L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 aprile 2021

e questa volta era un missile di contraerea

Missile antiaereo siriano esplode vicino alla centrale nucleare di Dimona

27 aprile 2021
in News


Nella notte tra mercoledì e giovedì un missile antiaereo siriano è esploso nel sud di Israele, nei pressi di Dimona, sede della centrale nucleare Shimon Peres. Dalle prime indagini sono stati identificati i resti di un SA-5 lanciato contro un jet delle Forze aeree israeliane in missione di pattugliamento. L’ordigno avrebbe mancato l’obiettivo e sarebbe caduto, dopo un volo di oltre 200 km, nelle vicinanze del villaggio beduino di Abu Qrenat, nel Negev occidentale.

La Difesa israeliana ritiene che il missile non sarebbe stato comunque lanciato allo scopo di colpire Dimona, né, tantomeno, il reattore nucleare Shimon Peres. L’esplosione è stata comunque udita a Gerusalemme e Modiin e i frammenti ritrovati nel consiglio regionale di Ramat Neveg sono stati localizzati in un raggio di diverse miglia, fino ad Ashalim, un piccolo insediamento ad ovest dell’autostrada 40 dove alcune schegge hanno raggiunto il cortile di un’abitazione senza però causare danni.

Immediata la risposta israeliana: la Forza di Difesa dello Stato ebraico (IDF) ha confermato di aver attaccato le batterie missilistiche responsabili del lancio, così come altri obiettivi militari siriani. Confermando la notizia, l’agenzia di stampa SANA ha riferito che quattro soldati sono rimasti feriti vicino a Damasco e che la Difesa Aerea siriana ha intercettato “la maggior parte dei missili nemici” lanciati dalle alture del Golan.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ong con sede a Londra vicina ai ribelli siriani), nell’attacco ad una base aerea non distante dalla capitale sarebbe anche rimasto ucciso un ufficiale dell’esercito governativo. Fonti anonime avrebbero, infine, parlato di obiettivi colpiti nei pressi di Dumair, a circa 40 km (25 miglia) a nord-est di Damasco, in un’area già attaccata in passato perchè sede delle milizie sciite sostenute da Teheran.


Sentito dall’agenzia di stampa Reuter, l’ingegnere israeliano Uzi Rubin, considerato uno dei massimi esperti di sistemi missilistici in Medio Oriente, ritiene che le probabilità che un missile antiaereo siriano superi il suo obiettivo e voli per oltre 200 chilometri è “coerente con le caratteristiche” di un SA-5. Rubin afferma che “la traiettoria di un missile antiaereo vagante lungo una discesa involontaria è molto difficile da tracciare”, ma “se adeguatamente configurati, i sistemi di difesa aerea israeliani sono in teoria in grado di effettuare una tale intercettazione, anche se al limite delle loro capacità”.

Se i siriani avessero voluto attaccare la centrale atomica di Dimona, avrebbero, comunque, potuto farlo con armi più potenti, come i missili balistici presenti nel loro arsenale.

Nelle scorse settimane, i media israeliani avevano divulgato la notizia di un possibile attacco missilistico, o con l’uso di droni a lungo raggio (come quelli sferrati dai ribelli yemeniti appoggiati dall’Iran). Per contrastare la minaccia, IDF aveva rafforzato i sistemi di difesa aerea posizionati nell’area di Dimona e nel porto di Eilat, sul Mar Rosso. In relazione al missile caduto nel Negev occidentale, il quotidiano ultra conservatore iraniano Kayhan ha pubblicato un articolo a firma dell’analista Sadollah Zarei, uomo vicino ai Pasdaran, dove si suggerisce un attacco all’impianto israeliano di Dimona come ritorsione per quanto accaduto a Natanz.

In Israele, il presidente di Yisrael Beiteinu, ex Ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, ha invitato la Commissione per gli affari esteri e la difesa della Knesset a rivedere le misure di sicurezza per una possibile escalation con la Siria o l’Iran. In relazione alla situazione interna, su Twitter ha affermato che “stiamo assistendo alla paralisi del governo e all’erosione della forza deterrente israeliana”, un colpo al premier Netanyahu che parte dell’opinione pubblica ritiene troppo impegnato a risolvere i suoi problemi personali.

Nella notte tra il 7 e l’8 aprile aprile, Israele aveva effettuato un attacco missilistico contro installazioni Hezbollah site nei pressi di Damasco e nei sobborghi a sud della capitale, uccidendo almeno tre combattenti filo-iraniani. Pubblicata dal quotidiano The Times of Israel, la notizia precisa che l’operazione aveva preso di mira un deposito di armi presidiato dal movimento sciita libanese, distruggendo totalmente la struttura. (IT Log Defence)

Foto Then24.com e SANA

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