L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 marzo 2021

Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato - «Là dentro c’è un mondo. Là dentro troviamo i quadri della pubblica amministrazione, là dentro troviamo il potere, troviamo burattinai. Andare ad investigare, a scontrarsi con questi mondi è pericoloso, mettiamo a repentaglio la nostra carriera, mettiamo a repentaglio la nostra vita. Perché il gioco è pesante, il gioco è serio, e noi sappiamo perfettamente che non dimenticheranno e che non perdoneranno l’aver osato o l’osare ad avvicinarsi».

I “macigni” di Nicola Gratteri durante l’intervista con Iacona nell’ultima puntata di PresaDiretta su Rai3
Parole che dovrebbero scatenare un enorme confronto pubblico, in Calabria e a Roma

17 Marzo 2021 11:17



Parole pesanti come macigni quelle pronunciate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro e coordinatore della Dda distrettuale, Nicola Gratteri, durante il lungo servizio di “PresaDiretta” in onda su Rai3 lunedì 15 marzo scorso, intitolato “Processo alla ‘ndrangheta”, con riferimento all’epocale inchiesta “Rinascita Scott”. Frasi e argomenti che dovrebbero far pensare tutti, in primis politica e partiti, livelli istituzionali di ogni genere, sindacati, mondo della scuola e dell’università, intellettuali e ogni segmento di quella che in genere chiamiamo “società civile”. Riccardo Iacona introduce brevemente alcuni passaggi altamente significativi, direi di rilevanza storica, del Procuratore: «Per Nicola Gratteri la massoneria deviata ha rappresentato il vero salto di qualità della criminalità calabrese». La scena si sposta nell’ufficio di Nicola Gratteri, a Catanzaro: «Negli anni Settanta – spiega il Procuratore – la ‘ndrangheta ha capito che non si poteva continuare con il trasporto di inerti, con l’appalto, ma che doveva entrare nella stanza dei bottoni. Quindi con la Santa è stata creata la nuova regola in base alla quale uno stesso soggetto può far parte della ‘ndrangheta e di una loggia massonica, noi aggiungiamo deviata così nessuno ci può denunciare. Quindi si siede attorno al tavolo, entra nella stanza dei bottoni». Il giornalista conduttore di “PresaDiretta” interloquisce: «Dove si decide l’investimento… prima che lo si faccia».

Gratteri a questo punto cambia espressione, diventa più fermo e duro in volto, consapevole delle parole che sta per pronunciare: «Dove si decide il destino di un territorio, se vogliamo sintetizzare. Dove si discute non chi deve vincere l’appalto, ma se l’opera pubblica deve essere costruita o meno». Un ultimo stacco di Iacona: «Ma, mi dice Gratteri, quando tocchi con indagini la massoneria deviata tocchi il fuoco». È il “la” al passaggio più importante e decisivo, quanto solennemente drammatico, del ragionamento del Procuratore. Eccoli i “macigni” di Gratteri, con quel linguaggio diretto che gli è proprio e che va subito al nodo delle questioni: «Là dentro c’è un mondo. Là dentro troviamo i quadri della pubblica amministrazione, là dentro troviamo il potere, troviamo burattinai. Andare ad investigare, a scontrarsi con questi mondi è pericoloso, mettiamo a repentaglio la nostra carriera, mettiamo a repentaglio la nostra vita. Perché il gioco è pesante, il gioco è serio, e noi sappiamo perfettamente che non dimenticheranno e che non perdoneranno l’aver osato o l’osare ad avvicinarsi».

Non ci sono grandi commenti da fare a concetti tanto laconici quanto altamente espressivi e indicativi. Queste parole dovrebbero scatenare un enorme confronto pubblico, in Calabria e a Roma, fra partiti, sindacati, organizzazioni di categoria (soprattutto quelle più potenti e rappresentative), mondo della cultura e delle idee. Vecchi grandi partiti e sindacati, dal Pci alla Dc, dal Psi all’Msi, la Cgil, la Cisl, la Uil lo avrebbero fatto, come accadde all’epoca dell’attacco del terrorismo allo Stato. L’Italia migliore, che per fortuna non è tutta disattenta, deve ritrovare la capacità di analisi e il coraggio di allora!

Massimo Tigani Sava

Fotografia pubblicata: un momento dell’intervista di Iacona a Gratteri (fonte: Raiplay.it)

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