L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 21 marzo 2021

Se questi sono gli uomini non siamo messi bene

SABATO 20 MARZO 2021



Al forum di Vox Italia TV (CHE PRESTO SI CHIAMERA' "VISIONE TV"), condotto con grande brio e competenza da Francesco Toscano, e in cui si discute di vaccini che vengono e vanno a cavallo della grande Operazione Covid, aggiungo una considerazione. Cosa c'entra il virus con lo scatenamento di un personaggio scombussolato da un vecchiaia mal riuscita?


Pensando che il personaggio scaturito dai brogli elettorali è pure affetto da demenza senile, non ci si dovrebbe preoccupare troppo. Uno che, ad appena 78 anni, va seguito passo passo da badanti perchè non cada tre volte sulla scaletta dell'aereo (venerdì 19 marzo), che in campagna elettorale non mancava mai di smarrirsi e perdere il filo, che in un comizio ha detto "prima che io finisca qui, saranno morti di Covid 200 milioni di americani", uno che non si ricorda del nome del Pentagono e del ministro della Difesa da lui appena nominato, uno che, dalle conferenze stampa deve essere tirato via prima che gli si facciano le domande, uno che chiama la sua vice "Presidente Harris", uno che nelle chiamate ai capi di governo e di Stato si deve far sostituire dalla vice, non ci deve preoccupare, vi pare? 

Neanche quando dà in tv dell'assassino senz'anima al capo di Stato del più grande paese del mondo, democraticamente eletto da una nazione di 160 milioni di persone e, poi, incalza assicurando che a Putin gli verranno fatti pagare i suoi misfatti? Neanche quando, per un vertice con i cinesi, manda i suoi diplomatici in Alaska e li fa esordire impartendo agli sbigottiti ospiti una lezioncina di democrazia e di rimbrotti ai comportamenti di Pechino.


Tenendo conto dei suoi dati psicofisici, ci si potrebbe limitare a compiangere un invecchiamento assai deplorevole e la sorte di oltre 300 milioni di cittadini statunitensi che se lo ritrovano tra i piedi per altri quattro anni.

Invece no. C'è da tremare. Perchè il giorno prima che Joe Biden sparasse le sue corbellerie in tv e due giorni prima che Vladimir Putin gli rispondesse con intelligente eleganza e umana comprensione per il transfert freudiano dell'assassino, vero e seriale, si era manifestata la nota Ong della Cupola e del suo ramo Deep State,.la CIA. Aveva diffuso un rapporto in cui, con ossessione ormai compulsiva, ripeteva che Putin aveva interferito nelle elezioni del 2020, come in quelle del 2016, sempre per sostenere il suo burattino Donald Trump.

La faccenda denota l'accoppiata stupidità-protervia della conventicola dell'Intelligence visto che l'inconsistenza dell'accusa formulata da un detrito dei servizi britannici (Christopher Steele) su commissione di Hillary Clinton, era già stata confessata in parlamento, addirittura dal suo massimo artefice istituzionale, il procuratore Mueller. 

Far sproloquiare Biden perchè Mentana abbocchi e Putin se la rida


E allora ci si chiede: "Hi Joe, perchè ti sei sputtanato come un vecchio bullo ubriaco da angiporto?"

E, a veder bene, si trovano risposte attribuibili a coloro che, senza esporsi troppo, fanno girare al cartonato nella Casa Bianca voci accuratamente dal sen fuggite. Che odorano di follia, ma sanno di guerra e di apocalisse. Ecco cosa si può arguire possa averle provocate, queste voci.

Il gasdotto North Stream russo-tedesco, che taglia fuori sia l'Ucraina, che gli idrocarbui da scisti statunitensi e su cui l'improvvida Merkel insiste a costo di scatenare l'olocausto europeo; il fallimento dell'operazione Navalny, l'avvelenato sanissimo, in carcere per aver rubato 500mila euro a una ditta di cosmetici francese, onorato da un passato di fucilatore di migranti in un partito nazista, come dall'alto tradimento per cospirare contro lo Stato al soldo di una potenza straniera; un vaccino non genico e quindi non OGM e tossico, lo Sputnik V, che dilaga già in ben 50 paesi, terrorizzati dagli sconquassi Astrazeneca e preferito ai pluricondannati Pfizer, Johnson&Johnson, Moderna, anche per la maggiore credibilità del paese produttore. Infine, a livello geopolitico, i bastoni tra le ruote che Putin va mettendo alla perenne e ora rinnovata bellicosità degli USA, a perpetuazione della media di una guerra all'anno lanciata da quello Stato fin dalla sua nascita.

Ballonzolando dai fili dei suoi inventori, malamente e precipitando ogni due per tre sui gradini, davanti al mondo sfila un presidente USA rintronato che, tuttavia, da senatore (1973), vicepresidente e presidente, pervicacemente continua a distruggere e uccidere. E' il più longevo delinq uente, corresponsabile di più omicidi, stragi e genocidi, di tutti i massacratori della Storia. Epperò dà del killer al capo di uno Stato, colpevole di non aver compiuto nemmeno un'aggressione, di correre in difesa degli aggrediti e, soprattutto, di aver distribuito a 50 paesi un vaccino che non fa male.

Chiudiamo con un Mentana da Pulitzer


La splendida chiusura di questo scritto onora l'apoteosi del giornalismo e della sua deonotologia. Enrico Mentana, che, con Formigli, Gruber, Zoro e Floris, è il cavallo da Pulitzer de La7, chiosa ogni notiziona con un corredo di verità e saggezza. Alla notizia delle esternazioni di Biden su Putin, non ha saputo trattenersi dal sublimarle in una conclusione da grande investigatore: "Che i russi avessero interferito nelle elezioni USA del 2016 si sapeva. Ma si dice che lo abbiano fatto anche nel 2020". Un maestro. Confermatosi tale quando, nella contingenza Covid, ha aperto il sito "Open" per delatori, calunniatori, e tirapiedi.

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