L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 marzo 2021

Speranza l'uomo che ha proibito di curare l'influenza covid a casa

Speranza e il potere che lo ha messo a quel posto

Maurizio Blondet 25 Marzo 2021

Un ottimo articolo di Davide Rossi su Atlantico. Che se non ha tutte le risposte, almeno pone la domanda giusta: perchè Speranza è inamovibile? Perché Draghi gli fa da subalterno? Perché gli si lasciano distruggere vite umane e l’economia del Paese? Come mai della sua madre “inglese” non si riesce a capire il cognome?
Mistero Speranza, ministro del Lockdown non per caso: dietro di lui un mondo progressista che sogna la “transizione”

 di Davide Rossi,

Da assessore all’urbanistica del Comune di Potenza a ministro della salute. Questa la parabola misteriosa della carriera di Roberto Speranza. Sì, è vero che nel mezzo ha fatto il capogruppo del Pd alla Camera quando era segretario Bersani, ma chi se lo ricordava? Prima di lui, nel Conte I, ministro della salute era Giulia Grillo, Carneade anch’essa, ma almeno è un medico, nel Movimento 5 Stelle si è sempre occupata di tematiche sanitarie e appunto rappresentava, in quel dicastero strategico, l’allora partito più votato d’Italia. Che ad un partito inesistente nel Paese e minuscolo in Parlamento quale è LeU sia stato assegnato un posto di tale importanza è a dir poco strano. Incomprensibile, poi, che sia stato addirittura confermato nel Governo Draghi. Anche l’autorevole Der Spiegel inserisce Speranza, assieme a Conte, in un dossier nel quale denuncia le malefatte, le omissioni e gli insabbiamenti nell’emergenza coronavirus.

Senza scomodare il prestigioso periodico tedesco, ci eravamo accorti anche in Italia che il ministro era a dir poco inadeguato. Niente aggiornamento del piano pandemico, nessun potenziamento dei posti letto ospedalieri, protocollo sanitario anti-Covid che non contempla, in modo letale per tanti pazienti, le fondamentali cure domiciliari. È stato capace solo di chiudere tutto e continua tutt’ora imperterrito. Ecco, sul chiudere tutto e sulle conseguenze sociali ed economiche di tali misure, possiamo trovare qualche solida motivazione della sua nomina alla Salute.

…. non credo alla narrazione per la quale Speranza sia semplicemente la persona sbagliata al posto sbagliato. Altrimenti uno come Draghi – Mattarella o non Mattarella – avrebbe recepito le fondate e logiche richieste di discontinuità che arrivavano forti da pezzi importanti dell’attuale maggioranza. E poi perché Mattarella avrebbe preteso la conferma del ministro? Perché entrambi di “sinistra”? Non scherziamo, se è successo davvero è per altre e ben più sostanziose ragioni. La principale delle quali è che Speranza sia stato messo lì esattamente per fare quello che ha fatto. Perché proprio lui? Abbiamo già visto che viene da una formazione politica numericamente irrilevante, non ha di suo un carisma o una forte personalità, non si è mai occupato di sanità in vita sua. Insomma, apparentemente non c’è una ragione logica per la quale sia stato nominato in quel ruolo e ne sia stato confermato dopo la rovinosa gestione dell’emergenza.

Di passata, ricordiamo solo che la John Hopkins University ha certificato che l’Italia è il Paese al mondo con il più alto numero di morti per Covid per 100.000 abitanti. Un disastro, al quale sarebbe dovuta conseguire una cacciata con ignominia, ed invece ha avuto il premio e sta ancora lì a darci lezioncine in tv.

Ma da che mondo politico viene Roberto Speranza? Sì, dal Pd, ma soprattutto dal sistema di potere di Massimo D’Alema (e Bersani). D’Alema, da tempo fuori dal Parlamento e dal Pd, esercita un’influenza notevole sui governi di cui fa parte la sinistra (cioè, in Italia quasi tutti). Questo potere lo gestisce da presidente della Fondazione ItalianiEuropei, un think tank diventato molto solido e importante all’interno della galassia dei “pensatoi” del mondo progressista europeo. Roberto Speranza è membro del comitato di indirizzo della Fondazione ItalianiEuropei. Addirittura, per diversi anni, D’Alema è stato presidente della Foundation for European Progressive Studies, cioè la fondazione che riunisce tutti i più importanti think tank progressisti europei.

In questo universo politico progressista il lockdown non è solo proposto come l’unico rimedio al virus ma anche come una soluzione moralmente “giusta”. Cioè, l’osservanza cieca delle misure restrittive è segno distintivo di civismo, di amore per gli altri, di superiorità morale (vecchio difetto della sinistra di tutto il mondo). Chi esprime dubbi o dissenso verso le misure liberticide è un incivile, un parvenu e, in fin dei conti, un bieco fascista. Da questo punto di vista, Speranza in Italia ha portato avanti questa impostazione con coerenza e determinazione. La fondazione più importante e più influente di questa galassia europea è la britannica Fabian Society, nella quale D’Alema è di casa. La Fabian prende il nome da Quinto Fabio Massimo, detto il Temporeggiatore. Il fabianesimo, difatti, fin dalla sua fondazione nel 1884, crede nella graduale evoluzione della società, tramite riforme che portino gradualmente appunto al socialismo, a differenza del marxismo che predica un cambiamento rivoluzionario. Ma sempre al socialismo, al collettivismo essa mira. La Fabian è tendenzialmente contraria alla proprietà privata, in particolar modo quella dei piccoli proprietari e piccoli imprenditori.

E qui possiamo tornare in Italia, perché il buon Speranza sarà sì ben ammanicato nel mondo del laburismo anglosassone ma mica fa tutto da solo. Chi è il massimo sostenitore del debito (quello buono, si intende)? Mario Draghi. Lo ha fatto gonfiare da governatore della Bce con il Quantitative Easing per salvare l’euro dal giusto naufragio cui era destinato dal mercato e lo sta facendo, come un Conte qualunque, da presidente del Consiglio. Sta alimentando l’illusione che si possano allentare all’infinito i vincoli di bilancio, facendo finta di non accorgersi che presiede un Paese che è ben sopra il 160 per cento di rapporto debito/Pil, che ha già effettuato oltre 100 miliardi di scostamento e ora si prepara a contabilizzarne altri 20, oltre ai 27 miliardi arrivati dai fondi europei Sure. Il conto di tutto ciò verrà presto presentato agli italiani e Draghi lo sa benissimo. Non dice una parola sull’unica vera soluzione di questo problema: la crescita. Anzi, continua a promettere ulteriori chiusure delle imprese se non faremo i bravi. D’altra parte, glielo impone “l’evidenza scientifica”, che ci può fare lui? Insieme a Speranza è un convinto chiusurista e cultore di tutte le sfumature di rosso. Non ci dice che l’unico modo di salvare il Paese è tornare a vivere e a fare libera economia. Ha messo nel mirino la piccola e media impresa fin dal discorso per la fiducia al suo governo, promettendo che gli aiuti saranno selettivi, cioè solo per quelle imprese che, a suo giudizio, avranno un futuro. Accetto scommesse su quali saranno. Persegue la politica assistenzialista del reddito di cittadinanza, così da far dipendere sempre più i cittadini dallo Stato e non dal proprio lavoro. Vuole la transizione ecologica e tecnologica per “salvare il clima” (Greta docet) ed affossare gli imprenditori “che inquinano”. Dalle sue prime mosse pare gradire il controllo dello Stato sulle vite dei cittadini/sudditi. Sta minando alle fondamenta la proprietà privata con la proroga del blocco degli sfratti, esproprio proletario da gauche caviar, tutto proprio come un bravo fabiano. Sì perché Draghi è un liberal, non un liberale. Lui si definisce socialista liberale, che è un ossimoro ma che lo riconduce dritto alla tradizione del fabiano più importante d’Italia: Carlo Rosselli.


E’ il programma di Schwab



(Nota di MB – Come si vede, il programma che Davide Rossi definisce “fabiano” converge – fino a coincidere – con quello decretato dai miliardari del Forum di Davos:

Agenda 2030: non avrai nulla e sarai felice.

E: “Il capitalismo ha bisogno di un po’ di marxismo per sopravvivere alla quarta rivoluzione industriale?”
Does capitalism need some Marxism to survive the Fourth Industrial Revolution?

“Dose di marxismo” che sarà usata per espropriare la piccola proprietà immobiliare. Come spiegato nell’articolo che segue:

I miliardari sferrano l’attacco alla proprietà privata

Dove si cita l’Economist (dei Rotschild, bibbia del capitalismo ma fabiano quando gli conviene): “La proprietà della casa è il più grande errore di politica economica dell’Occidente. È un’ossessione che mina la crescita, l’equità e la fede pubblica nel capitalismo

A migliore illustrazione dell’articolo qui sopra
Il Bengala ha un protocollo di terapie Covid!
Noi “Tachipirina e vigile attesa”

(il protocollo Speranza) :


Come si vede, il Bengala prescrive Ivermectina (che Speranza ha rteso irreperibile), antibiotico, steroidi, anticoagulanti – ossia gli stessi farmaci suggeriti dal gruppo di medici che curano a casa – e che il ministero Speranza e i media trarttano da criminali da radiare dall’Ordine. Il Bengala dichiara 53 morti di covid per milione di abitanti; l’Italia 1761.

Ecco a chi e a cosa serve Speranza.

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