L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 17 marzo 2021

Sono prigionieri della loro stessa NARRAZIONE ed ora non hanno più strumenti per uscirne fuori mentre la società muore lentamente. Questo è il prezzo che stiamo pagano per la errata strategia che hanno voluto e che nonostante tutto mantengono, la cura negli ospedali trascurando quella domiciliare e rendendo inutile la rete dei medici territoriali impedendogli pure l'uso della normale aspirina che non si è mai negata a nessuno per un qualsiasi sintomo influenzale e negando per scelta ideologica l'uso dello Sputnix V

La Guerra economica si fa con i Vaccini e l'Europa ha già perso
In Occidente, vincono Israele, Inghilterra ed USA

di Guido Salerno Aletta
12 marzo 2021

Alcuni Paesi Occidentali stanno andando avanti a rotta di collo con le vaccinazioni.

Da Israele giunge la notizia che il merito di essere riusciti ad avere tutte le dosi necessarie per vaccinare l'intera popolazione è del Premier Benjamin Netanyahu, che una notte decise di chiamare personalmente il Ceo della ditta produttrice offrendogli un prezzo doppio, pur di averle tutte immediatamente. La notte stessa, utilizzando i fondi di emergenza dell'Esercito, fu fatto il pagamento pattuito e partirono gli aerei militari da trasporto per caricare i vaccini già prodotti.

Dalla Gran Bretagna, si viene a sapere che già a luglio scorso il loro governo aveva stipulato per primo una partnership con una industria, assicurandosi la priorità nelle consegne. Il Premier Boris Johnson ora gongola, perché la campagna vaccinale va a gonfie vele.

Negli USA, il Presidente Joe Biden ha appena promesso che l'intera popolazione potrebbe essere già vaccinata per il 1° maggio. Anche loro, non hanno problemi di sorta.

Questo significherebbe, secondo quanto ci si attende, una ripresa completa delle attività economiche e della vita sociale.

In Europa siamo indietro con le vaccinazioni, purtroppo. C'è chi dà la colpa al contratto di fornitura che sarebbe stato fatto male, chi replica affermando che la Commissione è solo subentrata in un accordo già messo in cantiere da quattro Stati europei tra cui l'Italia, e che quindi la negoziatrice si è trovata a trattare con le mani legate.

A livello globale, d'altra parte, è stata condivisa la scelta di concentrarsi sulla necessità di "vaccinare" l'intera popolazione per evitare le conseguenze patologiche derivanti dal contagio con il virus, con tutte le incertezze che comporta una sperimentazione molto breve dei vaccini insieme all'uso di soluzioni assai innovative.

Si è praticamente rinunciato a "curare" i sintomi patologici che derivano dall'infezione virale, che colpisce prevalentemente i polmoni: varie terapie sono state contestate, l'uso di alcuni medicinali è ancora oggetto di controversie infinite.

L'Italia sta messa male, dunque con le dosi ricevute, ma siamo in compagnia con gli altri Paesi dell'Unione. La cosiddetta "vigile attesa", che è stata indicata nelle linee guida, prevede solo la somministrazione di tachipirina: ma è solo l'anticamera per l'ospedalizzazione. A quel punto la cura è più difficile: se si va in rianimazione, se ne esce spesso solo a piedi in avanti.

In pratica, l'unica forma di tutela è la prevenzione del contagio, con l'uso delle mascherine ed il distanziamento personale. Ciò comporta danni immensi alla società ed alla economia.

Gli Stati sono intervenuti subito, apprestando sostegni di vario genere; le Banche centrali hanno messo in moto tutti gli strumenti noti ed hanno attivato anche iniziative mai sperimentate prima, ma c'è un limite a tutto: soprattutto alla tenuta delle imprese che non possono aprire i propri locali al pubblico: dai bar ai ristoranti, dai cinema ai teatri, dai musei alle palestre.

Ci sono interi settori bloccati, come quello del turismo invernale e delle Città d'arte. Non parliamo poi delle crociere, del trasporto aereo, delle Fiere, o della moda. Stando a casa, è inutile rinnovare il guardaroba.

Per evitare una catastrofe sociale, una rabbia incontenibile, si bloccano i licenziamenti, si rinviano i termini di pagamento delle cartelle esattoriali, si spostano in avanti le scadenze dei pagamenti dei mutui, si mettono garanzie pubbliche sui prestiti erogati dalle banche per fornire liquidità alle imprese. Di settimana in settimana, di giorno in giorno, la catastrofe si avvicina.

Per cautela sanitaria, si continua a mettere restrizioni alla popolazione, mentre le vaccinazioni procedono con esasperante lentezza e di "cure" non se ne parla affatto. Ed intanto, ad esempio in alcune zone della Francia, gli ospedali sono in difficoltà, con i reparti di terapia intensiva occupati all'80%: una soglia pericolosissima.

Bisogna riconoscere che anche il cambio di mano in Italia, passando dal governo presieduto da Giuseppe Conte a quello di Mario Draghi, che pure ha proceduto alla sostituzione del vertice della Protezione civile e del Commissario all'emergenza, non ha prodotto ancora alcun cambiamento visibile.

Si continua come prima, con le regioni che cambiano colore di settimana in settimana. Anche sulla somministrazione dei vaccini, nessuna novità se non il divieto di usare un lotto considerato sospetto.

Se i vaccini non arrivano, e non dipende da noi, non si può fare altro che tenere tutto fermo.

Ma questo significa mandare al massacro un intero sistema sociale ed economico: le risorse per gli aiuti pubblici non sono infinite, ed i conti delle imprese saranno catastrofici.

Serve aumentare la pressione mediatica sul numero dei contagi, dei morti e degli ospedali al collasso: solo la paura mitiga la rabbia. Ma nessuno può prevedere ancora per quanto tempo ci si riuscirà.

Quando saranno finiti i risparmi, quando gli stipendi non verranno più pagati e quando le pensioni non verranno più accreditate, la rabbia e la esasperazione saranno incontenibili.

Nessuno che abbia un minimo di cervello si può augurare uno scenario del genere, ma nessuno ha il coraggio di ammettere di avere sbagliato strategia: preferire i vaccini alle cure, usare la epidemia per cambiare modello di sviluppo.

Chi immaginava che un'epidemia pesantissima avrebbe obbligato gli Stati a collaborare, e che avrebbe indotto gli uomini ad una fratellanza universale essendo tutti uniti dalla catastrofe, forse ha fatto male i conti.

Mai come oggi ci sono visibili tante differenze nel mondo occidentale, con alcuni Paesi che dispongono di vaccini e che li usano per i propri cittadini mentre altri Paesi non ne hanno e vanno dritti al fallimento.

In Occidente, vincono Israele, Inghilterra ed USA

La Guerra economica si fa con i Vaccini:

l'Europa ha già perso

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