L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 marzo 2021

Sono fuori di testa hanno perso il controllo e questo li rimbambisce li porta sulla via della follia. Bisogna aver paura dei colpi di coda finali, saranno terribili

18 marzo 2021
Donbass, sclerosi multipla a Washington



Ieri mi sono scagliato contro il povero Biden, uomo degno della massima disistima, ma probabilmente portato all’esasperazione dalla Russia che non cede di fronte agli interessi a stelle strisce che come è noto sono eccezionalmente sacri. Così non sapendo come sfogare la rabbia ha accusato Putin di aver truccato le elezioni americane, quelle in cui ha vinto lui oltre ci di essere un assassino. Eh si l’iracondia fa brutti scherzi e così Mosca ha dovuto ritirare il suo ambasciatore a Washington per no n farsi offendere dall’obnubilato. D’altra parte possiamo comprendere benissimo lo stato d’animo di Biden, che in Ucraina deve anche badare agli interessi del figlio corrotto e corruttore ( quante preoccupazioni! ) e non solo il suo , ma anche di chi tira i fili della Casa Bianca essendo improbabile che il presidente abbia una visione d’insieme delle cose: ma come, era tutto pronto per scatenare l’offensiva contro il Donbass , le truppe ucraine erano state rifornite di armi, il leader russo era isolato da una gragnuola di impavide quanto deliranti accuse da parte degli ascari europei, il truffatore nazista Navalny era pronto a fare casino e il territorio delle repubbliche secessioniste cominciava ad essere bombardato dalle postazioni di artiglieria di Kiev, facendo vittime civili, cosa che rallegra sempre le amministrazioni americane, perché è un po’ un ritorno alle origini, un po’ come il tacchino della festa del ringraziamento che celebra il primo sterminio dei nativi. La posta era grossa: se solo la prima linea di difesa delle truppe secessioniste, come si immaginava che sarebbe facilmente avvenuto, fosse stata sfondata la Russia sarebbe stata costretta o a ad abbandonare le repubbliche secessioniste o a intervenire in maniera diretta e Putin sarebbe stato preso nel gorgo delle accuse e dei venti di guerra.

Del resto il conflitto è anche l’univa via d’uscita per il governo fantoccio ucraino, già economicamente e politicamente fallito da un bel pezzo, che ha un senso solo fino a quando riesce a gestire il livello e le modalità dello scontro. Ma nulla di tutto questo è avvenuto: la Russia si è limitata a fornire sottobanco il Donbass di armi avanzate che da una parte hanno distrutto con estrema precisione le postazioni di artiglieria ucraina impegnate a bombardare i secessionisti e dall’altra hanno confuso con sistemi di guerra elettronica le comunicazioni del nemico: questo ha immediatamente fatto comprendere che le grandi formazioni ucraine che già si apprestavano ad entrare in azione, sarebbe state fermate e decimate, per cui l’offensiva è stata rimandata a tempo indeterminato perché né il governo di Kiev e tantomeno l’amministrazione di Washington possono permettersi uno smacco così grave che avrebbe potuto anche prendere l’aspetto di una rotta visto che secondo alcune fonti interne all’ucraina il morale delle truppe di Kiev sarebbe a terra. Adesso il governo ucraino tenterà di dire che forti formazioni russe sono ammassate appena al di là del confine del Donbass e magari la Nato dirà che i sistemi di guerra elettronica forniti ai secessionisti costituiscono un intervento diretto. Certo oggi qualsiasi cosa può essere impunemente detta, ma questo implicherebbe che l’Ucraina si sarebbe dotata da sola con armi occidentali. D’altronde non si può nemmeno confessare di essere stati sconfitti prima ancora di cominciare e che la qualità della narrazione lascia a desiderare. .

Dunque adesso potete comprendere il dramma del sub presidente Biden e le sua demenza senile che è la stessa di un impero in declino.

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