L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 1 aprile 2021

Covid, l’Africa rivela la mistificazione

1 aprile 2021

Quello che una volta si chiamava il continente nero fornisce la prova delle mistificazioni pandemiche, ma anche della tracotanza di una scienza che surrettiziamente vuol far credere all’uomo della strada di essere onnipotente, che in realtà procede a tentoni, incapace di dare quelle risposte che fa credere di avere, trascinata brutalmente com’è dal denaro. Quando il 14 febbraio del 2020 fu segnalato il primo caso di Covid in Egitto subito si pensò che ci si sarebbe trovati di fronte a un disastro da Covid tanto che l’Oms mise quattro paesi sub-sahariani in una lista “Top 13” di pericolo globale a causa dei collegamenti aerei diretti con la Cina, cosa che detto per inciso disturbava molto Washington. Scrivendo per The Lancet, due scienziati dell’Africa Center for Disease Control hanno delinearono una catastrofe: “Senza cure né vaccini e senza un’immunità preesistente, l’effetto del Covid 19 potrebbe essere devastante a causa delle molteplici sfide sanitarie che il continente deve già affrontare: rapida crescita della popolazione, aumento dei movimenti di persone; malattie endemiche esistenti, patogeni infettivi riemergenti ed emergenti e aumento dell’incidenza delle malattie non trasmissibili”

Molti esperti annunciavano il peggio e prevedevano che l’Africa avrebbe potuto trasformarsi in una spirale di morte. “Il mio consiglio per l’Africa è di prepararci al peggio e dobbiamo fare tutto il possibile per eliminare il problema alla radice”, avvertì nel marzo 2020 Tedros Adhanom Ghebreyesus, il direttore generale dell’Oms, che fece una previsione secondo la quale entro la primavera 44 milioni di africani sarebbero morti mentre la Banca Mondiale pubblicava una mappa del continente colorata di rosso sangue, avvertendo che il peggio stava arrivando. Tutto questo pareva avere un qualche senso visto che la popolazione africana rappresenta il 63 % della povertà estrema, nel mondo, che vive in mezzo alle guerre e ai regimi imposti dall’occidente per favorire la rapina di risorse e di certo non gode di eccellenti presidi sanitari. Ma il disastro preannunciato e immesso nella narrazione angosciosa non è mai arrivato e anzi l’Africa è emersa come il continente di gran lunga meno colpito con 4 milioni di casi e 107 mila morti presunti (su 1 miliardo e 350 milioni di persone) quasi tutti concentrati nella parte settentrionale del continente. Siamo tra lo 0,5 e i 25 morti per milione: in Italia anche prendendo la cifra più altra avremmo dovuto avere al massimo 1500 morti. E questo con la percentuale di gran lunga più bassa di vaccinazioni e con confinamenti ridotti al minimo. Per fare un paragone l’Europa ha 39 milioni di casi con assai meno della metà della popolazione

Parrebbe un mistero. Potremmo pensare che le popolazioni nere abbiano per qualche ragione genetica, una resistenza maggiore al coronavirus, ma così non è perché altrove come per esempio in Usa sono invece tra quelle più colpite anche a causa della situazione socioeconomica in cui vivono: “è davvero sbalorditivo vedere – ha detto Maarit Tiirikainen, una ricercatrice in campo bioinformatico – come l’Africa stia andando così bene, mentre negli Stati Uniti e nel Regno Unito, le persone di discendenza africana stanno andando così male”. Potremmo anche dire che l’età media degli africani, meno della metà di quella degli europei o comunque dei Paesi sviluppati, potrebbe avere un ruolo nella rarità dei decessi, ma per esempio il Giappone che ha la popolazione più anziana del mondo è una di quelle aree che ha avuto pochissime vittime anche in presenza di confinamenti ridotti veramente al minimo. Qualcuno ha persino tirato fuori il fattore climatico favorevole dimenticando che esso non ha favorito per nulla altre aree tropicali come quelle del Sud America. Insomma il fenomeno Africa rimane inspiegato, anche se alcuni dementi si ostinano a cercare le più stravaganti e grottesche spiegazioni chiamando persino in causa quel po’ di geni che abbiamo ereditato dai Neanderthal e che ci farebbero più sensibili al covid, cosa che anche evolutivamente appare una solenne stronzata. Insomma qualsiasi elucubrazione, anche la più bizzarra e ridicola va bene pur di evitare di prendere in esame la possibilità più concreta, ovvero che proprio la scarsa organizzazione sanitaria dell’Africa, spesso divisa non solo fra Paesi, ma anche tra molte diverse organizzazioni non ha permesso il massiccio e truffaldino trasferimento delle normali patologie al Covid come è successo in occidente dove sono miracolosamente scomparse da un giorno all’altro tutte le altre affezioni virali e dell’apparato respiratorio che affliggono l’umanità da millenni. .

Potremmo domandarci perché il minor numero di casi in assoluto nel continente, come accertato da organismi internazionali, si siano verificati proprio nei Paesi cone Tanzania e Burundi che si sono rifiutati di imporre segregazioni e mascherine e i cui presidenti sono misteriosamente morti dopo aver abiurato alla fede pandemica. In generale vediamo che l’Africa che si affaccia sul Mediterraneo, nella quale la sanità è più organizzata e spesso con referenti nell’Europa occidentale, ha molti più casi e più morti.

Chi è davvero il virus?

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