L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 16 marzo 2021

Sionisti all'opera

Razza Ariana a Gerusalemme

Volevo scrivere d’altro  (l’immane scandalo Astrazeneca, vergogna della eurocrazia-padrona ) ma mi è parsa suprema la battuta del germanista Vladimiro Giacché:

 

“Coloni israeliani che scherniscono  una donna palestinese davanti a casa sua a Gerusalemme  dopo che   il loro esercito ha buttato fuori  la sua famiglia perché la casa andrà ai coloni”.

Tanto più che gli schernitori  in dieci di una donna sola sono palesemente di razza ariana.  Quasi certamente ebrei americani –  che hanno fatto aliah apposta per andare ad occupare le case e i terreni dei palestinesi; che loro confondono coi pellerossa. Molti di loro  (ne ho visti)  si vivono in un western  ebraico di loro invenzione.  Oppressori dagli occhi  azzurri, che vanno in giro fra la gente col mitragliatore in vista e il revolver alla cintura, arroganti perché intoccabili e protetti da ogni pericolo dal glorioso Tsahal. Naturalmente hanno tutti   la doppia cittadinanza.

Un commentatore dice che la foto è di qualche anno fa.  Ma queste  cose avvengono continuamente, ed io le ho viste:

28 famiglie palestinesi nel quartiere occupato di #Jerusalem di Sheikh Jarrah stanno affrontando una minaccia imminente di sfratto forzato dalle loro case a favore delle organizzazioni dei coloni israeliani coloniali.

Si  piazzano  nelle terre altrui come   da Promessa Biblica e come settlers nella prateria disabitata del West, prendono  case altrui, oppressori  in una civiltà che ebraicamente sono istruiti a considerare come  inferiori, anzi  animali parlanti, in quella che Ortega y Gasset chiama “la vita coloniale”, “vita non autoctona” proprio a proposito dell’homo americanus,
“Immagini il lettore di essere trasportato, solo o con pochi suoi affini, a un territorio molto remoto, disabitato e di enorme estensione.. Arriva con le superiori tecniche intellettuali che una civiltà molto sviluppata gli ha messo dentro, e alcuni degli strumenti efficientissimi che la civiltà ha creato. In cambio, i problemi della sua vita cambiano. Nella metropoli erano quelli propri di una civiltà avanzata; nella terra nuova deve risolvere i problemi più primitivi. Ossia, la sua esistenza coloniale consiste in un anacronismo fra il repertorio dei mezzi più perfetti e un repertorio di problemi molto semplici. Senza perdere nessun vantaggio , è sceso molti secoli addietro, si è installato in una zona vitale più facile. Conseguenza: sentimento di prepotenza. Lo stesso uomo si sente nella nuova terra più capace che in quella antica.
Però mentre l’esuberanza dei suoi mezzi in paragone coi problemi rianima l’uomo coloniale insufflandogli una sensazione di onnipotenza, accade che il primitivismo dei problemi, dell’ambiente vitale in cui cade, – la foresta, la prateria vergine, la solitudine – lo tira verso il primitivo. Cinque o sei anni, non più, e si noterà una strana semplificazione del suo essere. I raffinamenti intimi, le complessità, i saranno totalmente atrofizzate per non essere usate, mentre le reazioni elementari sollecitate dall’ambiente si irrobustiranno sorprendentemente.
Il coloniale è sempre, in questo senso, un arretramento dell’uomo verso un relativo primitivismo nel fondo della sua psiche,però conservando uno strumentario materiale e sociale – per quanto riguarda l’’ordine esterno – di piena modernità. E’ questa duplicità che conferisce il suo anacronismo costituzionale a produrre l’illusione ottica nel giudicare gli Stati Uniti”.

(Sobre los Estados Unidos,1932)

https://www.maurizioblondet.it/razza-ariana-a-gerusalemme/

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