L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 28 marzo 2021

Se lo stregone maledetto afferma che Biden sia portatore di aria nuova e fresca è al di fuori di qualsiasi realtà eccetto quello dello schiavo e padrone. Ci imprigionano dentro casa per EMERGENZA ma non usano il vaccino Sputnik V o sono bugiardi o spietati carcerieri tesi a toglierci diritti, mantenerci in una narrazione di paura e terrore

Biden a Ema: niet a Sputnik e vaccini cinesi. Parola di Fabbri (Limes)

28 marzo 2021


La partecipazione del presidente americano Joe Biden (elogiato da Mario Draghi in conferenza stampa) al Consiglio europeo commentata da Dario Fabbri, analista di Limes

Il presidente Usa, Joe Biden, giovedì scorso, ha partecipato al Consiglio europeo durante il quale sono stati affrontati alcuni temi di interesse strategico per l’Ue: la cooperazione Usa-Ue, la sfida globale dei vaccini, il Mercato Unico, le relazioni dell’Ue con Russia e Turchia, la trasformazione digitale.

“Biden ha riaffermato che il pilastro della politica estera americana è l’Ue. Un tempo si diceva gli Usa guardano all’est, all’Asia, era in posizione equidistante. Oggi no, c’è un solo alleato fondamentale ed è l’Ue”, ha detto venerdì scorso Mario Draghi in conferenza stampa, elogiando il presidente degli Stati Uniti: “L’intervento di Biden è stato molto importante, ha veramente portato aria nuova, fresca nei rapporti Stati Uniti-Ue”.

Biden: “Aiuteremo l’UE sui vaccini appena possibile”

Gli Stati Uniti hanno vaccinato il 14,6% circa della loro popolazione. L’Europa non ha ricevuto nessuna dose di AstraZeneca finita dagli Stati Uniti, secondo i funzionari dell’Unione europea, ha scritto il New York Times. E Draghi infatti in conferenza stampa ha detto che “gli Stati Uniti hanno di fatto bloccato l’esportazione di vaccini”. Il presidente Biden ha promesso che, quando sarà raggiunta l’immunità di gregge, gli Usa daranno una mano all’Ue. Troppo poco? Sì, secondo l’analista di geopolitica di Limes Dario Fabbri. “Appena possibile non è un termine temporale, è semplicemente una promessa. Ci si aspettava qualcosa di più da Biden – ha detto Fabbri intervenuto a Omnibus (La7) -. Gli Usa hanno a disposizione 1miliardo e 400 milioni di dosi di vaccino da brevetti vaccinali americani. La popolazione americana è 328 milioni di abitanti. Potrebbero aiutare subito”. Il presidente Biden ha detto che entro maggio gli Usa allungheranno una mano verso l’UE. “Biden si è molto vantato, un’ostentare quasi imbarazzante verso i paesi europei – ha aggiunto Fabbri nel corso della trasmissione condotta da Alessandra Sardoni -. Ha detto che raggiungeranno l’immunità di gregge entro aprile. Poi da maggio aiuteranno l’Europa”.

Le pressioni degli Usa sull’Ema per non approvare Sputnik

Se per avere un aiuto statunitense bisognerà aspettare l’Ue lavora per ampliare le alternative vaccinali, a iniziare dallo Sputnik V russo. “Gli Usa premono sull’Ema chiedendo di non approvare Sputnik e nessuno dei vaccini cinesi – ha sostenuto Fabbri -. La risposta dell’Ema, nella sua tremenda debolezza, è di acconsentire alle pressioni Usa. La questione vaccinale è una questione geopolitica. Quando c’è in ballo la vita o la morte delle persone la questione strategica, la potenza è l’elemento decisivo”. Difatti l’Ema ha fissato proprio in maggio il temine ultimo per fornire una valutazione su Sputnik. “È il termine che si sono dati gli americani per aiutarci”, chiosa Fabbri.

L’Italia produce Sputnik per fare pressioni sugli USA

Nel mentre l’Italia ha iniziato a produrre il vaccino Sputnik V sul territorio nazionale. Ma anche questa sarebbe una mossa più di politica estera che sanitaria. “Quando l’Italia annuncia la sospensione di Astrazeneca, annuncia anche la produzione di Sputnik V sul proprio territorio – dice Fabbri -. Lo fa per premere sugli americani, non solo su Astrazeneca”. Pur avendo aperto al vaccino russo “Draghi si autodefinisce come antirusso e anticinese. È un enorme bluff ma la figura di Draghi ha le capacità per fare tutto”, assicura Fabbri.

Draghi, leader di un Paese disperato

Come detto dall’analista di Limes la questione dei vaccini si è rivelata una vicenda geopolitica. Inevitabile chiedersi quanto pesi, nella partita sulla collocazione geopolitica dell’Italia, la figura di Mario Draghi. “Draghi è una figura intrinseca all’amministrazione americana ‘bideniana’ – dice Fabbri -. Vale la pena ricordare che l’amministrazione Biden è molto tecnica cioè penetrata fortemente dagli apparati americani, basta vedere i ministeri chiave. Draghi conosce personalmente Janet Yellen e Biden conosce Draghi, non è banale”.

E Draghi, quasi a confermare indirettamente l’analisi di Fabbri, nella conferenza stampa post Consiglio europeo, a proposito proprio della partecipazione del presidente americano ha detto: “L’intervento di Biden è stato molto importante, ha veramente portato aria nuova, fresca nei rapporti Stati Uniti-Ue”.

Le premesse dunque sono buone ma non bastano. “Servirà tutto questo? Nì. Perché il peso di un leader è dovuto alla collettività che presiede, non dal suo prestigio personale – ha commentato l’analista di Limes -. Anche Draghi fa anticamera, anche Draghi viene trattato come viene trattato il leader di un paese più o meno disperato sul piano economico, aggrappato ai soldi della Germania mascherati da europea e che deve dire agli americani vi prego aiutateci sennò approviamo lo Sputnik. Draghi fa quello che può con le carte che ha, non dobbiamo sopravvalutarlo. Il punto non è Draghi, il punto è l’Italia”.

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