L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 aprile 2021

E' risaputo che Washington stia bramando e tramando per portare l'Ucraina nell'orbita della Nato ed accerchiare una volta per tutte la Russia

UCRAINA. TENSIONE ALLE STELLE FRA GLI USA E LA RUSSIA, CHE AMMASSA TRUPPE AL CONFINE

2 Aprile 2021


di Guido Keller –

Non si è ancora sopito il conflitto del Donbass, costato già 14mila morti, ma mentre l’Osce continua a denunciare le ripetute violazioni del cessate-il-fuoco, oggi è l’intero paese ad essere al centro delle beghe fra l’occidente, leggasi pure gli Usa di Joe Biden, e la Russia.
Che nel Donbsas continuino a combattere contro i regolari i ribelli locali coadiuvati da mercenari russi è risaputo, come anche non è un mistero il fatto che Washington stia bramando di portare l’Ucraina nell’orbita della Nato ed accerchiare una volta per tutte la Russia.
In questi giorni tra Kiev e Washington è stato un susseguirsi di telefonate a vari livelli, compresa quella del ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba con il segretario di Stato Antony Blinken, ed il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accusato la Russia di ammassare truppe al confine. Preoccupazione per “la recente impennata delle azioni aggressive e delle provocazioni russe in Ucraina orientale” sono state espresse dagli uffici della Casa Bianca, per cui il capo dello Stato maggiore congiunto Usa Mark Milley si è sentito col numero uno delle forze armate russe Valery Gerasimov al fine di prevenire un’escalation.
Il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha ricordato che “una guerra nel Donbass si tirerebbe dietro la distruzione del paese”, ed il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha fatto sapere che in caso di dispiegamento di forze statunitensi in Ucraina verranno introdotte misure per garantire la sicurezza della Russia. Peskov ha sottolineato che “La Russia non minaccia nessuno, e non ha mai minacciato nessuno”, ma ha aggiunto che “la Russia sposta le sue truppe come meglio crede”.

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