L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 marzo 2021

NoTav - per ora il soldi sul TAV ce li ha messi solo l’Italia, dov'è quel fanfulla di Salvini?

documenti, post — 17 Marzo 2021 at 15:51



Hubert Du Mesnil, presidente di TELT, la società promotrice del raddoppio della linea TAV tra Torino e Lione è stato recentemente ricevuto al senato francese in merito allo stato di avanzamento del progetto. Ne sono uscite diverse informazioni interessanti come riporta anche il portale dei notav francesi projetlyonturin.fr

Ciò che emerge con una chiarezza che ci ha francamente sorpreso è l’assenza di finanziamento non solo delle tratte nazionali ma perfino del tunnel transfrontaliero. Du Mesnil ha ammesso senza giri di parole che mancano “strumenti di finanziamento pluriannuali strutturati e durevoli”. Il presidente di Telt ha dichiarato “sarebbe meglio per un progetto che dura così tanto tempo che una volta cominciato abbia assicurati i finanziamenti. Sarebbe meglio. Ma non è veramente questo il caso. Alla fin fine gli unici che garantiscono un finanziamento pluriannuale sono gli italiani”. In sostanza, per quanto riguarda i soldi che la Francia dovrebbe garantire per i lavori del tunnel transfrontaliero si dipende ogni anno da un voto annuale che deve confermare o meno i fondi e bisogna, sempre a detta di Du Mesnil, “ogni volta discutere condizioni e modalità”. Che ne è del finanziamento UE? Dice ancora TELT per bocca del suo presidente “lato Bruxelles non va molto meglio. Avevamo un finanziamento assicurato fino al 2021 che è stato prolungato fino al 2022. Cominciamo ora le trattative per i prossimi anni (…). Il che significa che non avremo da parte di Bruxelles una cifra assicurata per arrivare fino in fondo”.

Questo spiega l’imbarazzo della ministra delle infrastrutture Paola De Micheli, nel dicembre scorso, durante l’audizione al senato italiano. Davanti alla richiesta di chiarimenti su quali provvedimenti del bilancio dello stato francese riportino esplicitamente l’indicazione della copertura dei costi della nuova Torino-Lione, la ministra aveva dovuto fare scena muta ammettendo candidamente di non saperlo, semplicemente – aggiungiamo noi – perché questi finanziamenti non esistono. D’altronde carta canta, per ora il soldi sul TAV ce li ha messi solo l’Italia. Parola dell’AD di Fs Gianfranco Battisti: “le risorse a oggi stanziate ammontano a 3,6 miliardi, l’82 per cento delle quali è stato messo a disposizione dal governo italiano”. Tutto chiaro?


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