto di scelta

La roulette russa degli effetti collaterali
-22 Marzo 2021                                                                   


La cattiva comunicazione riguardo il vaccino ha prodotto i suoi (prevedibili) effetti collaterali: quando sono avvenuti i primi casi di effetti avversi, le persone hanno cominciato a porsi delle domande che le autorità sanitarie avrebbero dovuto prevenire.

Margini di rischio

È facile dire che ogni nostra scelta comporta un margine di costi e benefici da valutare. E anche che rischiare di contrarre il covid può essere più pericoloso dei possibili effetti indesiderati del vaccino.

Inutile ribadire che i bugiardini dei medicinali che abitualmente consumiamo, riportano anche essi possibili conseguenze letali, persino per una banale aspirina.

Che ogni giorno muoiono mediamente circa 10 persone a causa di incidenti stradali, di cui 2 sono pedoni e 3 viaggiano su un mezzo a due ruote – comportamenti che coinvolgono sostanzialmente tutti quanti.

Che fino a 20 casi l’anno è la mortalità correlata alle punture di insetti.

Un problema di percezione

Inutile parlare di statistiche: perché in queste fattispecie – e in altre – altrettanto pericolose o addirittura letali, nella percezione gioca un ruolo chiave la valenza psicologica con la quale interpretiamo il dato.

Per i comportamenti a cui siamo abituati, tendiamo a minimizzarne la pericolosità sulla base del fatto che sino a quel momento non ci hanno prodotto problemi (dopo le cose invece cambiano).

I fumatori sanno benissimo i rischi a cui vanno incontro, e così pure gli alcoolisti, ma solo pochi modificano le loro abitudini per questo.

Ma se gli inevitabili (in una certa misura) effetti collaterali di un vaccino impattano sulle latenti paure dell’opinione pubblica, ecco che – a parità di numeri – la percezione del rischio aumenta a dismisura.

L’informazione ufficiale

Il caos di dichiarazioni che da oltre un anno infiamma le prime serate televisive ha scavato un retroterra di paura anche nelle persone disponibili a vaccinarsi.

Alla medicina non si chiedono miracoli ma trasparenza, che è alla base del rapporto di fiducia, in particolare quando si parla della nostra salute. Il medico non deve nasconderci la gravità di una malattia, né i pericoli eventuali di una cura (tra cui la possibile inefficacia), ma ha il dovere di far sentire al suo paziente di essere in buone mani.

Difficile adesso spiegare alle persone che minime percentuali statistiche di effetti avversi anche gravi fanno parte del gioco. La sospensione delle somministrazioni del vaccino Astra Zeneca ha confermato i timori degli scettici e moltiplicato la percezione della sua pericolosità.

Tre morti – la cui correlazione con il vaccino è comunque da accertare – su circa 15 milioni di somministrazioni resta razionalmente un margine di rischio che rientra nella casistica; con altri, ben più elevati facciamo i conti ogni giorno della nostra vita: dagli incidenti stradali (30 volte di più), alle punture letali degli insetti (circa lo stesso).

Dire le cose come stanno

Data la situazione, sarebbe stato più opportuno comunicare con maggiore chiarezza come stanno le cose sin dall’inizio. Dire che per intervenire in tempi brevi sarebbero dovuti essere necessariamente compressi i tempi della sperimentazione, che vaccinarsi significa fare né più né meno che da cavia rispetto a possibili effetti indesiderati soprattutto nel lungo periodo.

E che questo può essere un prezzo ragionevole rapportato alla pericolosità del virus (almeno per le persone più a rischio, di cui abbiamo parlato la scorsa settimana).

Se invece si afferma che il vaccino è sicuro, anche un’incidenza di mortalità residuale (ammesso, ripetiamo sia verificato il nesso causa-effetto) non può che apparire come un segnale di allarme, con conseguente perdita del rapporto di fiducia.

Una questione di coerenza

Anche di questo ne abbiamo già parlato: la scelta di vaccinarsi o meno dipende dal modo con il quale diamo un senso alle nostre decisioni. È una dimensione soggettiva che ha a che fare più con la coerenza che con la razionalità.

L’unico elemento – appunto – razionale è dato dalla propria condizione di rischio, che abbiamo visto si riassume nella presenza di determinate patologie e/o l’età avanzata. Le altre motivazioni derivano dai valori, dalle credenze e dai meccanismi con i quali elaboriamo le informazioni a nostra disposizione.

Non è coerente, ad esempio, chi evidenzia i possibili effetti collaterali e nello stesso tempo indugia a stili di vita poco salutari, tali da indurre un rischio ancora più elevato. Lo è invece chi è attento alla propria alimentazione e il proprio corpo, privilegiando cure naturali e un atteggiamento mirato alla prevenzione.

In entrambi i casi, la decisione di non vaccinarsi – quale sia la qualità delle informazioni in suo possesso – ha lo stesso margine di incertezza riguardo i possibili esiti; l’unica differenza è, appunto, la coerenza del ragionamento, che ha un valore individuale e non necessariamente si configura come la scelta migliore.

Guadagnarsi la fiducia è un dovere

Chiunque promette miracoli fa del marketing, non cura, e inevitabilmente finisce con l’infrangere il rapporto di fiducia è alla base di ogni relazione, specialmente in quelle di aiuto, in cui il rapporto è per forza asimmetrico.

Chi si trova nella posizione di bisogno, può solo affidarsi, termine latino la cui etimologia è trasparente, ed è difficile continuare a farlo quando l’altra parte si rende colpevole anche solo di omissione.

Non ho né informazioni né competenze per affermare che il vaccino Astra Zeneca (o qualunque altro) costituisca un pericolo per la salute. E nemmeno biasimo le autorità sanitarie per averne sospeso in via precauzionale la somministrazione.

Quello che non perdono è non aver detto che questa eventualità poteva (plausibilmente) verificarsi. Che si sarebbero riscontrati inevitabili effetti avversi (o anche solo il sospetto), e che si sarebbe intervenuti prontamente per fare chiarezza a tutela di tutti.

Una volta violato il patto di fiducia, è difficile tornare indietro.

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