L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 aprile 2021

380 cavi dove passa il 97% delle comunicazioni non sono difendibili a causa dell’estensione che copre migliaia di chilometri

LA SORVEGLIANZA MILITARE DEL MEDITERRANEO
27 Aprile 2021

Fremm Margottini.

di Giovanni Caprara –

Il fabbisogno energetico occidentale agevola la permanente tensione geopolitica, infatti le risorse del Golfo Persico, in Asia Centrale e nel Mar Caspio, valgono il 70% delle riserve mondiali e per il 35% incidono sulla produzione del gas. La crescente domanda genera anche la difficoltà nel trasporto di queste materie. Ciò è anche la causa indiretta di un disequilibrio politico e strategico sub-regionale, dove la diversità degli interessi economici dei paesi industrializzati, ingenera il rallentamento nello sviluppo di alcuni quadranti con minore capacità produttiva. L’instabilità dell’area si è tradotta nello sviluppo di politiche di potenza volte ai programmi militari, e alleanze correlate fra gli attori statuali per il controllo dei territori e delle risorse naturali. In quest’ultimo caso, le rotte marittime si attestano a ruolo fondamentale nelle dinamiche economiche del Mediterraneo Allargato, in quanto sostengono il flusso principale dell’intero sistema mondiale. Il trasporto via mare delle risorse naturali, per il loro volume, rende strategica la mobilità marittima per l’interdipendenza economica tra gli attori. Le rotte hanno una forte valenza tanto da acuire la vulnerabilità dei canali di sbocco al Mediterraneo ai cambiamenti politici delle Nazioni che li controllano, l’unico accesso che sembra non essere afflitto da variabilità negative nel breve periodo, è Gibilterra. Il controllo delle vie d’acqua è fortemente presidiato dalle marine dei paesi rivieraschi e non, infatti un numero notevole di unità di superficie e sommergibili solcano le acque del Mare Nostrum: gli Stati Uniti sono presenti con la VI° Flotta, alla quale è stata contrapposta la task force russa che, sebbene numericamente inferiore, rappresenta la volontà del Cremlino di recuperare la credibilità dell’apparato di difesa a garanzia degli interessi russi nel Mediterraneo. Il Quinto Squadrone è anche funzionale alla tutela dello sfruttamento del gas naturale cipriota. Le perforazioni in questa area sono state autorizzate all’ENI e alla francese Total, ma la Turchia vorrebbe partecipare senza la concessione del governo di Cipro, e per tal motivo ha inviato navi specializzate, ma la Francia si è opposta ed ha approntato il pattugliamento di quel braccio di mare con le nuove fregate FREMM. Altre unità da guerra sono costantemente in navigazione, fra queste due sommergibili classe Dolphin israeliani dotati di missili nucleari, a monito dei nemici storici della nazione ebraica.
Il Mediterraneo è fondamentale anche per il controllo delle informazioni in funzione dell’ascesa dello spionaggio digitale. Il 90% dei documenti viaggiano in fibra ottica attraverso i cavi sottomarini stesi nelle profondità marine del pianeta, che collegano i paesi di ogni continente, e ad essi sono affidate le informazioni, anche le più sensibili. Pertanto l’accesso a quest’ultime è diventato prioritario per tutte le agenzie d’intelligence, tant’è che i governi investono risorse nella ricerca di tecnologie e metodologie volte ad assicurare l’acquisizione e la selezione dei dati. L’esatta percezione del modus operandi dei centri di comando e controllo, dell’ubicazione dei siti strategici, delle linee di rifornimento, delle comunicazioni e lo stato dell’economia avversaria, sono prioritari nella conduzione della guerra. Una necessità da sempre nota, ma con l’implementazione dei sistemi d’arma e dell’innovazione tecnologica, questa ha acquisito una importanza fondamentale nei processi decisionali dei militari e politici. I dati ottenuti dai siti di rilevamento sono atti a creare una conoscenza strutturata su un determinato evento in tempo reale, definito come “Digital Network Intelligence” la cui architettura ha consentito di identificare elementi sovversivi internazionali, ma anche di spiare le attività di normali cittadini. Nessun governo può porre sotto sorveglianza un abitante della propria nazione senza l’autorizzazione di un giudice, ma laddove quest’ultimo non acconsenta, basta chiedere all’alleato di spiarlo per poi riferire, creando così una sorta di sorveglianza illimitata che travalica i confini giuridici e le leggi statali.


Non solo sonde, ma anche i sommergibili vengono usati a tale scopo, come l’USS Jimmy Carter SSN-23, la terza ed ultima unità “Hunter-Killer” della classe Seawolf a propulsione nucleare. È stato progettato con dispositivi di manovra aggiuntivi montati a poppa ed a prora, per consentirgli di mantenere lo stazionamento su obiettivi selezionati in correnti dispari, come i cavi in ​​fibra ottica sommersi. Inoltre dispone di un modulo speciale denominato “piattaforma multi-missione”. Questa è una sezione a forma di clessidra che consentirebbe di identificare le linee di comunicazione sottomarine ed i dispositivi di ascolto posati sul fondo dell’oceano. Naturalmente anche la Russia ha varato unità sommerse di questo tipo, come l’AS-12 Losharik. Il 2 luglio 2019, a bordo di questo sommergibile si è sviluppato un incendio nel locale batterie, che ha causato la morte di 14 marinai. Ufficialmente è una unità di ricerca inquadrata nel GUGI, o Glavnoe Upravlenie Glubokovodnik Isspledovanii, cioè Primo Direttorato delle Ricerche Abissali. Il piccolo AS-12 viene traghettato, e poi sorvegliato, nella zona operazioni da sommergibili più grandi come il BS-64 Podmoskoviye, un SLBM classe Delta IV modificato per ricavare una sorta di hangar in modo da trasportare unità più piccole sul dorso. In realtà l’AS-12 è usato per l’intercettazione Sigint dei segnali nei cavi a fibra ottica sottomarini per le comunicazioni intercontinentali, che potrebbe anche sabotare con apposite braccia meccaniche. Ciò provocherebbe un danno incalcolabile all’economia mondiale, perché i 380 cavi dove passa il 97% delle comunicazioni non sono difendibili a causa dell’estensione che copre migliaia di chilometri.
La Marina Militare italiana, nell’ambito del programma pluriennale di ammodernamento e potenziamento delle infrastrutture nazionali, ha implementato la Rete radar costiera, RRC, e la Centrale di Sorveglianza Marittima Associata, CSMA. Questa è la piattaforma per la cosiddetta Consapevolezza della Situazione Marittima che permette il controllo di tutte le attività navali in corso nel Mediterraneo. I radar di nuova generazione, prodotti da Finmeccanica, hanno la peculiarità di poter agganciare l’obiettivo Over the Horizon, ossia individuare oggetti ostili oltre l’orizzonte ottico, BVR, ed inoltre sono dotati di un sensore di scoperta a compressione digitale d’impulsi con capacità ISAR, Inverse Synthetic Aperture Radar. L’ammodernamento della Rete radar costiera risponde alle necessità funzionali atte ad incrementare la capacità di protezione e sorveglianza dei traffici mercantili; il controllo dei flussi migratori via mare; la lotta ai traffici illeciti quali narcotraffico, d’armi e di esseri umani; la vigilanza sulla pesca; la ricerca ed il soccorso; il controllo dell’inquinamento marino, e alla necessità strategica di aumentare e migliorare la capacità alle azioni di contrasto a qualsiasi tipo di minaccia, comprese quelle asimmetriche poste in essere da organizzazioni terroristiche internazionali. La stazione radar di Lampedusa aumenterà l’area di sorveglianza fino a 100 miglia nautiche dalla costa. I dati raccolti sono riportati alle due centrali di controllo della Rete di Taranto ed Augusta, che trasmettono la situazione reale al sistema di supporto del comando della Marina Militare, il Marittime Command and Control Information System – MCCIS, ed al Comando in Capo della Squadra Navale, CINCNAV. Oltre ai dati forniti dalle diverse stazioni della Rete radar costiera, alla potenziata Centrale operativa di Sorveglianza Marittima convergeranno le informazioni raccolte dal Centro virtuale regionale del traffico marittimo V‐RMTC, che provvederà allo scambio di informazioni con i paesi Nato e della sponda Sud del Mediterraneo. Le unità di superficie in navigazione ed i velivoli da pattugliamento delle Forze Armate, saranno la proiezione in profondità della rete di sorveglianza che si interfaccia con le strutture del Project Team MARSUR, WG1 o Maritime Surveillance Networking. Questi è il programma dell’European Defence Agency con le Marine militari di Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia, la cui finalità è individuare una soluzione comune per lo scambio d’informazioni in materia di sorveglianza marittima. A Cala di Ponente, nell’isola di Lampedusa, al comando della 134ma Squadriglia Radar Remota dell’Aeronautica italiana, in una torre di alloggiamento è operativo il Fixed Air Defence Radar, FADR, RAT31-DL, per la sorveglianza aerea a lunga portata e l’implementazione della rete operativa integrata nella catena di comando, controllo, comunicazione ed intelligence dell’Alleanza Atlantica. Questo tipo di radar è dislocato sul tutto il territorio italiano ed è funzionale alla domanda della difesa per la scoperta ed il tracciamento di velivoli e missili, infatti è in grado di svolgere diverse funzioni come il contrasto ai missili anti-radiazione ed alle contromisure elettroniche, questo perchè Fixed Air Defence Radar opera in banda D con una portata sino a 470 km di distanza e 30 km in altezza. La potenza media irradiante è di 2,5 kW con una irradiazione pari a 84 kW.


L’antenna opera in una frequenza compresa tra 1,2 e 1,4 GHz, all’interno dello spettro delle cosiddette “microonde”. In Italia il FADR consentirà di scoprire ed inseguire anche i missili balistici per riportarne poi la rotta agli altri punti di controllo nazionali e della Nato, in particolare i dati raccolti dai radar in caso di minaccia ICBM vengono distribuiti ed elaborati dall’11mo Gruppo DAMI, Difesa Aerea Missilistica Integrata, di Poggio Renatico (Ferrara) ed il 22mo Gruppo Radar di Licola (Napoli), i quali hanno poi il compito di guidare gli assetti della Difesa Aerea. Il FADR può essere controllato anche da remoto e la configurazione meccanica con cui è stato disegnato ne consente la facilità di assemblaggio e smontaggio nei campi di battaglia, inoltre, agevola la difesa aerea alla tecnologia Wi-MAX, Worldwide Interoperability for Microwave Access, con accesso internet ad alta velocità in modalità wireless.
Il potenziale energetico del Mediterraneo è la chiave di lettura per meglio comprendere i nuovi equilibri politici che sono in costante evoluzione, anche a causa dell’influenza cinese con la Nuova Via della Seta. I meccanismi regionali sono regolati dalla capacità di controllo del territorio, dove risulta essenziale sia la componente militare e l’evoluzione dell’intelligence, quanto stringere nuovi partenariati in materia economica.

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