L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 20 marzo 2021

NON si è voluto curare l'influenza covid a casa anzi si è fatto di tutto per neutralizzare la rete dei medici di famiglia accentrando la cura negli ospedali, quando lo stato di malattia era già in fase avanzata, e in concomitanza, spesso, con patologie pregresse hanno portato alla morte. I protocolli ufficiali usciti tardivamente, novembre 2020, obbligavano alla vigile attesa all'uso dell'inutile paracetamolo e il chiaro ricorso dopo una cura inesistente, e il classico sintomo di febbre all'autoambulanza/ospedale . A tutt'oggi i protocolli sono rimasti fermi ed inutili

Tar boccia Aifa: vincono i medici della terapia domiciliare

20 marzo 2021


Che cosa ha deciso il il Tar accogliendo il ricorso, presentato da alcuni medici, contro i protocolli di cura domiciliari anti Covid dell’Aifa. Tutti i dettagli

Il Tar ha accolto il ricorso, presentato da alcuni medici, contro i protocolli di cura domiciliari anti Covid dell’Aifa basati sulla vigile attesa e sull’uso paracetamolo e fans (farmaci antinfiammatori non steroidei) nelle prime fasi della malattia.

L’ordinanza del TAR del Lazio

L’ordinanza del Tar del Lazio del 2 marzo sancisce che i medici non sono tenuti a osservare le linee guida emanate dall’Aifa il 9 dicembre scorso. “Considerato che, a una valutazione sommaria propria della fase cautelare, il ricorso appare fondato – si legge nella sentenza del Tar -, in relazione alla circostanza che i ricorrenti fanno valere il proprio diritto/dovere, avente giuridica rilevanza sia in sede civile che penale, di prescrivere i farmaci che essi ritengono più opportuni secondo scienza e coscienza, e che non può essere compresso nell’ottica di una attesa, potenzialmente pregiudizievole sia per il paziente che, sebbene sotto profili diversi, per i medici stessi”. Il Tar rimette la scelta della terapia più opportuna nelle mani della professionalità dei singoli medici. L’udienza pubblica per la trattazione di merito del ricorso è fissata il 20 luglio prossimo.

Cosa dicono le linee guida dell’AIFA

Secondo le linee guida emanate dall’Aifa nei primi giorni di malattia da Sars-covid, prevede unicamente una “vigile attesa”, “trattamenti sintomatici” attraverso paracetamolo o FANS“ e “idratazione e alimentazione appropriate”. L’Aifa suggeriva inoltre di non ricorrere all’assunzione di complessi vitaminici o integratori alimentari. 

Chi ha presentato ricorso 

Il ricorso al Tar è stato presentato da un gruppo di medici: Fabrizio Salvucci, Giuseppe Giorgio Stramezzi, Riccardo Szumsky e Luca Poretti, rappresentati e difesi dagli avvocati Erich Grimaldi e Valentina Piraino. 

Il dottor Riccardo Szumsky in passato era balzato agli onori delle cronache per un’affermazione molto controversa che metteva in dubbio la sicurezza del vaccino. “Medici ospedalieri dipendenti da un’azienda sanitaria che si fanno vaccinare sotto gli occhi del loro ‘padrone’ politico e attorniati da fotografi mi sembrano le comparse di una recita – aveva detto il medico e sindaco di Santa Lucia di Piave (Treviso) all’indomani dell’inizio della campagna vaccinale -. Se il vaccino è così sicuro perché non è il politico a dare il buon esempio? Io in questo momento non lo inietterei su me stesso”.

Vittoria per l’associazione “Terapia domiciliare Covid-19”

I medici Giuseppe Giorgio Stramezzi, Riccardo Szumsky con i prof. Luigi Cavanna, Luigi Garavelli, Claudio Puoti e Andrea Mangiagalli, insieme agli avvocati Erich Grimaldi e Valentina Piraino, hanno fondato l’associazione “Terapia domiciliare Covid-19”. I medici promotori dell’iniziativa, nata dalla pratica sul campo, ritengono che Covid-19 sia “una malattia che deve essere affrontata ai primi sintomi nella propria casa, evitando così in molti casi un peggioramento verso una forma più grave che costringe al ricovero in ospedale”, come si legge sul sito dell’associazione. “Chiediamo che venga stabilito un protocollo nazionale di cura domiciliare e che venga rafforzata la medicina territoriale – scrivono ancora i medici -, anche attraverso la creazione in ogni Regione delle unità mediche pubbliche di diagnosi e cura domiciliare del covid-19 (USCA) previste dalla legge nazionale ma istituite solo in alcune Regioni. L’epidemia si affronta a casa prima che in ospedale”. 

Tempestività delle cure la chiave per sconfiggere il Covid 

In un’intervista rilasciata dal prof. Stramezzi pochi giorni prima della sentenza del Tar aveva ribadito l’importanza non solo della tempestività delle cure ma anche dell’utilizzo di semplici antinfiammatori. “Le terapie precoci funzionano. Il tempismo è fondamentale. Si deve intervenire immediatamente con l’antinfiammatorio. Da evitare la tachipirina che non è un antinfiammatorio e abbassa i livelli di glutatione, fondamentali per proteggersi dal Covid – aveva detto il prof. Stramezzi – Qualsiasi antiinfiammatorio. L’aspirina va benissimo essendo anche un antiaggregante piastrinico. L’Ibuprofene te lo danno solo con la ricetta. L’aspirina anche senza ricetta. Va presa immediatamente, al primo sintomo. Appena si ha la febbre a 38 per esempio, uno strano mal di gola, un accenno di tosse, qualsiasi avvisaglia”.

Il vertice con il sottosegretario Pierpaolo Sileri

Il giorno dopo la pubblicazione della sentenza del Tar il prof. Stramezzi, insieme al prof. Cavanna e all’avvocato Grimaldi ha incontrato il sottosegretario al Ministero della salute Pierpaolo Sileri.


Giorgio Palù: puntare sulle cure domiciliari 

Giorgio Palù, presidente dell’Aifa e microbiologo dell’Università di Padova, qualche giorno fa, nel corso della trasmissione “Mezz’ora in più” di Lucia Annunziata, aveva affermato che la chiave per evitare il sovraffollamento degli ospedali passava proprio per le cure domiciliari. “Svolgere quei pochi esami per utilizzare il cortisone e eparina a basso peso molecolare, questo ci aiuterebbe a evitare saturazione degli ospedali – aveva detto il prof. Palù -. Dobbiamo puntare sulle cure domiciliari anche con uso di anticorpi monoclonali nelle prime 72 ore dall’esordio dei sintomi, ma ancora non li abbiamo a disposizione”. 

I dubbi della FIMMG

I medici della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) avevano criticato le linee guida sin dalle prime anticipazioni. “Non siamo stati coinvolti e quelle indicazioni lasciano il tempo che trovano – aveva detto il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti -. Il documento non dice nulla di nuovo, anzi lascia dubbi e incertezze. Siamo stufi di essere trattati come studentelli di medicina. La medicina generale ha necessità di maggiore rispetto. Questi sono atti di gente che lavora dietro le scrivanie”.

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